Fez: back to 1986?

Fez_cover

Il fez è un copricapo maschile…ehm…no.

Ricominciamo.

Fez è un gioco di piattaforme pubblicato pochi giorni fa sulla piattaforma XboxLive, costa 800MP ed è una figata. Ah, ecco il vecchio giocatore rincoglionito che appena vede due pixel in croce sbava e rammenta i bei vecchi tempi direte voi, nemmeno troppo a torto. Eppure lo è davvero (sia il recensore rincoglionito, sia il gioco una figata).

Back to 2007: Fez rientra a pieno titolo nella sempre più numerosa categoria dei parti anali, visto che dal giorno in cui venne annunciato a quello in cui è stato reso disponibile su Xbox Live sono passati 5 anni (Il Milan vinceva la Champions, pensate un po’). Non pochi, nemmeno per un titolo del genere. In ogni caso, l’attesa è finita e Fez può quindi seriamente concorrere al titolo di GOTY del 2012. O del 1986. Intanto ha vinto gli Independent Games Festival a marzo e, vista la concorrenza, non è stata un’impresa da poco.

Come Journey, Bastion, Braid e tanti altri titoli “indie” (well, a sort of), Fez punta su meccaniche semplici e una grafica d’impatto (clamoroso il passaggio giorno/notte). Lo scopo del gioco è quello di raccogliere cubi sparsi in un mondo rappresentato in una sorta di “due dimensioni e mezzo”, saltando di piattaforma in piattaforma e risolvendo gli enigmi ambientali derivanti dall’essere un personaggio in 2D inserito in un fully 3D environment. Mano a mano che si procede nel gioco le torri e le piattaforme diventano sempre più alte, complicate e piene di trabocchetti e passaggi segreti.

Secondo la stragrande maggioranza della critica, Fez unisce elementi di Super Paper Mario, Crush ed Echocrome. A me invece ricorda (anche) tanto il buon vecchio Nebulus, ma credo siano solo vaneggiamenti di un vecchio. Nonostante tutti questi padri, pardon, nonni, nobili, Fez ha sufficienti qualità per emergere come titolo originale e capace di reggersi sulle proprie gambe. Gameplay immediato, un tasso di sfida soddisfacente, di difficoltà sostenibile e di frustrazione sopportabile, enigmi sfiziosi, una mappa immensa e graficamente geniale (ovviamente non ci si capisce un cazzo, ma vabbè), un po’ di backtracking, tanta esplorazione ed un protagonista adorabile (Gomez, una sagoma, letteralmente) caratterizzano Fez come titolo dai molti pregi e pochi difetti. E se il gameplay non basta, ci sono anche le sette note a corroborare l’esperienza ludica.

Come sta capitando sempre più spesso (si pensi ai già citati Braid e Bastion o ai più recenti To the Moon e Sword and Sorcery) nei titoli “indie”, la OST di accompagnamento è semplicemente straordinaria e aiuta non poco ad aumentare la gradevolezza complessiva. Insomma, tutto, ma davvero tutto gira a meraviglia. Sembra davvero di essere tornati agli inizi degli anni ’80 quando singoli designer realizzavano e firmavano titoli migliori di quelli immessi sul mercato dalle “case madri”.

Nota di colore: il creatore di Fez, tale Phil Fish, ha recentemente mandato a cagare l’intera categoria degli sviluppatori giapponesi, atto che nel mondo dei videogiochi ha lo stesso impatto di una bestemmia proferita in Chiesa stando davanti al Papa. Un’opinione piuttosto tranchant, ma che fatte salve alcune eccezioni (Nintendo e una manciata di altri titoli per le piattaforme Sony e Microsoft), non è nemmeno troppo contestabile, da un punto di vista prettamente ludico…



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