Dopo aver concluso la pubblicazione della prima stagione di Iskìda della la terra di Nurak, Edizioni Condaghes sta per pubblicare una raccolta a copertina rigida che raccoglie tutti i volumi che raccontano la prima parte delle avventure scritte da Andrea Atzori e illustrate da Dany&Dany. Abbiamo intervistato gli autori della raccolta, intitolata L’amuleto del sonno, e potete trovare alcuni esempi dello stile visivo del progetto nel primo numero del nuovo corso di The Art of Players.

Players: Il format della trilogia fantasy è ambizioso quanto raro. Quali sono le tue maggiori ispirazioni in questo senso?

Andrea: salve Players, prima di tutto grazie mille per l’invito. Be’, direi al contrario che il format trilogia sia un grande classico del fantasy. Certo, non lo si vede così spesso in Italia se non da parte dei grandi gruppi editoriali. Per un piccolo indipendente come Edizioni Condaghes è sicuramente un passo ambizioso, e che per fortuna sta premiando. Le mie ambizioni sono, da autore, quelle di poter orchestrare una bella storia che possa rimanere nel tempo, come le tutte trilogie che si rispettino.

P: I diversi volumi sono pensati per avere una certa autonomia o raccontano una storia unica?

A: Iskìda della Terra di Nurak è a tutti gli effetti una saga continuativa. Nella Prima Stagione L’Amuleto del Sonno Iskìda è in parte ancora una bambina, cosa che vale anche per gli altri personaggi principali: Karel, Alise e la new entry Jaku. Il precipitare degli eventi rappresenta un momento di rottura per le loro personalità, un vero e proprio rito di passaggio all’età adulta, e continua per la seconda stagione Camminatrice di Sogni, in uscita ora a natale, in un arco di tempo narrativo di soli sei mesi dall’inizio della storia. Il tutto si concluderà in un continuum con la Terza Stagione, anche se con un bel turning point che non si può ancora svelare (eh!).

P: Lo stile grafico è chiaramente ispirato al manga; come mai avete scelto questo stile particolare per questa storia?

Dany&Dany: L’editore ci ha lasciato libere dal punto di vista artistico, cosa che ci ha permesso di adottare il nostro stile naturale di disegno, anziché studiare un’elaborazione ad hoc. Certamente, il target “young adult” ha giocato a nostro favore in questa scelta editoriale. La combinazione romanzo/manga è abbastanza inedita finora in Italia, ma pensiamo possa essere un esperimento vincente. Per quanto ci riguarda, dal punto di vista professionale è stata una sfida molto stimolante, visto che nasciamo come autrici di fumetti e non come illustratrici.

L'autore della serie, Andrea Atzori, con le illustratrici Daniela Serri e Daniela Orrù, AKA Dany&Dany
L’autore della serie, Andrea Atzori, con le illustratrici Daniela Serri e Daniela Orrù, AKA Dany&Dany

PCome avete strutturato la collaborazione per decidere il look dei personaggi?

D&D: Ci siamo rifatte innanzitutto alle descrizioni di Andrea e, dove queste non potevano essere particolareggiate per esigenze narrative, siamo andate di fantasia e creatività, sempre però mantenendoci coerenti con l’universo di Nurak. In alcuni casi poi, ad esempio per le armi, abbiamo consultato gli studi di Angela Demontis sui bronzetti nuragici, sempre per mantenere una certa verosimiglianza con la fonte di ispirazione primaria di Nurak: la Sardegna.

P: Vi siete ispirate a qualche artista in particolare per lo stile grafico?

D&D: Come abbiamo detto, siamo state libere di utilizzare il nostro stile e la nostra sensibilità artistica. Tuttavia, per l’illustrazione della prima copertina, di comune accordo con Andrea e l’editore, ci siamo ispirate alle suggestioni dei film di Hayao Miyakaki, in particolare la Principessa Mononoke; un omaggio che abbiamo fatto con piacere, dal momento che il maestro è stato tra gli artisti che maggiormente hanno contribuito alla nostra formazione.

PLa terra di Iskìda, per quanto del tutto immaginaria, ha molti punti di contatto con la storia e la mitologia della Sardegna. Quali sono gli elementi del passato dell’isola che ti hanno ispirato di più?

A: la Terra di Nurak è ovviamente ispirata alla Sardegna. L’intero progetto è partito dal voler architettare un’operazione mitopoietica tale quale a quella dei classici del genere fantasy, Tolkien in primis, che affondano a piene mani nella mitologia norrena. Nell’isola di Sardegna una “mitologia” in senso sistematico e narrativo è assente. I culti nuragici affondano nell’animismo delle realtà neolitiche, ma con una forza tale da penetrare come sincretismi tutti i culti portati successivamente dall’esterno, compreso il Cristianesimo. Tra maschere tradizionali, Janas e Giganti c’erano perciò i margini per dare vita a un impianto fantastico autonomo e coerente in sé e per sé, e credo davvero di essere riuscito nel mio intento.

P: Cosa pensi dell’evoluzione della narrativa “young adult” in Italia e all’estero?

A: sarà perché ho avuto la fortuna di lavorare in Inghilterra con la DFB, l’editore della saga di Philip Pullman His Dark Materials (La Bussola d’Oro), ma non nutro alcuna insofferenza per la tag “YA”, come spesso invece vedo in Italia. Il genere ha delle potenzialità enormi, perché potenzialità enormi ha la fantasia e la forza creatrice dei giovani lettori. Essi offrono una sfida narrativa ed editoriale che è per me una delle più avvincenti. Ho approfondito l’argomento da poco in un articolo della mia rubrica Nella pancia del drago, lo trovate qua.

P: Cosa pensate della percezione della narrativa di genere nel nostro paese?

A: tasto dolente. Il dato di fatto è che il genere fantastico – sia fantasy che sci-fi che weird e horror – proprio per la sua intrinseca libertà e la necessità di mimesi del narrato, rappresenta uno dei generi narrativi più tecnici che esistano. Al grido di “tanto è fantasy”, anche grosse case editrici hanno pubblicato spesso un Made in Italy imbarazzante. Negli ultimi decenni, l’assalto di blog letterari agguerriti ha in parte portato alla luce il “misfatto”, ma al tempo stesso ha generato una sorta di terrificata paralisi per chiunque si volesse cimentare nel genere, descritto come perso per sempre. Credo invece che, sia un po’ per spinta dei suddetti blog che per l’espandersi della pratica della lettura in lingua originale (che per il fantastico è quasi sempre l’inglese), al momento in Italia sia al lavoro una generazione di cretivi dalle idee dirompenti e dagli strumenti affilati il tanto giusto da poter dar vita a belle storie con professionalità. Se Iskìda è una di queste, sta al lettore dirlo.

D&D: Siamo d’accordo con Andrea su tutto e aggiungiamo che l’impressione generale è di un persistente snobismo verso tutto ciò che non è mainstream. Nonostante la nostra esperienza professionale sia più legata al fumetto che alla narrativa, dobbiamo dire che ritroviamo problematiche simili tra i due mondi.



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Emilio Bellu

Scrittore, cineasta, giornalista, fotografo, musicista e organizzatore di cose. In pratica è come Prince, solo leggermente più alto e sardo. Al momento è di base a Praga, Repubblica Ceca, tra le altre cose perché gli piace l'Europa.

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