Quando ascolto per la prima volta un disco, in quei momenti della giornata in cui posso sfogarmi senza dar fastidio a qualcuno, la prima valutazione è immediata, empirica e direttamente proporzionale al volume d’ascolto: se durante la prima tornata il volume tende a salire si tratta senza ombra di dubbio di un disco che avrà qualcosa da dirmi, se invece il volume non s’alza c’è il rischio che sia una schifezza (ma una seconda opportunità non si nega a nessuno).

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Chiaramente non tutta la musica si presta ad una prima scrematura del genere, c’è parecchia roba che ascolto che non ha bisogno della forza bruta del volume per colpirmi ma nel caso di un genere come il punk e nel caso specifico dei Bad Religion il metro di paragone DEVE essere il volume.

La prima volta che ho ascoltato True North, carico di speranze e vessato dal quel timore che sempre accompagna l’uscita di un nuovo album della tua band preferita, non solo il volume è cresciuto in maniera esponenziale già con il primo pezzo ma all’altezza del ritornello di Robin Hood in Reverse mi sono accorto che non riuscivo più ad alzarlo: il disco aveva sfondato il muro del suono (o qualcosa del genere, avendo raggiunto il limite del volume dell’impianto).
Inutile specificare quanto mi sia piaciuto sin da subito, i fatti parlano da se, e dopo un disco tiepidino come The Dissent of Man era quello che ci voleva.

Per una curiosa coincidenza degli ultimi 4 album pubblicati quelli usciti negli anni pari (The Dissent of Man e The Empire Strikes First) mi hanno lasciato quasi* indifferente e quelli usciti negli anni dispari (il qui presente True North e New Maps of Hell) si sono rivelati decisamente vincenti.
Ascoltando True North mi trovo di fronte ad un disco convincente al 99,9% e giusto una canzone (su sedici) mi dice poco o nulla, ovvero il lentone Hello Cruel World piazzato strategicamente a metà disco, tutti i restanti 15 pezzi hanno quel sapore di Bad Religion dell’annata buona, echi di robine come Recipe for Hate, giusto per scomodare qualche nome importante nella discografia dei nostri, 15 pezzi che infiammano e fomentano immediatamente, che ti fanno cantare il ritornello già alla seconda strofa e che non vedi l’ora di cantare dal vivo con Greg&Soci sul palco (giugno, Milano, esserci.)

Come potete vedere poco più sopra Epitaph ci offre il disco in streaming su youtube, credo sia fondamentalmente inutile spendere altre parole per descrive un buon disco dei Bad Religion, chiunque sa di cosa sto parlando e sicuramente lo sta già ascoltando per la quarta o quinta volta di fila. Chi si trovasse nella scomoda posizione di quello che non sa di cosa sto parlando oltre a cospargesi il capo di cenere dovrebbe andare a recuperare la discografia dei nostri quanto meno fra l’88 e il 93 per imparare una delle band più importanti nel panorama punk mondiale.

Non mi resta che sperare che il prossimo disco esca durante un’annata dispari, sai mai… la scaramanzia.
*E’ bene specificare che i Bad Religion dal 1988 ad oggi non hanno fatto un disco veramente brutto. E se a leggere millenovecentottantotto vi siete sentiti anziani non preoccupatevi, siete in buona compagnia.

Artista: Bad Religion
Disco: True North
Etichetta: Epitaph
Selezionati per voi: Robin Hood in Reverse, Vanity, In Their Hearts Is Right

Bad Religion - True North



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Matteo Del Bo

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