Al Cine col Fulge Vol.61

Andrea Chirichelli 7 febbraio 2013 1

Grossi calibri in giro e altri titoli “da Oscar” in arrivo questa settimana. Anche febbraio sembra promettere bene. Come al solito, contribuiscono alla rubrica (anzi scrivono più loro di me…) gli ineffabili Fiaba di Martino & Lorenzo Pedrazzi.

Warm Bodies: La promiscuità fra creature mostruose ed esseri umani ha ormai raggiunto i massimi storici, ma Warm Bodies – che, diciamolo chiaramente, non ha nulla da spartire con Twilight – vanta un pregio determinante: non si prende troppo sul serio, e si rivela una piacevole commedia horror per adolescenti, riscaldata da momenti romantici che evitano le trappole del sentimentalismo stucchevole (anche se è meglio ignorare i logori riferimenti a Romeo e Giulietta). Adottando il punto di vista di R, uno zombie che s’innamora di una ragazza umana, il film di Jonathan Levine ritrae la figura del morto vivente in modo autoreferenziale, poiché il “mostro” è consapevole della sua natura, e riflette su se stesso con atteggiamento ironico e disilluso. Stavolta è lui a dover cambiare: il mostro si umanizza per amare la ragazza dei suoi sogni, e non viceversa. Anche solo per questo, Warm Bodies si dimostra più moderno di Twilight. (by Lorenzo Pedrazzi)

Zero Dark Thirty: L’esercito americano utilizza la tortura per estorcere confessioni e ottenere informazioni dai prigionieri di guerra. Chi l’avrebbe mai immaginato? La Bigelow scopre l’acqua calda e condensa in due ore e mezza anni e anni di estenuanti e frustranti indagini alla ricerca del ex-cattivo numero uno, Osama Bin Laden, oggi (apparentemente) dimenticato dai media e dalle coscienze degli yankees la cui economia è tornata a tirare a mille all’ora. Come spesso capita burocrazia, intoppi, indecisioni e sfighe concorrono ad ostacolare la marcia di Maya, giovane e determinata ufficiale della CIA, interpretata da una magnifica Jessica Chastain (passata dall’anonimato a girare una dozzina di film all’anno nell’arco di pochissimo tempo, grazie a Malick per la scoperta). Il film funziona su due piani distinti: da un lato la meticolosa ricostruzione storica degli eventi, visti con una doppia ottica femminile (della protagonista e della regista), dall’altro la concessione allo spettacolo “hollywoodiano” con una splendida apertura ed un convulso e concitato finale. C’è, vero, qualche rallentamento di troppo, ed il ritmo potrebbe scoraggiare lo spettatore oramai assuefatto a film ambientati nel recentissimo passato bellico degli USA (invece il passato remoto “tira” vedi il successo clamoroso di Lincoln). La sensazione, alla fine, è che Zero Dark Thirty ponga davvero l’ultima parola (cinematografica) sulle vicende dell’11 settembre. Sarà un bene? Ai posteri eccetera eccetera.

Re della terra selvaggia: La regina delle terre selvagge è una bambina ottenne dalla cascata indomabile di ricci, dalla tenacia implacabile e il nome impronunciabile, le creature selvagge sono gli uomini della sua vita e la sua vita uno scenario, nel suo piccolo/grande, apocalittico. Bestie del selvaggio sud, titolo evocativamente più fosco e narrativamente più calzante, è l’opera d’esordio di Benh Zeitlin che ha incantato le platee festivaliere (Sundance e Cannes, con strascichi di premi al seguito) e giurati dell’Academy; un kolossal indie famigliare con squarci quasi dall’aldilà, cinghiali giganti e corse fra scoppi di luci naturali. Tra il realismo magico e la durezza cruda della documentazione, tra la sospensione favolistica e la precipitazione di/in un quotidiano disfarsi ambientale, un apologo venuto fuori da antiche leggende attorno al fuoco, da slanci primitivi di amore e dalla misterica rappresentazione di un universo tanto ignoto e affascinante quanto ruvido e respingente. Il racconto di formazione di Hushpuppy straripa e avvolge grazie all’ottimale incastro tra la scoperta mirabile del mondo e l’accettazione del lutto (perché “tutti i padri muoiono”). (by Fiaba di Martino)

Noi siamo infinito: Inquietudini teen e palpiti amorosi, ormai oltremodo inflazionati, in Noi siamo infinito (dal bestseller Ragazzo da parete scritto da Stephen Chbosky stesso) acquistano maggior peso specifico grazie ad una sceneggiatura dal piglio intelligente e sapido, e ad un trio ben affiatato: l’ex Hermione Granger (ancora un po’ potteriana ma abbastanza in palla), intrappolata in sguardi sperduti e relazioni sentimentali denigranti, il fenomeno – maschera dolente e faccia di gomma – Ezra Miller, e Logan Lerman che, abbandonate le mossette esagitate di Percy Jackson e D’Artagnan, diventa studente vessato da ricordi ingombranti e traumatici e da una sostanziale incapacità/paura di autodeterminarsi. Insieme danno corpo al sentire più puro della Giovinezza, stropicciata ma pulsante, e sulle note di Heroes – una canzone per loro senza nome né paternità – scivolano danzando sotto le luci della metropolitana, in un volo e in un bacio immortali. Tra Salinger e il Rocky Horror, un senso di struggimento e disillusione, e suggestioni dalla realtà concreta: in un film dal target banalmente pre e post adolescenziale sono pregi corposi e preziosi, che lo elevano al di sopra di qualsiasi altra stupida commedia americana. (by Fiaba di Martino)

Blue Valentine: Toh, chi si rivede. Questo lo coprimmo due anni fa, su uno dei primi numeri di Players, esattamente il secondo.
Con calma distributori eh, che mica c’abbiamo fretta.

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  • http://www.parliamodivideogiochi.it Tommaso De Benetti

    Segnalo che Beasts of the Southern Wild (che titolo del cazzo han scelto in italiano, chi sarebbe il Re?), ha pure una bellissima colonna sonora.