Settimana ricca di nuovi film, tutti interessanti, anche se per ragioni diverse.
Di …E ora parliamo di Kevin abbiamo parlato nell’oramai penultimo numero di Players, con una bella review di Maria Teresa Sette mentre al capolavorico Paradiso Amaro (aka The Descendants) sono dedicate due pagine nel prossimo ed oramai imminente Players 13.
L’uscita “pesante” della settimana è ovviamente War Horse di Steven Spielberg che ha diviso critica e spettatori (ovviamente è già uscito ovunque tranne che in Italia). In effetti il film, strepitoso sotto il profilo tecnico, tende al polpettonico sotto quello narrativo. Il mestiere del team messo in piedi da Spielberg è immenso ma per quasi tutta la durata del film permane la sensazione che l’intera operazione sia stata costruita a tavolino e che il pathos da essa derivante sia troppo indotto e poco spontaneo. La pervasività dell’ottima OST di Williams, l’approccio kolossal (Kaminski spara tramonti a tutto spiano), l’umanizzazione dell’animale, il lirismo posticcio, la lacrima a comando contribuiscono a rendere il film un clone non troppo riuscito dei classici fordiani, cui il buon Spielberg ammicca in più di una occasione. Solo che Ford era tutt’altro che ottimista, ma vaglielo a ricordare. Bravini gli attori, ottimo il cavallo, ma si vedono più ombre che luci.

Quanto a Jack and Jill c’è invece ben poco da dire: probabilmente è il peggior film di sempre di Adam Sandler che da qualche tempo non ne azzecca una. Questo è davvero atroce: gag volgari e sconclusionate, umorismo becero e idiota, l’agghiacciante presenza di Al Pacino, un altro che sta buttando alle ortiche 40 anni di carriera per qualche tozzo di pane: un’ora e mezza da prendere, buttare nel cesso e tirare lo scarico. Un film privo di senso e dignità che dovrebbe scomparire nel giro di pochi giorni dalle sale nostrane e (magari) anche dalla storia del cinema.

Più problematico è il caso In Time, scritto e diretto da quel Andrew Niccol che ha posto la firma, come sceneggiatore, su uno dei film più belli di ogni tempo (The Truman Show), ma anche su pellicole decisamente meno riuscite, S1mone in testa. In Time conferma il suo talento nell’inventarsi storie interessanti ma anche i suoi limiti nel metterle in pratica quando lavora anche come regista. Se da un lato la tematica trattata è affascinante (un mondo in cui il detto “tempo è denaro” viene applicato letteralmente) dall’altra ci sono alcune sequenze e personaggi che sfiorano il ridicolo involontario (Olivia Wilde giovane milf e l’atroce doppia sequenza in cui Timberlake, il protagonista corre incontro alla madre prima e alla morosa poi) ed il ritmo è troppo singhiozzante. Da segnalare la sensuale performance dell’onnipresente Amanda Seyfried, agghindata con mise che non stonerebbero addosso ad una battona di Arcore. Il suo prossimo film sarà il remake/omaggio a Gola Profonda, quindi in questo fa le prove generali.

ATM – Trappola mortale, l’ultima pellicola della settimana, racconta le vicissitudini delle migliaia di persone che quotidianamente hanno a che fare con i mezzi pubblici milanesi, i ritardi dei tram, l’affollamento dei pullman, le miserabili condizioni delle carrozze della metropolitana, i brutti ceffi che pasturano nei corridoi del Passante senza che nessuno gli dica mai un cazzo…. No, non è vero, non ho la minima idea di quale sia la trama del film ma la mia versione è più credibile. Anzi no, lo so: è come Phone Booth ma con uno sportello del bancomat al posto della cabina telefonica. Giuro, è proprio così.
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http://www.bringdownthesky.it Matteo











