Oddio stroncature. Ai miei tempi sono stato il “primo della classe” alle medie e uno studente “così così” al Liceo Classico, dove mi sono sempre dovuto impegnare al massimo per arrivare in extremis a scampare gli esami di riparazione (e due volte non ci sono riuscito). Quando andavo al Liceo, portare a casa un sei o un sette era una ragione più che valida per stappare una bottiglia di champagne e darsi senza freni a copiose libagioni. Il punto è che Bungie non è uno sviluppatore “così così” ma decisamente un “primo della classe” e quando i primi della classe tornano a casa con una mera sufficienza…beh, molto spesso non sono accolti da volti particolarmente sorridenti.

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Le review di Destiny che in queste ore vengono finalmente pubblicate dai principali siti videoludici mondiali, sono moderatamente positive ma non entusiastiche. Il gioco è bello, diverte, ma è ben lungi dall’essere una rivoluzione copernicana o una pietra miliare. Bene, si dirà, tanto basta. E invece no. Perché Destiny era IL titolo del 2014. L’AAA per antonomasia. Il system selling (per PS4, almeno). L’epifania. Il nuovo verbo. L’annunciazione. Il Re Sole. Cthulhu. Sarebbe stato logico aspettarsi una pioggia di 10, 110 lode e bacio accademico, A+ etc. etc. Invece no.

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La prima cosa che posso dire di Destiny è che ha rotto i coglioni. Ben prima di arrivare nei negozi. Mi rendo perfettamente conto che oggi il tam tam mediatico parta nel momento esatto in cui l’azienda X annuncia di voler sviluppare il gioco Y (basti pensare a Nintendo e a Super Smash Bros, di cui sappiamo TUTTO, tranne che la data d’uscita per WiiU). Però “ogni limite ha una pazienza” e stavolta questo limite è stato ampiamente superato. Non facendo più il giornalista (per fortuna, mia e vostra) non ho partecipato al carrozzone promozionale allestito per il lancio di Destiny, ma ricordo bene l’atteggiamento vanesio dimostrato da Bungie nello svelare il gioco (in particolare una lunghissima trasferta organizzata per i giornalisti delle testate nostrane che si risolse in zero informazioni utili sul gioco e molta aria fritta) , manco si trattasse della formula per trasformare il ferro in oro o garantirsi l’immortalità. Aggiungiamo a questo atteggiamento da prime donne, da “patroni ti mondo” certi di ottenere un plebiscito la leggenda dei 500 milioni, la realtà dell’avere la nuova ip più preordinata della storia, la pubblicità onnipresente, Macca e un tira e molla durato due anni e rotti.

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Stavolta invece, finalmente, si è semplicemente riconosciuto che la montagna ha partorito il topolino. La ciambella ha il buco ma non è poi così gustosa. Così, senza drammi. Si è verificata una rarissima win-win situation: Activision si frega le mani perché è già rientrata nei costi, grazie ai numerosi babb…utenti che hanno preso il gioco al day one (MAI farlo, fosse solo per avere la forza di guardarsi allo specchio), Bungie è felice perché ha comunque centrato l’obiettivo, i giornalisti possono finalmente farsi beffe di coloro che gli danno dei prezzolati/venduti/corrottipagatidallavvocatoagnelli e i troll possono allegramente andarsene affanculo.

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La “normalizzazione” di Destiny è la prima buona notizia per l’industry (ed in particolare per la stampa videoludica) in un anno in cui, a mio parer, le non-notizie e l’isteria l’hanno fatta da padrone. Penso alla risibile querelle relativa al sesso dei personaggi dei videogiochi, al non-caso Sarkesian, alle farneticazioni da “regista affermato” che sono riscontrabili nelle dichiarazioni di moltissimi game designer. Su queste non-notizie sono stati alimentati dibattiti, si sono spesi fiumi di parole, centinaia di editoriali, gigabyte di podcast mentre, per come la vedo io, ben altri argomenti (sì, sono un benaltrista videoludico, e allora?) avrebbero dovuti essere stigmatizzati.

