Non so rispondere alla domanda del titolo, ci proverò più avanti, ma quel giorno è stato certamente un brutto giorno. Sfogliando le pagine dei siti di videogiochi, leggendo le recensioni, osservando con sopracciglio inarcato a livelli ancelottiani le diatribe che si scatenano nei forum o i “casi” che vengono fomentati ad arte dagli stessi giornalisti del settore (ogni riferimento al Gamergate è puramente casuale), mi rendo conto che oggi i videogiochi sono stati quasi completamente svuotati della loro essenza e riempiti con un qualcos’altro che non capisco e che sicuramente non mi piace.

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E’ di palese evidenza che l’industry, col passare degli anni, abbia acquisito un invidiabile cinismo, che oggi le permette di perpetrare le peggiori nefandezze ai danni degli acquirenti, senza che questi battano ciglio (inutile fare listoni, basta pensarci un attimo e fare 1+1). In compenso l’enfasi posta sulle sovrastrutture che appesantiscono i videogiochi, ha contribuito alla proliferazione di polveroni mediatici di interesse reale pari a zero, ma capaci comunque di far versare fiumi di parole e opinioni non richieste con un’unica conseguenza: che del “gioco-gioco” non si parli mai o poco, quasi fosse un elemento accessorio.

Qualche esempio recente? Polygon e Bayonetta 2: il gioco è bellissimo, ma si becca un voto “buono ma non ottimo” (7,5 per la cronaca) , perché a giudizio del recensore è “sessista”. Voglio dire, il personaggio è noto, il secondo episodio è fondamentalmente un more of the same, i realizzatori sono più che celebri per il taglio che danno ai loro giochi, se qualcuno trova offensivo che la camera della regia virtuale sia vagina-oriented…beh, problemi suoi. Questa rappresentazione intacca il valore ludico del titolo? No. Quindi perchè penalizzarlo?

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A volte penso che la spasmodica ricerca della narrazione e del “significato” a tutti i costi, l’enfasi sul lato artistico a scapito della pura meccanica ludica (giocabilità, immediatezza, risposta ai comandi, level design) unita ad un’autistica attenzione verso il dato tecnico (è a 1080p? scorre a 30 o 60 fps?) stia provocando danni irreversibili ai videogiochi. In virtù di questa deriva oggi qualsiasi tizio che programma un indie caruccio da vedere ma le cui meccaniche copiano quelle di un arcade X degli anni ’80 (caso che avviene 99 volte su cento) si erge a guru del settore; di ogni titolo che abbia minime velleità narrative si deve fare l’esegesi e se poi si rivela una palla al cazzo da giocare…“beh, però ha una bella storia e un solido ed appassionante impianto narrativo”. Ogni anfratto ed orifizio ludico deve essere scandagliato con perizia alla ricerca della ragione per cui. Giocare e basta (e magari divertirsi) no, pare brutto. Avanti con gli -ismi e gli -esimi e tanti saluti al mero disimpegno.

Oh, per quanto mi riguarda anche in questo ambiente, così diverso da quello che mi vide ingenuo frequentatore di sale giochi e possessore di console a zero bit, ci sto benissimo lo stesso, sia chiaro. Leggo e vedo cose che mi fanno scrollare le spalle, ma se il mondo va in questa direzione, che posso farci? Il mio GOTY 2014 è Captain Toad, anche se devo ancora giocarlo e deve ancora uscire, perché so per certo che mi divertirò da morire, ci passerò le ore con un sorriso ebete e meravigliato e non sarà in alcun modo contaminato dalla moda dell’approfondimento obbligatorio.

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Ora, per provare a rispondere alla domanda del titolo e per chiudere questa riflessione, credo che ancora oggi tutti coloro che gravitano attorno al mondo dei videogiochi soffrano di un complesso di inferiorità rispetto agli altri medium (cinema, televisione, letteratura). Giocare e basta non basta. Bisogna spiegare, decifrare, interpretare, commentare, delucidare, enfatizzare. E allora mi chiedo: non è che questa spinta verso l’autorialità, la narrazione, il segno ed il significato non sia altro che un abile mantello illusorio per distrarre il pubblico e fargli dimenticare che lo scopo principale dei videogiochi è il divertimento? Non sarà forse che oggi a sapere programmare videogiochi sono rimasti in pochi? Avrei una risposta…



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Andrea Chirichelli

Classe '73. Giornalista da tre anni, ha offerto il suo talento a riviste quali Wired, Metro, Capital, Traveller, Jack, Colonne Sonore, Game Republic e a decine di siti che ovviamente lo hanno evitato con anguillesca agilità. Ha in forte antipatia i fancazzisti, i politici, i medici, i giornalisti e soprattutto quelli che gli chiedono foto.

