Lo dico subito: a me Cristina d’Avena non è mai piaciuta molto, né approvai, ai tempi, il suo sostanziale monopolio nel mondo delle sigle dei cartoni animati, durato quasi vent’anni. Fino a qualche tempo fa, a dirla tutta, la mia posizione era ampiamente condivisa e come avrebbe potuto essere diversamente? Per la mia generazione, quella che stava davanti al televisore il 4 aprile del 1978 a vedere con occhi spalancati la prima puntata di Goldrake, Cristina d’Avena aveva fatto sparire dallo scenario musicale fior di professionisti. Le MIE sigle di riferimento erano e sono queste (o queste) per dire, e tali resteranno fino alla fine dei giorni.

Certo, oggi quella (grande) nicchia è occupata da artisti ancora più discutibili, però ammetto di essermi stupito nel venire a sapere, mentre mi documentavo per il pezzo che ho scritto sulle 20 canzoni di Sanremo da salvare, che la partecipazione di Cristina d’Avena al Festival, che avverrà stasera, è il frutto di una petizione popolare.

La non-così-vecchia generazione è così nostalgica? Davvero le sigle di Cristina d’Avena non sono tutte identiche come apparivano alle mie orecchie di adolescente (che ai quei tempi preferiva ascoltare questo)? Così mi sono wikipediato tutti i Fivelandia e ho selezionato le 7 sigle cantate da Cristina d’Avena che a mio parere ne giustificano l’esistenza. No, Kiss Me Licia non c’è.

I Ragazzi della Senna: Bella sigla diventata celeberrima per l’incredibile strafalcione storico presente nel testo, poi corretto in successive versioni (rivoluzione francese datata il 4 luglio, data della Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America, invece del 14 luglio).L’anime arrivò in Italia dieci anni dopo la sua release originale in Giappone. Ah, nonostante l’ambientazione condivisa, con l’immenso Lady Oscar non c’entra nulla.

Prendi il mondo e vai:Ovvero Touch! di Mitsuru Adachi manga/anime di importanza fondamentale nella cultura nipponica, che quest’anno compie 35 anni. Sigla bellissima sotto ogni aspetto, capace di cogliere la vena malinconica della storia, che parla di crescita, formazione, dramma, commedia, vita e morte. Pietra miliare.

Sailor Moon: La serie anni ’90 per definizione, che in Italia ebbe un successo clamoroso (nonostante le solite censure di Mediaset), quasi paragonabile a quello giapponese.Vennero realizzate 5 stagioni televisive, ma la sigla da ricordare è questa, la prima, in cui la vocalità della D’Avena si presta bene a cogliere le sfumature di una storia più matura di quanto fosse lecito attendersi.

Pollon: Una di quelle serie che sono diventate più popolari in Italia che in madrepatria (il top in quel senso è stato Mila & Shiro, che in Giappone davvero nessuno si filò di striscio, mentre qui lo conoscevano tutti). Le rime sono eccezionali e il tono cantilenante e vagamente cazzaro rendono la sigla assolutamente perfetta per inquadrare un anime fuori di testa.

Lovely Sara: Prima che definiate questo il cartone più triste della storia consiglio di andarsi a leggere la trama e l’epilogo de Il Fedele Patrash. Ecco. Bella sigla, anche se a ben vedere il coro dei bambini è più intonato della Cristina Nazionale. Strepitoso l’arrangiamento. Serie indimenticabile, una delle migliori del mai troppo lodato progetto World Masterpiece Theater della Nippon Animation (cioè gli anime tratti dai classici della letteratura per ragazzi: Heidi, Anna dai capelli rossi, Flo, Remi, Peline, Pollyanna…).

Nanà Supergirl:Una delle prime sigle cantate da Cristina d’Avena. Il brano, che ha una vena leggermente malinconica, è interessante perchè in netta contrapposizione con l’anime, spesso demenziale e sopra le righe. Curiosità: il disegnatore è lo stesso di Pollon ed infatti in alcune puntate i personaggi di Nanà guardavano Pollon in tv…

L’incantevole Creamy: Grande ballottaggio per l’ultima sigla da inserire: ero indeciso tra questa, Occhi di Gatto e Mila e Shiro. Pesco Creamy dal mazzo perchè come serie, a mio parere, sta una spanna sopra le altre due: il finale, Posi & Nega, lo sguardo sul mondo allora a noi sconosciuto delle Idol…tanta roba insomma.



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Andrea Chirichelli

Classe '73. Giornalista da tre anni, ha offerto il suo talento a riviste quali Wired, Metro, Capital, Traveller, Jack, Colonne Sonore, Game Republic e a decine di siti che ovviamente lo hanno evitato con anguillesca agilità. Ha in forte antipatia i fancazzisti, i politici, i medici, i giornalisti e soprattutto quelli che gli chiedono foto.

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    Mi permetto di indicare la sigla de “Il Mistero della Pietra Azzurra”, per me un classicone-one-one

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      concordo, un anime stupendo