Vorrei iniziare questo nuovo episodio de La difficile vita del backer Kickstarter con un paio di aggiornamenti. Intanto, se ve le siete perse, potete recuperare la prima e la seconda parte ai rispettivi link. In aggiunta, un paio di news positive: Kung Fury ha annunciato la data d’uscita (fine maggio), King Down dice di essere in orario con le spedizioni rispetto alla nuova data e Outerlands ha finalmente iniziato gli streaming promessi. In breve: tutto bene, ma sono tutti in ritardo.

Anche questa volta ci concentriamo quasi esclusivamente su giochi da tavolo e di ruolo, che come accennato in precedenza sono veramente esplosi grazie a Kickstarter. Purtroppo, il tutto si traduce anche in emorragie al portafoglio per il nerd compulsivo e l’aspirante gamedesigner (sto lavorando ad un paio di giochi, vi invito a seguirne lo sviluppo).

Riprendiamo ad esaminare la lista delle campagne che ho supportato, che peraltro si sta allungando mano a mano che questi articoli vengono pubblicati.

Phoenix Covenant


Phoenix Covenant è un gioco di carte strategico e non collezionabile, nel senso che tutto quello che serve per giocare è incluso nella confezione. Caratterizzato da uno strambo video di presentazione, Phoenix Covenant mi ha colpito per l’ispirazione a Final Fantasy Tactics, la relativa semplicità delle regole e per la strana forma di tabellone e carte. C’è voluto un video di un’intera partita a convincermi, ma in chiusura di campagna ho deciso di dare fiducia al progetto.

Come è andata a finire: Ho finanziato Phoenix Covenant con un pledge di $56, che mi dà diritto ad una copia del gioco e a tutti gli stretch goal sbloccati su Kickstarter. Il gioco, la cui uscita era inizialmente prevista per Marzo 2015, è ora in consegna (credo) per l’estate. Nessuna data precisa è stata menzionata. Vale la pena notare però che l’ultimo update risale al 30 Marzo 2015, e include parecchi aggiornamenti sullo stato dei lavori. Nessuna sorpresa nello scoprire che gli artwork per 180 carte, di cui si stanno occupando più di 15 artisti diversi, è uno dei principali motivi del ritardo.

Shadows of Esteren


RPG fantasy francese dalle tinte fosche a la Berserk, Shadow of Esteren mi ha convinto più per l’atmosfera e gli strepitosi artwork che per il sistema, apparentemente senza grosse sorprese. Oggetto di uno straordinario successo in patria, mi è sembrato un gioco interessante da “studiare”.

Come è andata a finire: In un impeto di follia ho deciso di recuperare i precedenti Kicksarter dedicati al prodotto ed ho finanziato la campagna, non incentrata sul manuale base, con un pledge di $115, che mi dà diritto a ben 4 prodotti dedicati a Shadow of Esteren (Book 0, 1, 2 e Occultism). La consegna è prevista in Luglio, ma avendo approfondito le vicissitudini dello studio con i vari Kickstarter precedenti (link qui sopra, ovvero un articolo in 5 parti di cui consiglio caldamente la lettura), so per certo che sforeranno la data di consegna alla grandissima. Ormai dovreste averlo capito: con Kickstarter bisogna avere pazienza, perché le date di consegna sono poco più che un “sarebbe bello se…”.

Exploding Kittens


$8.7 milioni raccolti, 87825% del goal raggiunto, 219 000 backers, 82 000 commenti… Exploding Kittens è, se non ricordo male, la terza campagna di crowdfunding più finanziata della storia. Ed è un gioco di carte. Con i gatti. Che esplodono.
Se vi state domandando come sia possibile, la risposta è “Matthew Inman”, ovvero The Oatmeal, una vera celebrità dell’internet qui finalmente consacrata ad uno status semi-divino. E nonostante gli invidiosi abbondino, c’è da ricordare come Ingman da sempre rilasci moltissimo materiale in maniera gratuita, e che a lui è dovuto il meritevole Tesla Museum, frutto di un’altra campagna di successo su IndieGoGo.

Come è andata a finire: Nel gennaio 2015 ho finanziato la campagna con $50 per via della mia simpatia per Ingman, di cui peraltro avevo già comprato alcuni libri. La campagna ha avuto talmente tanto successo che le dimensioni del gioco sono praticamente raddoppiate, e alcuni fondi sono stati perfino usati per aiutare una serie di rifugi per gatti randagi (sembrerà strano, ma un po’ di beneficienza con incassi del genere non mi dispiace). Il gioco è previsto per Luglio 2015, e al momento l’ultimo aggiornamento con i mazzi “finali” per per l’ultimo round di playtesting risale al 29 Marzo. Se dovessi indovinare, le copie del gioco arriveranno più o meno puntuali, spedizioni transatlantiche permettendo.

