Quindici serie meglio di Lost – 3 – Friday Night Lights

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Usciti dalle strade oscure di Twin Peaks, ci spostiamo in un’altra cittadina americana scossa da un evento traumatico, in Friday Night Lights.

Dillon è una cittadina nel cuore del Texas, un piccolo centro di un centinaio di migliaia di persone, che concentra la propria esistenza attorno ad una serie di piccoli business locali e una religione: il football. Non l’NFL, ma il football liceale. Dillon High, la scuola superiore della cittadina, è tradizionalmente una delle più forti dello stato, e nell’anno in cui cominciamo a seguire il loro team, i Panthers, sembra che tutti gli elementi siano pronti per portare la squadra a vincere il campionato statale. Il quarterback della squadra, Jason Street, è uno dei migliori giocatori della sua generazione, già nel mirino di molte squadre professioniste. E la squadra ha un nuovo allenatore capo, coach Taylor, molto stimato ma secondo alcuni ancora inesperto. La prima partita della stagione ci permette di conoscere i personaggi più importanti che girano attorno ai Panther, dalle cheerleader ai giocatori, passando per le loro famiglie ai fan più accaniti. C’è un’atmosfera elettrica, che riempie i giocatori adolescenti di energia e paure. Sono la linfa vitale di Dillon: il successo della squadra influenza l’umore dei cittadini e anche il successo dell’economia locale, e loro lo sanno. Il calcio d’inizio sembra confermare che i Panthers quest’anno saranno una squadra ai confini dell’imbattibile. Fino a che, in uno scontro fortuito, Jason Street si schianta contro un avversario. Non si rialza sul campo. Quando si risveglia, scopre di essere paralizzato dalla vita in giù. I suoi sogni sono distrutti, e così le aspettative di Dillon tutta. Coach Taylor, immediatamente odiato per il semplice fatto di aver preso in mano la squadra nel momento sbagliato, deve capire come rimettere in piedi i Panthers senza la loro star. E tutti coloro che vivono attorno alla squadra e Jason devono mettere in discussione il loro presente e il proprio futuro.

Friday Night Lights nasce dalla mente di Peter Berg, stretto collaboratore di Michael Mann e oggi potente regista Hollywoodiano, che qualche anno prima aveva portato la stessa storia al cinema, adattando l’omonimo romanzo scritto da suo cugino, H.G. Bissinger, ispirato alla vera cittadina di Odessa, in Texas, dove il football americano è una vera religione. Il film è molto buono, racconta lo sport spogliandolo dal glamour, un po’ come Blue Chips o Hoosiers. Era la prima dimostrazione dell’efficacia dello stile di Berg, fatto di recitazione e fotografia naturalistica, grande attenzione a momenti spettacolari e un tono spesso melanconico, sottolineato da una colonna sonora ricca d’atmosfera, a cura del gruppo post-rock Explosions in the Sky. Una miscela piuttosto strana, che ha innervosito gli executive della NBC, e che non ha mai raggiunto i favori del grande pubblico. Nonostante questo, Friday Night Lights ha conquistato la critica e un piccolo gruppo di fan molto appassionati. Grazie alla passione dei sostenitori e alla capacità dei produttori di continuare ad andare avanti con un budget ridotto, è riuscita a rimanere in onda per cinque ottime stagioni

Questa è una serie drammatica nel senso più puro del termine: nonostante le scene sportive abbiano spesso un forte impatto, i diversi episodi si concentrano sulle vicissitudini dei protagonisti, il loro quotidiano, le relazioni tra loro e il loro progresso di fronte alle ambizioni da cui sono spinti. Lo stile con cui Peter Berg ha deciso di girare la serie mette a fuoco gli attori sopra a tutto il resto. È fatto di primissimi piani girati con la camera a mano, uno stile quasi documentaristico, che sottolinea l’incertezza del quotidiano di personaggi che appaiono spesso sfatti, senza trucco. Gli attori sono stati incoraggiati a scegliere i dettagli dei loro dialoghi e i movimenti dei loro personaggi in ogni scena. Il risultato è che nello schermo sembra di vedere persone vere. E attori straordinari. Kyle Chandler, in primo luogo: l’attore che interpreta coach Taylor è il prototipo d’uomo più solido, maturo e consapevole del mondo in cui vive che si sia visto su qualunque tipo di schermo. Riesce a trasmettere autorità e generosità con eguale intensità, è straordinariamente autonomo ma allo stesso tempo dimostra una capacità infinita di empatia per il prossimo. Se il Presidente Bartlett (in The West Wing, serie di cui parleremo presto) è il prototipo di quello che un capo di stato dovrebbe essere, Eric Taylor è il prototipo di come un uomo dovrebbe comportarsi. Ed è la sua famiglia, grazie all’ottima interpretazione di Connie Britton, che interpreta sua moglie Tammy, a fornire il cuore pulsante della serie. Perché Friday Night Lights è una serie che parla di famiglia, amicizia e sport, senza nessun particolare spunto di originalità, ma con grandissima classe. Il potenziale perché diventasse straordinariamente banale era infinito. Lo steso Chandler ha quasi rifiutato di partecipare per la paura di prendere parte a una versione texana di Beverly Hills 90210. Ma la serie riesce a andare molto oltre la solita rappresentazione del mondo liceale.

