Breaking Bad: Il fascino ordinario del male

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“I’m not in danger, I AM the danger”. Nella quarta stagione di Breaking Bad tutto ruota intorno al controllo, degli eventi e delle vite. Il protagonista della serie è Walter White, ex professore di chimica di Albuquerque, New Mexico, riciclatosi come produttore di metanfetamine per pagarsi le cure contro un cancro. Non si tratta della prima serie televisiva che mette al centro dell’obiettivo un personaggio negativo, ma il successo che sta riscuotendo e che l’ha trasformata nel fenomeno televisivo del momento impone alcune riflessioni.

È innanzi tutto la qualità a fare di Breaking Bad un prodotto coccolato dalla critica e apprezzato dal pubblico. Qualità tecniche, dei registi che si alternano dietro la macchina da presa. Qualità di recitazione, per Craston -che interpreta il protagonista Walt- siamo al terzo Emmy consecutivo come miglior attore protagonista, mentre nel 2010 anche la bravura di Aaron Paul -nei panni del co-protagonista Jesse Pinkman- è stata finalmente consacrata da un Emmy. E poi, soprattutto, la qualità della scrittura. Dopo una prima stagione ancorata al realismo le sceneggiature hanno virato su un piano iper-realista, introducendo personaggi di stampo tarantiniano in grado di dare nuova linfa alla narrazione.

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La qualità tuttavia non è sufficiente a giustificare un successo. Rubicon, in onda l’estate scorsa sulla stessa emittente AMC, ha goduto della stessa cura nella confezione e benché potesse vantare punti in comune con Breaking Bad -su tutti il ritmo dilatato in cui personaggi e azioni parevano galleggiare più che muoversi- non è sopravvissuto più di una stagione nel disinteresse generale. Ma Rubicon raccontava un male astratto, fatto di corporazioni e complotti le cui ricadute si avvertivano sulle prime pagine dei quotidiani e mai sul volto del vicino di casa.

Breaking Bad racconta invece un male a dimensione di vicinato, normale, forse pure banale. Non è il punto di arrivo ad essere interessante nella discesa verso l’abisso di Walt, quanto il punto di partenza. Un professore liceale vittima del completo disinteresse dei suoi studenti, schiacciato dalla moglie nei rapporti famigliari, adombrato nei rapporti personali da uomini gretti ma spacconi, come il cognato Hank, agente antidroga della DEA. La trasformazione di Walt in un mostro è un lento affastellarsi di episodi criminali che non possono non sfociare nell’omicidio: non è però il sangue sulle sue mani a sancirne l’ingresso in una nuova dimensione di disumanità, dove il calcolo è sopravvivenza, quanto l’ordine di uccidere impartito a Jesse, il suo socio poco più che ventenne e vera vittima della nera spirale di eventi che vede Walt ormai nel ruolo di architetto.

La rivalsa è quella di un uomo che solo in condizioni estreme, sotto la minaccia astratta di un cancro in recessione che potrebbe risvegliarsi e quella più concreta di un’organizzazione criminale che è stata a un passo da eliminarlo e sostituirlo con un suo allievo, trova finalmente la forza di combattere in primo luogo la vigliaccheria attraverso cui si era autoassegnato un ruolo di sottoposto nella scala sociale. Ma non c’è realizzazione senza l’affermazione attraverso l’altro, il prossimo, tutte quelle persone mediocri, prive di anche solo una frazione dell’intelligenza di cui è dotato Walt, a cui tuttavia ha sempre concesso di guardarlo dall’alto in basso.

È una lotta per il controllo e con l’autocontrollo. La necessità vitale di avere sotto diretta osservazione ogni evento collegato alla sua vita per evitare una morte violenta e ingloriosa, deve accompagnarsi a un’esistenza pacata e al di sotto dei radar, mentre la volontà di rivalsa freme affinché chi l’ha sempre sottovalutato arrivi infine a riconoscere la sua grandezza; una battaglia interiore che lo spinge per la prima volta a compiere atti imprudenti a cui, finora, la sua insospettabilità e un fiume di denaro hanno saputo mettere una pezza.
Citando i Motorhead, it’s all about control, and if can take it.

Questa recensione è tratta da Players 08, che potete scaricare gratuitamente dal nostro Archivio.



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Pessimista di stampo leopardiano, si fa pervadere da incauto ottimismo al momento di acquistare libri, film e videogiochi che non avrà il tempo di leggere, vedere e giocare. Quando l'ottimismo si rivela ben riposto ne scrive su Players.

  • littlexaus

    una delle migliori serie tv che abbia visto di recente!