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20 Comments

  1. Concordo su tutto… la situazione del mondo videoludico sta peggiorando in maniera preoccupante, anche perché adesso al centro di tutto non c’è più il vero divertimento oppure il sano confronto per scoprire come arrivare all’ultimo boss, ma soltanto la ricerca spasmodica di argomenti da “console war” che possano attirare visite, commenti, diatribe inutili, ma che fanno tanto eco utile in ottica marketing. Spero tanto nel mondo indie… credo sia l’ultima speranza del nostro hobby preferito.

  2. Che lo scopo finale dei videogiochi sia “essere divertenti” è discutibile. Solo un subset (sostanzioso) di videogiochi è sviluppato con il divertimento in mente. Alien Isolation non è divertente (fosse anche un gioco perfetto, cosa che pare non essere), Silent Hill non è divertente, molti strategici non sono “divertenti” in senso stretto. La roba Nintendo è fatta per farti divertire, su quello siam d’accordo.

    Sulle fisse vaginali di Polygon ok, sbroccano volentieri e con Bayonetta onestamente credo abbiano maliziosamente ignorato l’intento del gioco. Detto questo l’industria ha dei grossi complessi verso il genere femminile ed è un fatto. Anche solo considerando chi i giochi li SVILUPPA, parliamo in ratio maschi/femmine di 4 a 1 (e siamo super larghi, qui da me, nel progressista e femminista Nord Europa, sono l’8%). Senza nemmeno parlare di non bianchi, che dallo sviluppo sono praticamente assenti, così come dal giornalismo di settore (praticamente c’è solo Croal). Insistere che “alla fine son giochetti non ci rompete i coglioni” è francamente mettersi il prosciutto sugli occhi, quando poi la realtà da forum è questa:

    http://imgur.com/0dapztz

    1. allora, visto che Disqus non mi fa loggare, rispondo come Guest :-D
      Quanto al problema di “gender diversity” all’interno delle softco, che ti devo dire? Non mi vengono in mente nemmeno compositrici di musica classica (sicuramente ce ne sono a pacchi), ma non considererei per questo la musica classica sessista. Oggi ti basta poco, anzi nulla, per diventare game designer. Magari non ti prendono nelle poche big ludiche rimaste, ma puoi crearti una carriera lo stesso a prescindere da età, sesso, razza e sanità mentale (vedi il tizio di Fez). Idem dicasi per il giornalismo di settore, anzi, in quest’ ultimo caso, visto che oggi uno youtubber/blogger conta MOLTO di più di un giornalista dei siti “specializzati” direi che c’è ampio spazio per chiunque voglia cimentarsi in questa professione. Quanto al “divertire” va OVVIAMENTE inteso come “intrattenere” e questo lo fanno anche Alien e Silent Hill. Discutere di quello che sta ATTORNO ai giochi va benissimo, ma IL GIOCO va comunque tenuto al centro dell’attenzione, altrimenti parliamo (solo) d’altro. Anni fa credevo che l’evoluzione del medium sarebbe passata necessariamente attraverso un ispessimento della narrazione, ma temo che oggi si stia partendo un’po troppo per la tangente. Detto ciò, gli obiettivi del pezzo sono più i produttori di rumore attorno ai giochi che i game designer, anche se credo che questi ultimi ci marcino parecchio per mascherare le loro mancanze.

      1. http://www.theguardian.com/music/2013/sep/06/marin-alsop-proms-classical-sexist

        http://www.theguardian.com/music/2014/feb/04/sexism-rife-classical-music-marin-alsop-james-rhodes

        Son d’accordo con Tommaso in generale, ma la recensione di Polygon è effettivamente paracula, Bayonetta ha un tono talmente assurdo che quel tipo di critica è in gran parte fuori luogo (ma avrebbe senso per un gioco che si prende sul serio, tipo Heavy Rain o simili).

