Che le buone idee possano sopperire alla mancanza di mezzi è un dato di fatto. Nel sottogenere della fantascienza, poi, è una verità assoluta: così mentre film ad alto budget sprecano risorse alla ricerca dell’effetto speciale, spesso a scapito di freschezza e originalità, titoli come Monsters, Moon e District 9 (giusto per citare i primi esempi che ci vengono in mente) ridefiniscono gli standard degli indie movie in salsa sci-fi.

A quest’elenco si aggiunge Attack the Block, nuova felice intuizione dei produttori di Shaun of the Dead e Scott Pilgrim. La storia è quanto di più banale e scontato si possa immaginare: un gruppo di alieni sbarca sulla Terra con intenti bellicosi. Peccato però che la location scelta per l’atterraggio sia uno dei più malfamati quartieri londinesi e che il “comitato di accoglienza” sia composto da un nutrito gruppo di giovani teppisti locali, ben poco impressionati dall’avere a che fare con, ehm, intelligenze superiori.

Joe Cornish (che ha realizzato lo script dell’imminente Tin Tin di Spielberg), regista e autore della sceneggiatura, ha tre priorità: ritmo, ritmo e ritmo. Mescolando dramma e commedia e sfruttando la sapidità di alcune battute tra i ragazzi della gang, Attack the Block vola veloce come un lampo, senza momenti morti, mantenendo alto il pathos e la suspense per tutta la sua durata.

Gli effetti speciali sono pochi ma ben realizzati e, soprattutto, utilizzati “al posto giusto e nel momento giusto”; a completare il quadro positivo accorre un validissimo cast di perfetti sconosciuti, guidati dalla iconica presenza di Nick Frost, feticcio del regista che lo aveva diretto in Hot Fuzz.

Tra techo by Basement Jaxx e hip hop, senza eserciti, polizie, supereroi o veri “buoni”, Attack the Block sorprende: un film ipercinetico, brillante, un quasi perfetto mix tra azione, sci-fi e commedia che omaggia, a suo modo, sia il cinema de I Goonies ed E.T. che quello de I Guerrieri della Notte e Assault On Precinct 13.



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Andrea Chirichelli

Classe '73. Giornalista da tre anni, ha offerto il suo talento a riviste quali Wired, Metro, Capital, Traveller, Jack, Colonne Sonore, Game Republic e a decine di siti che ovviamente lo hanno evitato con anguillesca agilità. Ha in forte antipatia i fancazzisti, i politici, i medici, i giornalisti e soprattutto quelli che gli chiedono foto.

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