Sarà che ormai diamo per scontate le dinamiche sociali di cui internet è responsabile, ma c’è stato un tempo in cui litigare con altre persone richiedeva perlomeno il metterci la faccia. Come uno dei più grandi interpreti contemporanei ben illustra in questa striscia, la mera esistenza di uno schermo (e svariati chilometri) fra due o più interlocutori ha tacitamente permesso ad un esercito di pavidi di lanciare il sasso e fregarsene della mano. Pratica che, concorderete, nella vita quotidiana rimedierebbe al colpevole solo dei sonori ceffoni.

Il consideetto “trolling” viene ormai considerato come inevitabile in ambiti densi di “appassionati”: ne abbiamo parlato QUI, e ne parlano altri QUI. Non si tratta di un fenomeno passeggero, quanto piuttosto di una piaga in espansione, che minaccia di avvelenare l’intero ecosistema lasciandolo in balia non dei commentatori più meritevoli o interessanti, ma di quelli più coriacei o insensibili agli insulti.

A spingermi a questa conclusione (la teoria dei “casi isolati” non regge più, me ne son fatto una ragione) è stato il singolare status update di una delle band che seguo più assiduamente, gli svedesi Katatonia. Di recente il gruppo di Stoccolma ha chiesto l’aiuto economico dei fan per riarrangiare acusticamente Dead End Kings, uscito nel 2012 e recensito dal sottoscritto QUI. Il risultato è lo strepitoso rework Dethroned & Uncrowned, accolto in maniera entusiastica anche presso la stampa mainstream.

Purtroppo, come spesso accade in ambienti poco propensi al rinnovamento e all’apertura mentale, non sono mancati i fan storici “delusi” dalla decisione della band di riarrangiare l’album in versione “soft”. Un album che, va sottolineato, era già uscito in versione “heavy” l’anno precedente. Tanti e tali devono essere stati gli insulti arrivati a Jonas Renske e soci, da costringere la band al seguente comunicato, postato su facebook:

The feedback for ‘Dethroned & Uncrowned’ keeps pouring in and we’ve noticed a little contradiction taking place. Basically it’s all about the same ‘ol situation of ying and yang and goes…

The songs aren’t different enough compared to the original” VS “The remixes have taken too much away from the originals”.

…Hard to please everyone these days, isn’t it? Truth to be told, that will never ever happen, with anybody, anything, anywhere! There’s actually only one thing we can guarantee, one thing we can be sure of that WILL eventually happen and that is to succeed to please a few individuals collectively known as Katatonia. At the end of the day, that’s also more than enough and anything beyond that is just a big lovely bonus.

To the fans who couldn’t give a shit about this album, no worries, you’re perfectly entitled to and if you bought or downloaded the album you’re also still welcome to give us constructive criticism (we’d actually love to hear it), but trying to disrespectfully navigate Katatonia for us or just posting rude comments witthout substance we can not accept (this page isn’t Blabbermouth)! Maybe an easier alternative for the keyboard warriors would simply be to skip this album in the first place and spare yourselves the rant. Nobody’s forcing nobody to buy/download anything. If its’ not for you, let it go! Just let the people who like the album buy/download it instead. It’s “a walk in the park” to ignore something you don’t even own! Let go of your negativity poured out on this page and just carry on with whatever rocks your world. If you fail this “task”, there’s a problem, but it’s yours, not ours.

katatonia

Tradotto a spanne per i non anglofoni:

Il feedback per Dethroned & Uncrowned continua ad arrivare e abbiamo notato una piccola contraddizione: è la solita situazione di ying e yang, riassumibile così:

“Le canzoni non sono abbastanza diverse dalle originali” vs “Le versioni riarrangiate sono troppo diverse dalle originali”

…Difficile far contenti tutti di questi tempi. A dirla tutta, non succederà mai, per niente, e in nessun luogo! C’è solo una cosa che possiamo garantire, e cioè che almeno un piccolo gruppo di persone, note ai più come Katatonia, saranno soddisfatte del proprio lavoro. Tanto ci basta e tutto il resto viene dopo.

Per i fan a cui non potrebbe fregare di meno di questo disco: non preoccupatevi, è un vostro diritto e se avete comprato o scaricato l’album sentitevi liberi di mandarci il vostro feedback, ci fa sempre piacere leggerlo; per gli altri, cercare di dettarci la direzione o pubblicare commenti maleducati senza entrare nel merito è inaccettabile. A quelli forse converebbe saltare l’album a piè pari e risparmiarsi la fatica. Nessuno vi obbliga a comprare nulla. Se non vi piace, passate oltre! Lasciate però che la gente a cui piace lo compri o lo scarichi. È piuttosto semplice ignorare qualcosa che nemmeno possedete, date un taglio alla negatività che avete riversato su queste pagine e continuate a divertirvi con quello che vi piace. Se non ne siete capaci, c’è sicuramente un problema, ma è tutto vostro.