  3. Molto in disaccordo su tutto.
    I videogiochi sono diventati una cosa seria quando sono diventati un fenomeno pop di dimensioni considerevoli. Hanno deciso di raccontare storie, per cui hanno incorporato elementi narrativi sempre più complessi e derivanti dal cinema. Ok. È una tendenza oggettiva, può piacere oppure no, ma è insensato cercare uno scopo primordiale del medium per dire “i videogiochi sono quello, tutto ciò che si discosta è un videogioco corrotto”. Il videogioco si è evoluto, si è sporcato, si è contaminato. Può piacere un botto e può far cagare questa cosa, ma non si può dire che i videogiochi a zero bit erano più videogiochi di questi qua. O, che più o meno è lo stesso, che questa cosa stia provocando “danni”: In base a quale parametro, in base a quale barra della vita? :)

    Questo è un fatto. Sul sessismo è un altro paio di maniche. È legittimo valutare un prodotto di massa, come è un videogame oggi, a 360 gradi. Questo implica analizzare anche i significati, non solo le meccaniche di gioco. E questo anche se fosse il gioco più arcade uscito nel 2014. Dire che questa cosa non debba essere presa in considerazione, che in fondo conti solo il divertimento, secondo me è un fatto un po’ ingenuo. In particolare, il sessismo passa sempre per mezzi dentro i quali non è la cosa più importante, ma sempre una decorazione.
    Proprio questo è il punto. Non possiamo far tornare indietro le lancette. Il videogioco porta dei significati (non il Significato della storia, proprio dei significati, come qualunque opera dell’ingegno), il videogioco comunica a tantissime persone. Accettiamolo e facciamoci i conti, possibilmente senza fare i puristi che rimpiangono i bei tempi andati.

    1. Chiaro, però facendo le debite proporzioni è un tema che esiste dai tempi di Custer’s Revenge per 2600 e non mi pare che ci sia stata una particolare evoluzione in questo senso (lo stesso problema vale per esempio per gli anime, dove peraltro la componente ecchi/ harem sta poderosamente aumentando). Proprio per questo credo che una maggiore attenzione a giocabilità e immediatezza a scapito di una narrazione ed una rappresentazione che si presta a derive poco piacevoli, sia preferibile. I giochi Nintendo, per dire, non prestano mai il fianco a polemiche di questo genere e quando capita (penso al fatto che in Tomodachi Life non ci si possa sposare tra esponenti dello stesso sesso), scusa, ma io vedo una forzatura incredibile e pure una certa malafede.

      1. Non ero a conoscenza della questione Tomodachi.
        Correggimi se sbaglio, lì la polemica però è nata dal fatto che inizialmente (per un bug o qualcosa del genere) le unioni omosessuali erano di fatto possibili. Quindi quando Nintendo ci ha messo una pezza il caso giornalistico era già montato. Questo fa la differenza, se vogliamo analizzare le dinamiche della stampa, perché se non ci fosse stato sto bug nessuno avrebbe mai detto niente, e le unioni eterosessuali sarebbero rimaste le uniche possibili.

        Io penso però che le cose vadano divise. Certo, c’è un atteggiamento dei giornali al limite dello scandalistico (ma non è l’unico campo in cui la critica di genere viene affrontata come se fosse una macchietta), ma bene che si cominci a parlare di questi argomenti in senso critico.
        Il punto però è un altro. Compito di un recensore dovrebbe essere valutare un videogioco per quello che è, non per quello che vorrebbe che fosse. Non si può recensire solo il gameplay! Se un recensore non scrive e non valuta il significato di un videogioco, beh vuol dire che non l’ha recepito. Vuol dire che non è sensibile a quei significati, o che non li trova rilevanti. Io il sessismo lo trovo rilevante, sempre, e quindi mi verrà da pensare che il recensore, probabilmente nel giornalismo videoludico da un po’ di tempo, è uno dei paraocchiati responsabili autoreferenziali dell’attuale andazzo.

        Tu dici “non è mai cambiato niente”. Ma se la critica ha sempre ignorato il problema! È saltato agli onori della cronaca con una certa dignità da poco. L’atteggiamento della censura, quello che punta il dito dall’esterno, fa il paio con quelli che “i videogiochi producono violenza”: non genera dibattito, si limita a scandalizzare. Se non c’è un’AUTOanalisi seria del settore non si va verso la soluzione del problema, IMHO.

        1. Concordo pienamente con quello che scrivi Valerio: i giochi si sono evoluti, get over it.
          Diversamente da 20 anni fa abbiano ora un offerta videolunica diversa, accanto ai classici giochi arcade e 32-bit si sono sviluppati altri tipi di giochi molto più complessi, ma non per questo motivo meno divertenti da giocare. E la normale conseguenza è cambiare anche il nostro approccio ai giochi, criticandoli e apprezzandoli da più punti di vista.

