The Cat Lady – Tra depressione e pressione

Giocando a The Cat Lady si ha l’impressione, sin dall’inizio, di trovarsi davanti ad un’opera d’alto livello, caratterizzata da una elevatissima qualità generale, impressione poi fortunatamente confermata anche dal resto dell’avventura.

The Cat Lady si presenta come un’avventura grafica con le radici piantate ben salde nel terreno del medium di provenienza, ma che non disdegna qualche ammiccamento ad altri media, quali la fotografia e, specialmente, il cinema. Questo è bene chiarirlo subito per evitare le incomprensioni che potrebbero derivare da una interpretazione scorretta del gioco in questione e delle sue meccaniche, come vedremo meglio in conclusione del discorso.

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Giusto due note sulla trama, colonna portante del gioco: Susan Ashworth è una donna sola che ama (ed è amata) dai gatti, unica presenza “altra” in una vita altrimenti vuota. Una sera Susan decide di farla finita, e inizia un lungo viaggio nei terreni incolti ed aridi della (propria) depressione. Le premesse del gioco sono indispensabili per poter apprezzare lo stile scelto da Harvester Games nel confezionare The Cat Lady.

L’aspetto grafico non ha convinto tutti, almeno non fino in fondo: chi si è lamentato dello scarso valore degli artwork dei personaggi, chi della scarsa “prestanza” del motore di gioco. In questa sede ciò che ci interessa maggiormente è la componente stilistica del lavoro, che risulta ben fatta e decisamente adatta alle atmosfere del gioco tutto. Se l’avventura si dipana, come è facile intuire (anche solo dalle immagini qui proposte), principalmente attraverso ambientazioni lugubri e spoglie, disturbanti e stranianti, a metà fra l’incubo ad occhi aperti e quello ad occhi chiusi, e se la sensazione di pesantezza riesce a regnare sovrana nel corso del gioco, è anche grazie alle ottime scelte estetiche operate da Michalski e compagni. Se proprio vogliamo entrare nel dettaglio tecnico delle animazioni possiamo dire che, sì, non siamo all’eccellenza del genere, ma proprio l’imperfezione, la “frammentarietà” riscontrabile nei passi della protagonista contribuisce al tono del gioco, caratterizzato da tematiche mature e spesso molto forti. Il complesso creato da personaggi e luoghi in cui si svolge l’azione risulta quindi coerente e ben variegato, garantendo all’occhio la sua parte.

L’avventura consiste nel prendere il controllo di Susan (con poche, apprezzabili, eccezioni), risolvere enigmi, leggere molti dialoghi e compiere scelte con ripercussioni più o meno importanti. Sugli enigmi e sulle scelte torneremo in un secondo momento, mentre, per quanto riguarda i dialoghi, le “chiacchiere” fra i personaggi si assestano su alto livello di scrittura, con alcuni picchi drammatici, ma anche con un paio di battute sottotono. Ci troviamo comunque al cospetto di una storia ben narrata, piena di personaggi caratterizzati perfettamente e capaci di restare nella mente del giocatore anche a schermo spento. The Cat Lady presenta un mondo in cui non si vorrebbe mai smettere di leggere, in cui gli innumerevoli scambi verbali scorrono bene, complice anche un doppiaggio sempre all’altezza e intonato alle varie situazioni affrontate. Al discorso sul doppiaggio legherei anche quello sull’ottima colonna sonora, costituita da diversi ritmi e qualità di suono, e adatta ai vari momenti della narrazione. Lo stesso dicasi per il buon uso degli effetti sonori.

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Dicevamo che anche le scelte svolgono un ruolo all’interno dell’economia di gioco: infatti, in alcuni momenti, sarà possibile prendere una decisione in grado di influenzare lo scorrere degli eventi, con un incedere che va ad intensificarsi (anche emotivamente) verso la fine dell’esperienza.

Lo accennavo in apertura: la questione del gameplay è spinosa. Leggendo diverse opinioni e recensioni, capita di imbattersi più o meno nelle stesse constatazioni: facilità degli enigmi rispetto alla media delle avventure grafiche, subordinazione della parte ludica all’elemento narrativo, con conseguente svalutazione delle meccaniche, ritenute quasi un passaggio obbligato, un punto di raccordo tra un momento della narrazione e un altro. Così facendo, però, a mio avviso, si rischia di compromettere un gioco criticandolo per ciò che non è.

Se The Cat Lady non introduce complicatissimi enigmi, che richiederebbero ore per essere risolti, è per rendere l’esperienza nel suo complesso il più fluida possibile, evitando di appesantirla con troppi elementi. Ma ciò non vuol dire che il gioco in questione sia un “non-gioco” (definizione opinabile ed essenzialmente vuota), un gioco che poteva tranquillamente essere un film o un fumetto – in tal caso gli sviluppatori avrebbero optato per la produzione di un film o di un fumetto. Per questo si diceva che The Cat Lady sa come utilizzare quello che potremmo chiamare lo “specifico videoludico”, ovvero l’interattività. Il fatto di proporre enigmi per così dire “semplificati” non mina alla base la “videoludicità” del titolo, ma ne snellisce i ritmi focalizzando la propria attenzione sull’interazione tra personaggi, sui dialoghi e sull’atmosfera in cui il giocatore si trova in qualche modo immerso.

The Cat Lady è un gioco capace di avvolgere, di farsi amare (a patto che siate disposti ad entrare nella sua logica e “devianza”), e di tracciare un itinerario nei luoghi della depressione, dei dubbi e delle paure umane.



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