Puntuale come la morte e le tasse, anche quest’anno sta per iniziare il Festival di Sanremo, l’unico spettacolo televisivo capace di attirare una vasta audience televisiva e polarizzare l’attenzione dei media, anche se solo per una settimana. Di solito di Sanremo si parla male a prescindere, spesso prendendoci. La mia opinione è cristallina e granitica: se non la si prende come manifestazione musicale, ma come semplice kermesse televisiva, funziona alla grande.

La prima volta che vidi Sanremo avevo 7 anni, era il 1980: ai tempi durava tre giorni, finiva prima della mezzanotte ed era effettivamente concentrato esclusivamente sulla musica, con giusto qualche sporadica contaminazione umoristica. Ricordo che mio padre, a cui piaceva tantissimo, era solito collegare una radio stereo piuttosto avveniristica per quei tempi (almeno, così sembrava ai miei occhi di bambino) all’uscita audio del nostro tv e registrare, da piratozzo antelitteram, tutte le canzoni direttamente su cassetta vergine.

Ora, definire tutto Sanremo orribile sarebbe quantomeno ingeneroso, visto che ogni anno almeno 3-4 canzoni sono valide e una o due “spaccano davvero”. Così, andando a memoria (e documentandomi, visto che di alcune citate non avevo la minima idea che fossero state presentate a Sanremo), ho stilato un listone di 20 canzoni + 5 superclassici che trovo personalmente meritevoli e capaci di elevare il Festival ben oltre i suoi normali standard. Buon ascolto e buon Festival (perché tanto lo so che lo vedrete anche voi…)

1-Tutti i miei sbagli – Subsonica (2000): Il primo minuto è ubicato a tipo milioni di anni luce dalla classica sonorità sanremese e pure loro sembravano non crederci troppo, però questa è la conferma che sono davvero in pochi a NON essere passati per il palcoscenico dell’Ariston.

2-L’Assenzio – Bluvertigo (2001): arrivare ultimi a Sanremo è spesso un motivo di vanto e Morgan e soci si fregiano di questo titolo con una delle loro opere migliori. Esci da questi talent, Morgan e torna a fare quello che sapevi fare!

3-Le Orme – Marinai (1982): Orme e Sanremo sono un ossimoro sotto ogni punto di vista. La canzone venne pure censurata, ma può essere un buon punto di partenza per riscoprire un gruppo eccezionale di cui oggi si parla pochissimo, purtroppo.

4-Banco del mutuo soccorso – Grande Joe (1985): vedi Le Orme. Il Banco aveva già dato e detto tutto negli anni ’70 e oggi è ricordato come il gruppo “prog” per definizione. Anche girando al minimo sindacale ed in un contesto totalmente avulso dalla loro poetica, sono capaci di tirar fuori un brano leggero ma non inconsistente.

5-Contessa – Decibel (1980): Sembra incredibile, ma prima di cantare la canzone del salame Negroni e condurre programmi di merda su Italia 1, Enrico Ruggeri è stato uno degli artisti più innovativi della musica italiana (ma proprio di sempre eh). Ah, questo è stato anche il primo 45 giri – non sigla di cartoni animati – che ho comprato.

6-Patty Pravo – E dimmi che non vuoi morire (1997): ovvero come prendere un’artista storica, che nessuno si filava più da un pezzo e darle una nuova vita. Sentiti ringraziamenti a Vasco Rossi, visto che il brano l’ha scritto lui.

7-Destinazione Paradiso – Gianluca Grignani (1995): beh, da Grignani forse c’era da aspettarsi molto di più. La canzone è davvero bella, sincera e genuina, lui poi ha buttato via il proprio talento. Incredibile che sian già passati 20 anni, eh?

8-Dr. Livingstone – Al centro del mondo (1999): questi han fatto un solo album (che io sappia) e poi sono spariti dalla circolazione. Peccato, perché erano in gambissima (purtroppo per loro, a Sanremo cantarono malissimo, ma l’album Al Centro del mondo è meraviglioso). Alla fine degli anni ’90, forse anche grazie a MTV, abbiamo vissuto un periodo musicale incredibile. Poi son arrivati i talent.

9-Daniele Silvestri, Aria (1999): che ci fa quel bolscevico sul palco del borghesissimo Ariston? Ah, ma è Daniele Silvestri, che, agli esordi, timbra il cartellino sanremese come ogni giovane promessa che si rispetti. Oggi sarebbe andato ad Amici o X-Factor? Rabbrividiamo.

10-Riccardo Fogli, Storie di tutti i giorni (1982): a mio parere la migliore tra tutte le canzoni vincitrici di Sanremo. Orecchiabile, bel testo, ancora attuale. Tre caratteristiche che è davvero difficile trovare in un brano sanremese (e non solo…).