          Quando leggo post come questi sembra invece che le conversazioni attuali su aspetti secondari stiano uccidendo il sistema di gioco.
          “oggi i videogiochi sono stati quasi completamente svuotati della loro essenza”: ma dove? cos’è questa esagerazione? la loro essenza rimane, nessuno l’ha mai tolta.
          Qual’è il problema se gli articoli oggi non vertono solo gameplay, ma anche su altre caratteristiche. Leggo le recensioni dei nuovi giochi e il gameplay continua cmq ad essere uno degli argomenti più rilevanti. Se al loro interno compaiono poi altre questioni secondarie, vuoi che siano i personaggi, il razzismo, il sessismo o qualsivoglia altra problematica che a voi non interessa perchè a voi non tocca, ma cosa vi importa?
          Ignoratela, i vostri giochi non cambiano, queste critiche non cambiano il vostro divertimento nel giocare e non spingono certo gli sviluppatori a tralasciare il gameplay. Al massimo gli sviluppatori ingloberanno, accanto ad un buon sistema di gioco, anche altre caratteristiche.
          Personalmente trovo il comparto audio l’aspetto meno rilevante quando gioco, ma se un recensore toglie un punto ad un gioco quando lo valuta perchè l’audio è pessimo, lo capisco, perchè per lui è importante, ma anche chissene frega, è una sua opinione, l’accetto, in fondo la mia personale esperienza di gioco non ne viene alterata.

          1. Non ci avete capito nulla, invece. Intanto sulla questione di Tomodachi, il bug non era vero, erano solo delle immagini fake create da degli omosessualisti estremi per scatenare polemiche, e aggiungo una cosa: se tutte queste discussioni sugli aspetti frivoli dei videogiochi non danneggiano il gameplay, perché abbiamo sempre più giochi tutti uguali ma in cui cambia, che so, solo la storia? E poi, lo sapete che Bayonetta è quanto di meno sessista possa esistere, solo che ormai vedere omofobia e sessismo ovunque va di gran moda e bisogna criticare a cazzo? Leggete qua: http://www.nintendon.it/bayonetta-il-sessismo/

            E poi, il sonoro è certamente più importante della storia o della grafica, in un videogioco! Delle disavventure della nuova Lara Croft, ma anche della storia di un Tales of (che pure mi piace), me ne dimentico dopo un mese, ma le musiche di Zelda, di Final Fantasy o di Super Mario mi resteranno sempre impresse!

          2. Ti faccio prima di tutto notare una cosa:
            Esistono gli omosessuali, non gli “omosessualisti”.
            “Omosessualista” è quel tipo di espressione creata dai cattolici e altri gruppi avversi a chi si batte per i diritti delle persone omosessuali unendo “omosessuale” alla desinenza “ista” usata di questi tempi soprattutto in appellativi rivolti a gruppi pericolosi per la sicurezza pubblica, come “islamista”, “terrorista”, in modo da terrorizzare le persone che ascoltano le loro sconclusionate dabbenaggini sfruttando l’assonanza con parole associate a pericoli veri.
            Per farti capire il livello intellettuale di chi conia o usa queste espressioni, ti ricordo che faceva sfoggio di molto simili nei suoi deliranti sermoni televisivi il signor Giuseppe Giralico, che alcuni ricorderanno grazie a Mai Dire Tv, programma della Gialappa’s Band di più di venti anni fa.

            Riguardo alla musica:
            Mario, Final Fantasy e Zelda usano la musica in maniera non molto moderna per il campo dei videogiochi.
            Si tratta di un modo di concepirla che è poco adatto ai nostri tempi e alle possibilità che oggi offre la tecnologia.
            Non mi lamento, bada, della qualità della musica in quanto tale, che è eccellente perchè composta da autori che conoscono la tecnica.
            Ma oggi questo modo di usare la musica nei videogiochi, con un brano di una durata superiore al minuto e mezzo, con una melodia che è il suo tratto predominante, pensata per caratterizzare fortissimamente una particolare situazione o personaggio, non è più adatto.
            Visto il livello di interattività molto più variabile in base agli input del giocatore rispetto ai tempi dei giochi in due dimensioni, sembra essere più appropriato l’uso di svariati layer, da sovrapporre come accompagnamento ad un brano dalla personalità adatta ad una situazione più generica e meno particolareggiata, più sottile e sofisticatamente allusivo per ciò che può accadere al giocatore, piuttosto che suggerire solo una di tante azioni fra quelle che il giocatore può compiere e le loro conseguenze.