Il segreto di questo equilibrio sta nella scelta del posto in cui prende vita la serie. Dillon è una cittadina poco seducente. È un buco polveroso costellato di strip club, benzinai, pub e ristoranti mediocri. E nonostante molti dei giocatori dei Panthers siano ipnotizzati dalle luci scintillanti dell’NFL, noi non andiamo quasi mai fuori da Dillon. Vediamo la realtà dello sport fuori dalla frenesia del mondo dei professionisti. Viviamo i momenti meno spettacolari, e vediamo il modo in cui i giocatori devono convivere con la realtà al di fuori dal campo. C’è chi ha problemi con l’alcol; chi deve badare a sua nonna, ai confini dell’arteriosclerosi; chi scopre che suo padre ha tradito sua madre e vede la sua famiglia spezzarsi a metà. La serie alterna la sua prospettiva tra adolescenti che capiscono che il sogno americano è molto diverso da come raccontano le favole con cui sono cresciuti, altri coetanei che non hanno mai pensato di poter considerare di vivere un sogno, e adulti che non smettono mai di cercare di capire cosa significa essere adulti. L’occhio di Berg e degli altri autori è al contempo generoso e clinico. Guarda ai suoi personaggi con grande affetto, ma non cerca di giustificarli quando fanno qualcosa di orribile. Il lato oscuro delle cose non è mai qualcosa di cui vergognarsi, è qualcosa da cui imparare per superarlo.

Friday Night Lights è una serie che celebra la costante lotta dell’andare oltre gli ostacoli che il quotidiano ci presenta. il modo in cui l’ambiente determina le proprie ambizioni e le proprie possibilità, e il modo in cui lo sport permette di mettere a fuoco il proprio rapporto con il mondo, allenare la fibra di una persona, mettere alla prova il proprio carattere di fronte ad una sfida leale, dove l’avversario non ha nessuna intenzione di perdere. È sotto quest’ottica che la storia di Jason Street assume centralità nella serie. Nonostante il suo infortunio gli impedisca di diventare il campione che sarebbe potuto essere, e di costruire una vita attorno ad una carriera che prometteva guadagni stratosferici, è la stessa determinazione che gli ha permesso di eccellere sul campo che gli dà la forza di costruirsi una vita superando il suo handicap. Ma una volta che la sua storia si conclude, una volta che la maggior parte dei protagonisti della serie finisce la scuola superiore, la serie decide di lasciarli andare, gli autori hanno deciso di non seguirli puntata per puntata. In una mossa decisamente poco comune per una serie di questo tipo, le ultime due stagioni della serie si concentrano su una serie di personaggi molto diverso da quelli delle prime tre. Si resta nella scuola superiore, si continua a seguire coach Taylor e sua moglie, ma i giovani che frequentano i campi da football (due nelle ultime serie) sono diversi, hanno problemi allo stesso tempo simlili e molto diversi da quelli che li hanno preceduti. Anche dopo che i titoli di coda dell’ultima puntata finiscono si ha la sensazione che questo sia uno spaccato di un mondo che non finisce, nel quale serve gente in gamba che sappia fare il proprio lavoro seriamente. Friday Night Lights parla dell’importanza della scuola forse ancora di più dell’importanza dello sport. E dimostra che in un sistema profondamente imperfetto come quello dell’educazione superiore pubblica nelle democrazie, quello che fa la differenza è la qualità degli individui, e la loro determinazione nel prendere le proprie responsabilità.

Clear eyes, full heart, can’t lose!

 

CONSIGLI DI VISIONE

Italiano o originale?

La recitazione di questa serie è a livelli molto rari anche in questo ottimo momento per le serie TV. La lingua originale è praticamente obbligatoria, senza contare che in Italia la serie si chiama High School Team, un titolo che senza dubbio ha confuso molti.

L’eredità della serie:

La serie è finita da poco tempo, ma molti dei protagonisti hanno trovato successo molto velocemente. Taylor Kirch in particolare, interprete di Tim Riggins, uno dei personaggi più memorabili della serie, sarà protagonista di John Carter From Mars, uno dei blockbuster più ambiziosi nei cinema il prossimo anno. Peter Berg, intanto, si sta concentrando sul cinema, medium nel quale ha solitamente prodotto ottimi lavori, per quanto Battleship, la sua prossima pellicola, è sulla carta la peggiore idea della storia del cinema. Ma la sua regia e il cast potrebbero salvarlo.

Se vi è piaciuta questa serie, guardate:

Difficile trovare equivalenti a Friday Night Lights. È una serie con una personalità unica. Le serie ambientate nella scuola superiore sono tantissime, ma solitamente perdono energia dopo le prime puntate e si riducono a riproporre formule ben poco intriganti. Questa serie è davvero rara.

 

PUNTATE PRECEDENTI:

Introduzione – Lost

1 – Buffy L’ammazzavampiri   

3 – Twin Peaks



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