Ora, compilare una risposta del genere deve aver richiesto una notevole dose di autocontrollo. Non è difficile leggere fra le righe che chi ha risposto avrebbe preferito poter spaccare tutto e prendere i troll a calci in culo.

Al netto delle critiche legittime di quelli a cui il disco non piace, mi domando: quanto siamo distanti dal momento in cui gli artisti smetteranno di lavorare ai progetti in cui credono (perfino quando sovvenzionati dai fan) per paura del feedback della rete, spesso basato sul nulla (sono evidenti in questo caso i riferimenti a quelli che il disco lo criticano per partito preso)? È successo di recente con Fez 2, cancellato in seguito a pesanti attacchi personali a Phil Fish su Twitter e sui siti specializzati. Succederà ancora, anzi: succederà sempre di più fino a quando qualcuno non inizierà a dire basta a questo modo di intendere la comunicazione su Internet.

Con il diffondersi di canali alternativi per finanziare i progetti, ad esempio Kickstarter o, in questo caso, Pledge Your Music, gli artisti si stanno esponendo sempre più in prima persona per portare a compimento progetti “di nicchia”. Non è forse ora di proteggerli in quanto “persone” dalla rabbia delle moltitudini online, così facile da scatenare, così difficile da gestire?

Sarei curioso di sentire un vostro parere sul come si potrebbe fare, e se, in principio, sarebbe giusto farlo.



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Tommaso De Benetti

Guadagnatosi di recente il sarcastico soprannome di "Caro Leader", Tommaso vive e lavora ad Helsinki. Come è facile intuire, per circa 10 mesi all'anno vive sepolto nella neve, circondato da donne bellissime. Tutto il tempo che gli rimane lo passa ad abbaiare ordini e a prendersi cura di vari progetti, fra cui Players, RingCast e icolleghi.tumblr.com.

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  • In questo senso, una proposta di Jonathan Blow, creatore di Braid e The Witness, era di dare la possibilità alla gente di “votare” la qualità di un tweet. In questo modo utenti segnalati da più parti come “troll” potrebbero apparire con un colore diverso, o addirittura essere filtrati in automatico da chi vuole risparmiarsi la pena di leggerli.

  • Altro commento interessante, in risposta ad un utente che li accusa di essere delle “femminucce” per aver rilasciato il comunicato:

    So
    you only observe the substance of this post being “thin-skinned” when
    the underlying problem these days is one huge general crappy attitude/a
    lack of respect growing bigger “online”. Too many people have lost (or
    worse, never had) their sense/skills of socializing/communicating. Big
    picture: One day all this won’t stay online anymore, but be dogmatized
    into real life which will further hurry up the decline of the coming
    generations and no “thick skin” will be able stand against any of it.
    Small picture: We’re just trying to avoid it for the time being
    occurring on our own site when apparent.

    Questa risposta secondo me centra il problema in pieno.

  • Alessandro Armiento

    Un buon inizio sarebbe equiparare l’offesa online a quella reale e da li partire con una restrinzione della libertà (qualcuno ha detto caos?) in rete.

    • Soluzione problematica. Pensa ai nostri politici, sarebbe tutta una denuncia (già ci provano, peraltro). Secondo me si tratta semplicemente di trovare un modo per isolare chi è incapace di sostenere una conversazione civile, non di censurare pareri.

  • Enrico Ambrosi

    Si potrebbe provare con un feedback degli utenti e un sistema controllato di reputazione, tipo quella che esiste su ebay. Resto comunque dell’idea che ignorare i troll sia la soluzione più semplice ed efficace.

  • flo

    considerato che ogni giorno si legge di quello o quell’altro personaggio famoso che fanno una dichiarazione razzista o omofoba su facebook o twitter, dubito che firmarsi con il proprio nome e cognome sia un deterrente efficace. Ciò che davvero spinge a fare certe cose è l’avere uno schermo davanti, non l’usare un nickname.

  • Andrea Chirichelli
  • Sta canzone geniale credo chiuda il discorso: http://www.youtube.com/watch?v=vjmBQZNG8L0

  • Faith

    Mi ero persa questo album a favore della versione heavy. Ma è.. favoloso !!

  • Alessandro Armiento

    L’autoregolamentazione fallirebbe per il semplice motivo che la gente se ne frega e poi non capisco perché online se una persona insulta e/o diffama non dovrebbe essere punita come nella vita reale. È sbagliato in ogni circostanza additare la legislazione quando è sistematicamente il potere esecutivo a cannare tutte le volte.