  4. Rimanete pure indietro voi nostalfag. Oggi i videogiochi sono ARTE, il divertimento è un cazzo in confronto alla maestosità di un titolo che riesce ad offrirti molto più del “divertimento” da bimbetti delle medie.

    1. Non è nostalgia, ma voglia di liberarsi dal linguaggio del marketing.
      Un gioco non è bello in quanto “cinematografico” (poichè pesantemente infarcito di storia intesa come concatenamento invariabile di eventi) come scrivono spesso nelle copertine, esattamente per lo stesso motivo per il quale un film non viene definito bello a scopo pubblicitario in quanto somigliante a ciò che viene fatto nel campo(per esempio) della fotografia.

  5. E’ un po’ di tempo che FACCIO videogiochi (sono un grafico) e mi diletto un minimo di game design. Ho incontrato parecchia gente alle prime armi ed una delle frasi piu’ gettonate e’ “ho un storia bellissima per un videogame” : con il mio proverbiale savoir faire, la mia risposta media e’ “Lo sai qual’e’ uno dei pochi media che puo’ permettersi di non avere una storia? Il videogioco.” Il tuo articolo incarna il pensiero di molti: lasciateci GIOCARE in pace.

  6. Grande Andrea. Condivido tutto. Debbo dire che anch’io spesso e volentieri mi lascio trasportare dalle storie nei videogiochi, scoprendo poi, il più delle volte che troppa realtà stona e rende il tutto meno credibile. A parte questo, non disdegno mai il gameplay puro. E non venitemi a rompere il cazzo che solo i vg con la storia sono arte, lo sono pure quelli con il gameplay.
    E aggiungo: Captain Toad è anche il mio GOTY 2014 :)

  7. Complimenti, bellissimo articolo. Sono d’accordo su molte cose!

  8. Come molti dei commentatori di questo articolo sono convinto che i videogiochi siano arte e che il medium videoludico sia ormai un fenomeno sociale che travalica decisamente i confini del mero intrattenimento. Anzi, sono seriamente convinto che in questo secolo il videogioco svolgerà il ruolo che nel secolo scorso svolse il cinema.

    Detto questo sono più in accordo che in disaccordo con l’autore. Affrontare i temi del sessismo e della discriminazione nei videogiochi e del mondo che gli si muove attorno è importante. Puntare il dito contro le pareti di vetro che nonostante l’accessibilità, mai alta come oggi, alla programmazione videoludica (stiamo vivendo una seconda “garage age”, dove chiunque abbia abilità o idee può sedersi al pc, premere tre tasti e dirsi “sono un programmatore” come fece Sid Meier ai tempi ;) ) e al giornalismo di settore, fan si che siano ancora ambienti fortemente maschili e bianchi per mentalità è necessario ma c’è modo e modo di farlo.

    Sinceramente queste manfrine per cui si abbassa il voto a un videogioco che gioca palesemente sul cliché della femme fatale mi sembrano il degno contraltare di EDGE che assegna un voto mediocre a Heavy Rain perché non è abbastanza videogioco secondo i suoi sacri canoni.
    Sono miseri arroccamenti su posizioni sterili di gente a cui frega molto più sbandierare il vessillo di tre principi in croce, per farsi sentire e far casino pro domo propria, che approfondire veramente il prodotto che ha davanti e cercare di recensirlo a 360° tenendo conto del gameplay E della storia E del messaggio ma con il buon senso e il discernimento che dovrebbero accompagnare ogni disamina seria e scevra da pregiudizi.

    Se no il prossimo passo quale sarà? Smontare Captain Toad perché non c’è una storia profonda e la sua testa a fungo ricorda un glande? Stroncare MGS V perché la storia è bellissima ma è un film capolavoro inframmezzato da brevi sequenze di gameplay (ok, Kojima ha promesso che a ‘sto giro non sarà così ma prima di fidarmi voglio vederlo coi miei occhi :P )?

    Ecco, MGS V offre un altro spunto interessante. Appaiono le immagini di una soldatessa, uno dei personaggi della storia, vestita con meno tessuto di quello necessario a un paio di pantaloni.
    Fatto: ci sarà una soldatessa seminuda e molto gnocca
    Reazione: E’ partita una campagna contro Kojima e il suo personaggio sessista

    Ma ha senso questa cosa? Non si sapeva niente di questo personaggio. Non si sapeva il nome, non si conosceva la sua storia personale, il suo ruolo nella trama eppure è bastato il suo essere bella e poco vestita per scatenare una campagna che ha costretto Kojima a rendere conto delle sue ragioni e questo ben prima che i fautori di questa campagna potessero giudicare compiutamente se quel personaggio avrà o meno un ruolo sessista in MGS V.
    Magari è una Lady Godiva (eroina tutt’altro che asservita a logiche maschiliste e che è celebre per una cavalcata da NUDA) della storia del videogioco ma s’è deciso che no, è una icona del maschilismo strisciante, così, da una immagine.