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L’industry è da tempo diventata insopportabile: conferenze piene di nulla, giochi annunciati con anni di anticipo sulla release effettiva, figure barbine (MS che prima banfa “TR esclusivo!!!”, poi ritratta dopo nemmeno 24 ore), “first on”, Dlc già presenti sul disco, titoli ingiocabili al day one, balle su balle (sempre MS su Kinect, se avessi tempo vorrei fare un collage di tutte le puttanate dette su quella periferica negli ultimi anni). Non so, molto spesso ho l’idea che gli utenti vengano costantemente presi per il culo (che molti se lo meritino è un altro discorso). Su queste tematiche ho letto poco e niente o comunque non abbastanza, mentre avrei preferito molte più prese di posizione e critiche dirette (le interviste ai game designer sono agghiaccianti), perché QUESTI sono i veri problemi del settore ludico oggi. Spero che la mancata-genuflessione nei confronti di Destiny possa trasformarsi nel primo passo verso un mondo videoludico migliore. E adesso me ne torno a giocare a Rainbow Island



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Andrea Chirichelli

Classe '73. Giornalista da tre anni, ha offerto il suo talento a riviste quali Wired, Metro, Capital, Traveller, Jack, Colonne Sonore, Game Republic e a decine di siti che ovviamente lo hanno evitato con anguillesca agilità. Ha in forte antipatia i fancazzisti, i politici, i medici, i giornalisti e soprattutto quelli che gli chiedono foto.

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14 Comments

  1. bell’analisi, senza cazzi e mazzi

  2. Non so, comprensibile ma un po’ stucchevole l’analisi sul tartassamento promozionale che precede il lancio delle grandi produzioni. A livello di numeri l’industria dei videogiochi è da anni paragonabile ai settori tradizionali dell’intrattenimento. Se gli studi cinematografici spendono milioni di dollari in marketing per il lancio del megablockbuster di turno, non mi aspetto che colossi come Activision e Ubisoft adottino strategie molto diverse. I bei tempi del super nes erano bei tempi ma il mercato ora è molto cambiato, sia in qualità che quantità.
    D’accordo sul resto. Anzi, mi piacerebbe un approfondimento su quanto la nuova critica videoludica “intellettuale” stia iniziando a rompere i coglioni.

    1. Grazie per il feedback e per lo spunto, ci lavoreremo.

  3. Grande la citazione di Totò, calza a pennello.

  4. Non leggevo da mesi un articolo così potente! Standing ovation!

  5. ok non ti è piaciuto il marketing legato a questo prodotto ? rispetto la tua opinione . ma avrei preferito se parlassi di più del gioco e non di tutta la solfa che c’e dietro . capisco che in un mondo popolato di giochi enormi ormai uno si aspetta gli attori in carne e ossa che si menano nel salotto di casa propria , ma di fatto il gioco è carino , è solido , non puoi dire che non è fatto bene , e non mi riferisco alla blasonata grafica ( stando li a contare le virgole nei benchmark ) ma dal punto di vista tecnologico , io al day one non ho mai visto un gioco che non avesse problemi , e invece ? qua cio giocato tutto il giorno e non ho mai avuto nemmeno un filo di lag , una disconnessione , un problema un bug , giocavo e mi zompettavano affianco mille utenti senza causare nessun problema . se ti piace il genere non dirmi che non passerai almeno il prossimo mese a giocarci .

    1. Ma il pezzo E’ su tutta la solfa che c’è dietro. Che Destiny sia bello o brutto a me non interessa. Interessa invece constatare che, per una volta, i media non si sono fatti abbagliare dalla maestosità della produzione e relativo battage ma hanno giudicato il titolo per quel che è.

  6. Ottimo articolo, come sempre.

  7. concordo su tutto… ma un pre-order nei prossimi mesi lo faro’ : the witcher!

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