11-Confusa e Felice – Carmen Consoli (1997): le esclusioni dalla finale di Sanremo sono spesso più premianti delle vittorie. Così, capitava nel 1997 che questa canzone non entrasse nemmeno in finale. Incredibile, certo, ma la storia ha poi giustamente ribaltato le sorti del brano.

12-La tua ragazza sempre – Irene Grandi (2000): la sottile vendetta del Blasco nei confronti di Sanremo è stata quella di scrivere canzoni per altri artisti che, più consoni alla manifestazione, sono andati al Festival e hanno spaccato. Vedi Irene Grandi che arriva seconda in una delle migliori edizioni del Festival di sempre.

13-Elisa – Luce (Tramonti a nord est) (2001): un raggio di luce, letteralmente, in una delle edizioni più miserabili della storia del festival. Purtroppo la ragazza è ormai entrata nel vortice Defilippico e quindi ce la siamo giocata. Ricordiamola così.

14-Vasco Rossi – Vita spericolata (1983): Interpretazione tossicissima, scandaletti vari per perbenisti wannabe…dite quello che volete ma Vasco in quegli anni girava a mille e questa è una delle sue canzoni migliori, qui meravigliosamente fuori contesto. Arriva ultimo (o penultimo) e giustamente gli fotte sega.

15-Sette fili di Canapa – Mario Castelnuovo (1982): un grande autore, davvero all’avanguardia (fin troppo). Questo brano ha uno dei testi più assurdi e incredibili di sempre e quel “c’erano sette cristi a Follonica” ha segnato indelebilmente la mia infanzia (anche perché d’estate andavo sempre lì). Fatevi un favore e recuperatevi anche Oceania.

16-Matia Bazar – Vacanze romane (1983): uno dei migliori gruppi della storia della musica italiana, almeno nella sua formazione originale con la Ruggiero come cantante. Nella seconda metà degli anni ’70 e agli inizi degli anni ’80 tirano fuori cose assurde, poi nel 1983 coniugano forma e sostanza con questo brano, elegante a dir poco.

17-Daniele Silvestri – Salirò (2002): L’ottimo Daniele capisce che a Sanremo è perfettamente inutile andare a proporre roba troppo autoriale e s’inventa il suo pezzo più orecchiabile e immediato. Testo capolavoro di ironia, alla faccia della Legge di Murphy.

18-Fiorella Mannoia – Quello che le donne non dicono (1987): Il perfido paradosso: la migliore canzone di sempre per/sulle donne, l’ha scritta un uomo (Enrico Ruggeri). Poi vabbè, la versione più celebre è questa.

19-Elio e le Storie Tese – La terra dei cachi (1996): Elio e le Storie Tese seminano il panico in un’edizione memorabile, e rischiano pure di vincere (anzi forse c’erano pure riusciti, visto che Sanremo è truccato per definizione). Ci sono tornati altre volte ma senza incidere come quella volta.

20-Delirium – Jesahel (1972): Fossati che fa il santone, la comune dell’ammmmore dietro a fare il coro, il Mike nazionale che presenta incurante delle sorti del mondo, adesso ditemi quale altra canzone può rappresentare gli anni ’70 meglio di questa. Vado a farmi una canna.

Sanremo è (anche) stato teatro di canzoni che hanno fatto la storia della musica italiana, classiconi intramontabili, che possono piacere o non piacere, ma che hanno indiscutibilmente vinto la sfida col tempo. Eccone 5 difficilmente criticabili.

Mia Martini – Almeno tu nell’universo (1989)

Adriano Celentano – Il Ragazzo della via Gluck (1966)

Bobby Solo – Una lacrima sul viso (1964)

Lucio Battisti – Un’avventura (1969)

Little Tony – Cuore Matto (1967)



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Andrea Chirichelli

Classe '73. Giornalista da tre anni, ha offerto il suo talento a riviste quali Wired, Metro, Capital, Traveller, Jack, Colonne Sonore, Game Republic e a decine di siti che ovviamente lo hanno evitato con anguillesca agilità. Ha in forte antipatia i fancazzisti, i politici, i medici, i giornalisti e soprattutto quelli che gli chiedono foto.

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  • goghicche

    Grazie!!
    Ps. Allora non piaceva solo a me “Sette fili di canapa”!!

    • Il Fulge

      Un precursore. Oceania capolavoro inarrivabile.

  • Zapp Brannigan

    Con il senno di poi, è quasi sorprendente scoprire (alcuni me li ricordavo, ma non sono così vecchio da ricordare i Delirium a Sanremo, per esempio) quanti pezzi di spessore siano passati dal Festival.

    La mia preferita in assoluto però rimane “L’Assenzio” dei Bluvertigo, credo sia stato uno dei “Dafuq?!” meglio riusciti del Festival

    • Il Fulge

      Yep, e molti son rimasti fuori, sennò veniva un listone interminabile (penso a Donne di Zucchero o Lei Verrà di Mango)