L’iPad e il futuro del giornalismo

Federica Cocco 16 maggio 2011 5

Hanno dai 30 ai 50 anni. Sono uomini, colti, professionisti, laureati. Occidentali. In poche parole, sono privilegiati. Hanno un’altra cosa in comune: possiedono un iPad.

Secondo una ricerca di Mytype questo è il profilo dei tipici utenti iPad, una nuova specie di lettore e consumatore di notizie, e una nuova sfida per l’industria giornalistica. Pare infatti che questa specie sia destinata a crescere, e quasi tutti gli esperti concordano nel ritenere che l’era del tablet sia cominciata.

Sono definiti “l’élite egoista”, proprio per la loro posizione privilegiata. È quindi lecito chiedersi: il giornalismo dovrebbe trasformarsi per servire quest’élite? La verità dei fatti non è forse per tutti? Può l'iPad salvare un’intera industria?

Eppure, all’ultima edizione di South by Southwest, la conferenza che ogni anno ha luogo ad Austin, in Texas – dove delegati da tutto il mondo si riuniscono per aggiornarsi sulle novità più importanti dell’industria tecnologica e mediatica – il consenso era unanime. La Silicon Valley ha parlato chiaro: l’iPad e le app rappresentano il futuro. O quasi.

iPad Project

Durante un dibattito pubblico sul tema, un membro della platea ha chiesto se le app avrebbero re-inventato il giornalismo. Aaron Pilhofer del New York Times ha risposto immediatamente: “Oh Dio, spero di no”. Pilhofer è ideatore di Hacks/hackers, un gruppo di giornalisti e sviluppatori che si riunisce regolarmente per attuare un brainstorming sulle nuove frontiere dell’industria. Nel suo ruolo di editor delle news interattive per il New York Times, Pilhofer è dell’opinione che il web abbia ancora molte risorse da sfruttare, e il passaggio a un consumo delle notizie su iPad è forse prematuro. Senza contare che, al momento, il costo dell’iPad, sia per l’utente che per la casa editrice – dal punto di vista dello sviluppo dell’applicazione – è ancora piuttosto proibitivo (e chi lo sa meglio di noi?).

L’industria giornalistica ha così tanto sofferto della crisi finanziaria, che oggi si trova guidata da imprenditori interessati quasi solo esclusivamente al profitto più che alla qualità dei contenuti. Stiamo passando attraverso una fase simile a quella dell’industria musicale e automobilistica, e in momenti di crisi, è facile cadere nella tentazione di volere trovare un salvatore a tutti i costi (i social network? Facebook? Twitter?).

Ovviamente, tentar non nuoce. E infatti c’è chi ce la sta mettendo tutta, a cominciare da Murdoch. Sotto diversi aspetti, The Daily, la news app lanciata questo febbraio da News Corporation, è molto simile a una rivista cartacea. Manca un sistema di ricerca, non vi sono hyperlink, la user experience (UX) è strettamente bidimensionale, non è neanche possibile zoomare su di un’immagine. Vi sono alcuni elementi multimediali e c’è da contare che si tratta della prima “vera” rivista per iPad, ma nonostante tutto i risultati sono molto deludenti. The Daily conta attualmente appena 15 mila iscritti, su 15 milioni possessori di iPad: ben pochi, specie se i rumor che quantificano in 100 milioni di dollari i costi sostenuti da Murdoch per la creazione di The Daily risultassero essere veritieri.

The Atavist ha cercato di intraprendere un sentiero diverso. Ideata da giornalisti amanti delle lunghe inchieste, quest’app arricchisce con video, fotografie e geotagging i loro articoli, che si dipanano per diverse pagine. Da quando è stato lanciato a gennaio, The Atavist ha pubblicato solo tre inchieste, alla modica cifra di $3 per pezzo. Non è un cattivo inizio, ma per il momento è difficile che il suo formato venga applicato da molti concorrenti.

L’universo digitale offre sicuramente tante risposte, ma al momento poche possono essere monetizzate e non è pratico focalizzarsi solo su una. I pubblicitari hanno gradualmente abbassato il valore degli annunci sul web, nonostante a livello mondiale ci siano ormai 2 miliardi di utenti. Che competizione può offrire il misero pubblico iPad, composto per ora da appena 15 milioni di utenti?

Concentrarsi sul giornalismo per iPad diventa ancora più assurdo se si pensa alla velocità e alla frequenza con cui il progresso tecnologico sforna nuovi strumenti per fare giornalismo. Se fino a ora la battaglia è stata tra il giornalismo “cartaceo” e il web, e adesso è tra il web e il giornalismo delle app, che forniscono un esperienza più immersiva e interattiva, chi può garantire che presto non sorga un altro… player?

Secondo William Gibson il futuro è già arrivato, solo che non è distribuito uniformemente, e il giornalismo ha le sue fondamenta proprio su una portata uniforme e democratica. Basti pensare a One Laptop per Child, il celebre progetto ideato da Nicholas Negroponte volto a donare laptop a quei bambini che vivono sotto la soglia della povertà, dandogli la chiave dell’universo dell’informazione online. Che probabilità abbiamo, vista l’inevitabile ridondanza del laptop, che quest’iniziativa si trasformi in One iPad per Child?

Questo pezzo è estratto da Players 03, che potete scaricare dal nostro Archivio.

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  • http://www.archeologiavideoludica.net Peppe “Prof. Jones” Scaletta

     Ma vedi Federica, a parte il “laureato” rientro nella descrizione ad apertura del tuo articolo. Leggo riviste e libri su iPad? Sì, ma quanto sono disposto a pagare per farlo? Il problema potrebbe stare nel definire il target dei tablet non per l’argomento trattato, bensì nel delineare “quanti leggono robe cartacee e sono contemporaneamente propensi all’utilizzo del tablet”, perché là si gioca il mercato.
    Ad esempio, io consulto maggiormente il web tramite feeds, chi me lo fa fare, tornare ad una rivista “cartacea” (o al suo modello simil-pdf, perlomeno) per fruire dei contenuti? Allo stato attuale la dicotomia web/pdf è ancora troppo accentuata e mancano diffusi, reali, concreti meta-magazines a metà fra il pdf ed il web.
    I contenuti ci sarebbero già ;)

    • http://www.parliamodivideogiochi.it Tommaso De Benetti

       Peppe, hai provato ad esempio Atomix Magazine? Ho parlato del primo numero su Parliamo di Videogiochi: http://www.parliamodivideogiochi.it/2011/04/27/pdv/opinione/atomix-magazine-il-primo-magazine-per-ipad-che-meh/

      • http://www.archeologiavideoludica.net Peppe “Prof. Jones” Scaletta

        Sì Tommaso, avevo visto ma non l’ho mai nemmeno voluto provare perché nelle varie review ho letto pareri non esaltanti e risultati modesti. Forse mi sbaglio?A questo punto mi hai fatto venire il dubbio :)

        • http://www.parliamodivideogiochi.it Tommaso De Benetti

          Mah guarda, a 79 cents direi che puoi fare anche un test personale ;) E’ appena uscito il secondo numero, l’ho preso ma devo ancora leggerlo, magari parti da quello perchè mi sembra più ricco. 

          • http://www.archeologiavideoludica.net Peppe “Prof. Jones” Scaletta

            Grazie, lo farò. E ti farò sapere ;)