Spotify, anche l’Italia diventa un Paese normale (più o meno)

Andrea Chirichelli 12 febbraio 2013 4

Da ieri sera anche in Italia (e anche Polonia e Portogallo, i nostri benchmark son questi) è finalmente disponibile Spotify, il servizio di musica in streaming che può contare su un catalogo di circa 20 milioni di canzoni. Spotify arriva in ritardo di cinque e passa anni dal suo esordio (venne lanciato in Svezia nel 2008) ed in bundle col Festival di Sanremo, segno inequivocabile che da noi ogni novità deve sempre essere accompagnata ad un evento “tradizionale”, altrimenti i giornali non ne parlano ed il pubblico non capisce a che serva. A chi volesse controbattere a quest’affermazione ricordo che pure Berlusconi dovette proporre Mike Bongiorno quando lanciò Mediaset, quindi i tempi non sono cambiati (e infatti…).

Spotify offre tre diverse possibilità di ascolto. Spotify Free è gratuita: ti senti le canzoni ma ti devi beccare anche la pubblicità e i banner. La frequenza dichiarata è tre minuti ogni ora, ma personalmente non ho verificato perchè in un impeto di ricchezza mi sono fatto l’abbonamento Premium, quello da 9,99€ al mese che permette di utilizzare il programma anche su dispositivi mobili e scaricare fino a 9999 brani su tre dispositivi per poterli ascoltare offline (occhio che i pezzi si possono sentire solo finchè resti abbonato, quindi non è che si “comprino”, in compenso la qualità audio è eccelsa). Come soluzione mediana c’è Spotify Unlimited che costa 4,99€ al mese che leva gli spot ed i banner ma ti costringe ad avere un collegamento costante a Internet: la musica si ascolta solo online e su desktop.

Ovviamente il programma permette customizzazioni di ogni tipo ed è molto semplice ed intuitivo da utilizzare. Purtroppo ci tocca sorbirci anche l’aspetto “social”, ma oramai credo sia inevitabile. A Spotify ci si può iscrivere via Facebook oppure creando direttamente un account sul sito, si può vedere che musica ascoltano gli amici e scambiarsi canzoni accludendo messaggi. Oh, se piace, perchè no?

Qualche perplessità desta il catalogo, visto che ci sono alcune mancanze non da poco, a cominciare dai gruppi “esclusiva” di iTunes, Beatles in testa, ma anche il melomane più accanito dovrebbe essere soddisfatto. Una feature interessante del programma è quella che gli permette di cercare nell’hard disk dell’utente e suonare la musica che lui ha già installata (ergo, se avete tutti i Beatles potete ascoltarveli lo stesso con Spotify).

Ricordo che Players ha già massivamente utilizzato il servizio per le sue fantastiche Playlist, che adesso anche gli utenti italiani potranno ascoltare senza problemi.

Che dire? Personalmente ho atteso a lungo questo giorno, perchè a mio parere Spotify irride i vari Deezer, GrooveShark, Pandora, Last.Fm e servizi “simili”, quindi non fate i pezzenti e cacciate il grano che sta gente va supportata.

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  • Patrick

    Hallelujah

  • leorgrium

    Però la mia impressione è che per colpa dei diritti tra i diversi paesi l’utente pagante viene penalizzato.

    Io avevo un account USA e avevo un paio di gruppi che ascoltavo spesso,però da quando sono passato a quello italiano non ci sono piu.

    Sarebbe un bel dibattito da players podcast quello dei diritti e proprietà intelletuali tra i diversi per paese ecc…

  • KASSIM

    mah…. personalmente non credo che potrebbe riavvicinarmi al karma positivo, ormai il lato oscuro di torrent mi ha avvolto…. che poi di musica ne ascolto pochissima e tutti i miei bei dischi masterizzati stanno prendendo polvere;
    e non ditemi che io sono il male della società, vorrei proprio vedere negli hard-disk di chi mi commenterà negativamente quanti film e serie televisive ci sono, scaricate legalmente certo, si, come no… insomma, non facciamo gli ipocriti.

    Ormai, quando il fiume rompe gli argini, è difficile metterci delle toppe… certo, l’avvento di i-tunes e di progetti simili a quello descritto hanno fatto la differenza, dimostrando che si può scaricare pagando e a prezzi stracciati…

    ma chi è un “pirata” rimarrà tale… certo, magari ci sarà chi si metterà una mano sul cuore e passerà al lato buono della forza, ma la stragrande maggioranza rimarrà su canali “di sottobanco”

  • KASSIM

    è sempre bello vedere che la redazione non partecipa alla discussione nei commenti