L’editoria, soprattutto quella italiana, non attraversa un periodo florido (ad esser sinceri è oltre un lustro che questo periodo florido pare sia in vacanza), ancora più dura è la situazione per quanto riguarda l’editoria a fumetti, ragion per cui i maggiori eventi del settore hanno sempre due lati della medaglia: quello di chi aspetta le nuove uscite delle varie case editrici, e quello del detrattore di turno, pronto a criticare questo o quell’aspetto organizzativo che hanno portato al fiasco dell’evento.
Non è il caso di Lucca Comics & Games, terzo evento per importanza all’interno del panorama mondiale (dopo Angouleme e San Diego) capace di attirare ogni anno oltre centomila visitatori e autori da ogni parte del globo, ma c’è, nonostante il premio “contentino” un terzo aspetto della medaglia che pochi ricordano di citare: le autoproduzioni.
È pur vero però che durante questa edizione (ma, andando a memoria, anche in quella passata) i migliori volumi, etichettabili all’interno della categoria, li si trovava in stand all’interno dell’area PRO (con una self-area che risulta ormai quanto più fuori luogo che altro, se non per la differenza che economica che separa il costo dello stand in uno o nell’altro settore).
Durante questa edizione ho portato a casa quattro volumi “autoprodotti” che avessero quel qualcosa in più della solita fanzine, sto parlando di A Season in Hell, realizzato e prodotto dal Mantis Studio (loro sono: Leonardo Colapietro, Valentina Marucci, Andrea Michelsanti, Marco Pagnotta e Massimiliano Veltri e potete trovarli su facebook o all’indirizzo mantistudio.blogspot.com), che ha realizzato due storie brevi (il volume si compone di 48 pagine, a colori e per un’autoproduzione non è cosa da poco) ricorrendo al tema del viaggio e dell’insolito (il titolo si rifà all’omonima opera di Rimbaud) per raccontare poi quelle che invece sono paure ancestrali e tabù dell’uomo comune: da un lato il camionista Bill ossessionato dalle donne, dall’altro l’investigatore costretto ad affrontare temi e verità immensamente più grandi di lui.
Altro volume, altro giro, FUCKland (aggiungo per i benpensanti che sta per FUrry Cute Kitten Land) del Michael Kane Studio (loro, che non hanno certo bisogno di presentazione alcuna, sono Gabriele dell’Otto, Werther dell’Edera, Antonio Fuso, Giorgio Pontrelli e Stefano Simeone). Cinque storie, che in realtà potrebbero essere una soltanto inquadrata da punti di vista differenti, tutte ambientate su quello squallido e malsano posto che è l’isola di FUCKland, dove la criminalità è all’ordine del giorno e la violenza non è mai troppa (cito la geniale battuta d’apertura: «O la vita o la borsa e la vita» giusto per farvi cogliere quello che è il tono del volume) e così vi capita di incontrare un trio di killer con la passione per la musica (e uno di loro è uno scimpanze la cui batteria si trasforma in carro armato), Eyeman, il supereroe dal bulbo oculare gigante e molto altro. A completare l’opera l’introduzione di Brian ‘100 Bullets’ Azzarello. Ah ovviamente anche loro potete trovarli sia su facebook che all’indirizzo michaelkanestudio.blogspot.com)
L’associazione culturale Crazy Camper (per maggiori info vi rimando al blog bainju.blogspot.com) si è presentata all’annuale appuntamento lucchese con il secondo volume delle avventure di Bren Gattonero, figli della stessa follia (insieme ad altri volumi, che consiglio di recuperare). Ritroviamo il cacciatore di streghe, demoni, eretici e qualsiasi altra cosa abbia più di due braccia e l’alito pestilenziale, più o meno dove lo avevamo lasciato alla fine del primo volume, accompagnato ancora una volta dal fido monaco lafkadiano Adso, dalla giovane Magritta e dal maiale Gelsomina. Creato da Tommaso De Stefanis, per l’occasione è stato affiancato ai testi da Antonio Solinas, Marco Furlotti e Marco ‘Daeron’ Ventura, mentre alle matite un manipolo di promettenti esordienti (Simone Garizio, Daniele Magrì, Mario Del Pennino, Federico Bertoni, Tazio Bettin, Simone Ragazzoni, Guido Occhipinti, Andrea Strarosti, Enrico Montalbani) guidati dal non più esordiente Andrea Gadaldi (che, come recita la sua biografia, non ha niente a che vedere con l’omonimo calciatore). Dieci storie cariche di humor nero, avventura, fantasy e azione.
A chiudere il quartetto delle autoproduzioni lucchesi, Il colore del grano, realizzato da Francesca Follini (che con il Centro Fumetto Andrea Pazienza ha realizzato la trilogia a fumetti Progetto Uranus e di prossima uscita, per la Dargaud, l’adattamento del film Les guerres des butouns). Sì, anche lei ha un blog francescafollini.blogspot.com dove non posta molto spesso e quando lo fa si lamenta molto, sia del più che del meno. Liberamento ispirato al ventunesimo capitolo de Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry prende in un certo senso le distanze dal romanzo per concentrarsi maggiormente sul lato emotivo e sul senso dell’abbandono che si può provare quando una relazione si interrompe, magari bruscamente (per non dire forzatamente).
















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