    E’ un po’, per fare un parallelo, come se nel trailer del prossimo film di Star Trek comparisse un personaggio nero con la tuta rossa e montasse lo scandalo e le accuse di razzismo verso JJ Abrams, prima ancora di sapere se quel personaggio è effettivamente un personaggio-inutile-che-muore-per-primo o uno dei personaggi centrali del film.

    Secondo me è il caso di darci tutti una calmata e riprendere un po’ di lucidità perché se vogliamo davvero affrontare le grandi questioni che girano dentro e attorno ai videogiochi non è affrontandoli così che arriveremo a qualcosa.

  9. “E allora mi chiedo: non è che questa spinta verso l’autorialità, la
    narrazione, il segno ed il significato non sia altro che un abile
    mantello illusorio per distrarre il pubblico e fargli dimenticare che lo
    scopo principale dei videogiochi è il divertimento? Non sarà forse che
    oggi a sapere programmare videogiochi sono rimasti in pochi? Avrei una risposta…”
    La mia risposta è si.
    E il più grande segno di un complesso di inferiorità lo dà Sony, quando per esempio maldestramente assume gente come Tyler Bates per comporre le musiche di God of War Ascension, perchè siccome lui viene dal campo cinematografico può dare l’impressione di grande professionalità che ai compositori professionisti dell’industria dei videogiochi invece mancherebbe.
    Ho scritto “maldestramente” perchè Bates invece è fra i peggiori professionisti del suo settore perchè coinvolto nello scandalo della colonna sonora di 300, che includeva brani plagiati dalla colonna sonora di Titus composta Elliott Goldenthal, per cui assumere uno che viene dal campo del cinema ma ha fatto una cosa simile non aggiunge alcun prestigio nè dà un’aria più professionale e seria al gioco.
    Stessa cosa vale per quella colossale pippa di Henry Jackman, uno noto per film nei quali ha fatto molto poco in realtà(Il Gatto con gli Stivali è una scadentemente realizzata parodia delle colonne sonore di Horner per Zorro e le chitarre sono di Rodrigo y Grabriela e per ciò che riguarda la quantità di lavoro suo si può dire che abbia fatto molto poco, X-Men L’Inizio ha una melodia principale plagiata da una del secondo film X-Men 2 composta da John Ottman, cosa che perfino quest’ultimo ha notato quando qualche disinformato gli ha chiesto della possibile mancanza in Giorni di un Futuro Passato della suddetta melodia attribuita a torto a Jackman, poi c’è Kick Ass che in realtà contiene più calchi di brani di altri compositori, fra i quali spicca una versione vagamente modificata di In the House in a Heartbeat di John Murphy dalla colonna di 28 Giorni Dopo…ma tutto questo non importa, perchè quei film sono famosi e collateralmente così lo è diventato anche lui, che non era altro che un produttore per delle popstar senza alcuna preparazione per la composizione fino a qualche anno fa), che ha sostituito un compositore vero e molto bravo come Greg Edmonson per Uncharted 4.
    Se vogliono dare l’impressione di essere parte un’industria matura e seria e professionale allo stesso livello delle altre che già con modi propri e distinti producono arte, intrattenimento e contenuti, si concentrino meno su queste strategie di marketing idiote per fingere di esserlo già e comincino a stimolare i veri professionisti di questa industria, dai programmatori ai musicisti, dagli scrittori ai realizzatori degli effetti sonori, a ideare una grammatica dei videogiochi con la quale creare non delle cutscene, ma creazioni dai contenuti veramente interattivi, in maniera profonda, dagli aspetti più evidenti a quelli quasi subliminali, che elimini l’autorialità intesa come pianificazione di una storia con precisi eventi in un preciso ordine che è propria del medium cine-televisivo e invece favorire l’autorialità vera nei videogiochi, composta non di storia, ma delle molteplici possibilità che l’interattività offre perchè il giocatore se ne crei una che sia sua perchè differente rispetto a quella che invece potrebbe creare un altro con le sue personali decisioni, pad alla mano.

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