Il destino di una serie tv può rivelarsi davvero beffardo. Può capitare, ad esempio di essere unanimemente definiti dalla critica come il miglior drama tra i pilot ad aver fatto la loro comparsa nel nuovo palinsesto, e al contempo rischiare una prematura cancellazione per colpa di rating meno brillanti di quanto fosse lecito attendersi. È il caso di Last Resort, nuova serie ideata da Shawn Ryan -già mente dietro The Shield e Lie to Me tra le tante – in onda sulla ABC [sì, quella di Lost, ma ci arriviamo tra un po’ NdR].

Nonostante il pubblico USA non sia stretto davanti ai televisori, Last Resort ha saputo mostrare nel pilot di avere davvero il potenziale per imporsi e sopravvivere all’ineluttabile pioggia di tagli che a breve arriverà a sfoltire la programmazione delle varie emittenti.

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La serie racconta le sorti del USS Colorado, sottomarino nucleare della flotta statunitense a cui viene ordinato, attraverso un canale di comunicazione secondario da usare solo in caso di emergenza, un attacco nucleare al Pakistan in tempo di pace. La comprensibile titubanza del comandante Marcus Chaplin, interpretato da un solido Andre Braugher, fa rapidamente precipitare gli eventi al punto che all’equipaggio del sottomarino non resta altra scelta se emergere nei pressi della più vicina isola e prenderne possesso con le armi, sotto lo sguardo poco compiaciuto di Serrat, signorotto del crimine locale.

Quasi a presagire un futuro incerto, lo show mette in scena un pilot anomalo, molto denso di eventi che in una serie più decompressa avrebbero potuto tranquillamente riempire due o tre episodi. A fare le spese di questa narrazione condensata sono le caratterizzazioni dei personaggi, buone o ottime per un ristretta manciata di membri dell’equipaggio, il capitano Chaplin su tutti, ma troppo abbozzate o addirittura rifinite con l’accetta nel caso di tutti gli altri. Emblematica in questo senso la figura della barista dell’isola, inquadrata ripetutamente nei momenti cruciali, ma priva di una battuta che lasci anche solo intravedere quale sia il suo ruolo all’interno della narrazione – oltre quello di donna giovane e bella, si intende

Il vero ruolo da protagonista al momento spetta dunque alla storia e allo scenario fantapolitico, interessante e terrificante al contempo. Un guerra atomica esplosa all’improvviso, senza avvisaglie – ma viene da riflettere, succedesse domani ci sorprenderebbe davvero? Decenni di tensione in medioriente non sono sufficienti avvisaglie della tensione latente? – che in modo imprevedibile trova una terza fazione in campo, rappresentata da una nazione indipendente e autoproclamata da una manciata di militari dissidenti, muniti di 18 testate nucleari. O meglio, 17, perché una è già stata sganciata come monito per acquisire la credibilità necessaria ad avere voce in capitolo nel conflitto in corso. E probabilmente non è un caso che parecchi elementi di questo fittizio scenario geopolitico siano comuni a quelli di Homeland, recente dominatrice degli Emmy.

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L’accenno a un’isola come nuova casa e nazione dell’equipaggio del Colorado rende inevitabile il rimando a Lost, dazio imposto a ogni nuovo drama intenzionato a fare del mistero una delle colonne dello show, indole che Last Resort certo non nasconde: chi abbia comunicato l’ordine di attacco e perché sono solo due dei diversi punti interrogativi che costellano l’intero primo episodio. La formula della pure emulazione lostiana, già criticata in altre occasioni, pare in questo caso aver trovato sorprendentemente una felice applicazione attraverso l’abbandono dell’abusato sfondo fantascientifico in favore di una più stimolante revisione catastrofica dell’attuale contesto geopolitico. Certo il risultato è meno raffinato di Rubicon o del già citato Homeland, ma la spettacolarizzazione non è di per se un difetto, anzi aiuta ad attirare fin da subito l’attenzione: ora la gestione di questo modesto, ma prezioso capitale di attenzione conquistato sarà fondamentale per definire un futuro di successo o l’ingloriosa fine di un FlashForward qualunque.

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Claudio Magistrelli

Pessimista di stampo leopardiano, si fa pervadere da incauto ottimismo al momento di acquistare libri, film e videogiochi che non avrà il tempo di leggere, vedere e giocare. Quando l'ottimismo si rivela ben riposto ne scrive su Players.

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