Ultimum


Reduce da una precedente campagna finita male, Ultimum si è riproposto a Gennaio 2015 con una nuova campagna, simile nei contenuti ma con delle reward pensate un po’ meglio e un goal OTTO volte più basso. Nonostante preferissi la precedente versione del pitch, questa volta il team ha raggiunto e superato il goal. A lasciare perplessi è però la riduzione drastica del goal, mentre le ambizioni del gioco sono rimaste le stesse: creare una piattaforma di connessione fra gioco di ruolo da tavolo e universo online, tramite una serie di applicazioni che porteranno tutte le partite “unplugged” a contribuire ad un universo condiviso.

Come è andata a finire: nonostante le perplessità sull’effettiva fattibilità della cosa, ho deciso di rinnovare la mia fiducia ad Ultimum con un pledge di $90, per due motivi: primo, l’idea mi piaceva e mi piace ancora. Secondo: il manuale esiste, e ce l’ho, visto che Christian, leader del progetto, si è premurato di mandarne una versione beta in PDF a tutti i backer. Resterà da vedere come se la caveranno con la produzione di tutte le reward fisiche, che includono anche miniature e schermi del master, costosissimi da realizzare in piccole quantità, senza parlare delle app per vari sistemi operativi. Diciamo che, in questo caso, esiste una concreta possibilità che il team finisca i soldi molto prima di aver pronto tutto quello che ha promesso.

The Brand Deck

The Brand Deck non è un gioco di carte, ma un tool professionale il cui scopo è aiutare un gruppo di persone a definire l’identità di una compagnia o di un prodotto. Sembrerà banale, ma vi posso assicurare che definire valori e concetti centrali di qualsiasi cosa diviene difficilissimo nel momento in cui si mettono nella stessa stanza più di due persone perché… perché ognuno ha la sua idea, che non necessariamente coincide con quella degli altri, e spesso vari livelli di un’organizzazione vedono lo stesso soggetto in maniera estremamente diversa. Il mazzo, inizialmente usato come tool interno nella compagnia di Scott Thomas, responsabile sia della campagna su Kickstarter che di clienti come Obama e Nike, consente con un semplice meccanismo di stabilire cosa una certa cosa è, e cosa NON è.

Come è andata a finire: a Gennaio 2015 ho deciso di fare un pledge di $39, che mi dà diritto a due Brand Deck, poiché credo possa essere uno strumento utile per il mio lavoro, dove spesso mi trovo ad affrontare punti di vista contrastanti su certi prodotti in sviluppo. La consegna, prevista per Aprile 2015, pare essere leggermente in ritardo: le scatole delle carte sono pronte ma le carte, stando ad un update del 6 Aprile, ancora no a causa di alcuni scioperi navali. Per come stanno le cose, sembra che le spedizioni partiranno i primi di Maggio.

[La lista continua nel prossimo episodio…]



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Tommaso De Benetti

Guadagnatosi di recente il sarcastico soprannome di "Caro Leader", Tommaso vive e lavora ad Helsinki. Come è facile intuire, per circa 10 mesi all'anno vive sepolto nella neve, circondato da donne bellissime. Tutto il tempo che gli rimane lo passa ad abbaiare ordini e a prendersi cura di vari progetti, fra cui Players, RingCast e icolleghi.tumblr.com.

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  • Fulgenzio

    Curioso The Brand Deck, anche se è proprio figlio di una cultura diversa, in Italia credo che se uno suggerisse di utilizzare un tool di questo tipo verrebbe irriso per i secoli a venire (anche se poi magari effettivamente funziona).

    • Mah, per esperienza diretta posso dire che in Italia la comunicazione in generale viene presa sottogamba, e il fatto che molti marchi fatichino in mercati esteri ne è la conseguenza. Se ci fai caso tutte le aziende italiane (oddio, che erano italiane, adesso metà son cinesi e l’altra metà francesi) che hanno autorità sul mercato estero hanno un branding della madonna: Diesel, D&G, Ferrari, Versace, Armani, ma anche cose più piccole tipo Arduino.

      “Purtroppamente” gli addetti di settore sono i primi ad andare in caso di crisi e in generale i più perculati perché quello che fanno “non è un lavoro vero”. Con buona pace dei rifugiati politici all’estero come me che in effetti su sta cosa ci campano e godono pure di un minimo di apprezzamento.