L.A. Noire

LA Noir

Se c’è una cosa in cui Rockstar è maestra è raccontare storie. La bugia del sogno americano in Grand Theft Auto IV resta ancora un punto di riferimento per questa generazione di giochi, così come la realtà feroce e crudele del selvaggio west di Red Dead Redemption.
L.A. Noire è l’ennesima dimostrazione della bravura di questi cantastorie. Cole Phelps è un pluridecorato marine americano approdato al dipartimento di polizia di Los Angeles. Grazie alla sua abilità dimostrata sul campo presto viene promosso a detective, cominciando quella che sembra destinata a essere una fulgida carriera. Ma ben presto la sua rigida morale si scontrerà con la dura realtà di una Los Angeles corrotta a tutti i livelli.

LA Noire

Il gioco ripercorre la carriera di Phelps, che comincia con la pattuglia, per poi passare al traffico, alla omicidi e così via. La natura dei casi cambia di conseguenza, ma di solito c’è sempre una morte sospetta su cui indagare. La raccolta di indizi sulla scena del crimine è uno degli aspetti principali del gameplay. Ogni particolare può essere importante per lo svolgimento delle indagini. È quindi fondamentale prestare molta attenzione in queste fasi e interrogare gli eventuali testimoni presenti sulla scena del crimine. Gli indizi trovati di solito ci portano alla location successiva, dove bisogna cercare altri indizi o eventualmente interrogare un sospetto.

E qui entra in scena l’altro aspetto principale del gameplay. Gli interrogatori consistono nel porre alcune domande selezionabili dal nostro taccuino e nel capire se la persona che abbiamo di fronte dice la verità. Nel caso in cui crediamo stia mentendo, possiamo sia esternare un nostro dubbio sulla veridicità della dichiarazione, sia accusare esplicitamente di mentire, ma in quest’ultimo caso dobbiamo indicare una prova a supporto della nostra tesi. Queste meccaniche ricordano molto gli interrogatori dei teste nelle aule di tribunale di Phoenix Wright. Quello che L.A. Noire offre in più è una sbalorditiva tecnica di animazione facciale che permette di scrutare imputati e testimoni alla ricerca di segni di nervosismo che possano tradire una bugia. La recitazione è più che buona. D’altra parte sono stati coinvolti attori affermati come Aaron Staton, uno dei protagonisti di Mad Men, che interpreta Cole Phelps.

LA Noire

Il tutto è inserito negli anni ’40 di una Los Angeles liberamente esplorabile nella più classica tradizione Rockstar, che dà alla produzione un retrogusto da GTA. Non meraviglia, quindi, la presenza di (banali) missioni secondarie e collectibles da trovare. Per fortuna sono opzionali, così come guidare per spostarsi alla destinazione successiva. Perfino le sezioni d’azione, che coinvolgono sparatorie o inseguimenti, a piedi o in auto, sono saltabili se vengono fallite per più di tre volte. Queste scelte sottolineano con forza che il focus del gioco è altrove.

Sotto il vestito da GTA, L.A. Noire è un gioco diverso, che punta su una trama ricca, una recitazione convincente e meccaniche di gioco poco frequentate. È chiara la volontà di Rockstar di garantire la massima accessibilità al titolo, mettendo anche i giocatori meno smaliziati nelle condizioni di arrivare agilmente a vedere i titoli di coda. Ma la noia potrebbe far desistere prima, viste le meccaniche di gioco ripetitive e talvolta perfino superflue.

Il grosso problema di L.A. Noire sta proprio in questa sua voglia di proporsi come film interattivo, che finisce per mettere gli interessi della trama davanti al gameplay, costringendo il giocatore a decisioni dolorose e sbagliate, pur di pennellare con colori forti quel mondo corrotto degli anni ’40 che non è poi così lontano dal nostro. Le meccaniche di gioco semplicistiche e forse non del tutto a fuoco sono il prezzo da pagare per godere dell’ennesima bella storia targata Rockstar e dell’ennesimo splendido finale, doloroso come un pugno nello stomaco.

Questa recensione è tratta da Players 06, che potete scaricare gratuitamente dal nostro Archivio.



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Nella sua giornata ideale vi sono cioccolato extra-dark, un divano su cui ronfare e un videogioco da completare al 100%. Nonostante il suo aspetto da scorbutico, non morde... a meno che non vi sia un obiettivo che lo richieda.