Boy, Snow, Bird – Le relazioni pericolose

Helen Oyeyemi è un’affermata autrice anglo-nigeriana e Boy, Snow, Birdè il suo quinto romanzo, uscito a Febbraio per Einaudi con una traduzione di Laura Noulian; dei precedenti, solo La bambina Icaro, il suo debutto, è stato pubblicato in Italia (da Fabbri, con una traduzione di Annamaria Biavasco, Valentina Guani ed Elisabetta Humouda).

Il romanzo si apre nel 1953, con la fuga di Boy Novak da un padre violento. Boy raggiunge la cittadina di Flax Hill, in Massachussets, dove si stabilisce e conosce Arturo Whitman, un giovane vedovo già padre della bellissima Snow. Anche dopo il loro matrimonio, Boy è affascinata quasi più dalla bambina che dal marito, ma questo stretto rapporto si incrina alla nascita della figlia Bird.

L’atmosfera di questa prima parte di Boy, Snow, Bird ricalca gli stilemi di quella che è stata definita domestic suspense: il pericolo non si trova sulla strada, come nel noir tradizionale, bensì dentro casa. La tensione si scioglie tramite le rivelazioni delle ultime pagine, dedicate alla nascita della figlia di Boy: Bird nasce con la pelle scura, e la famiglia Whitman è colored (per usare l’antiquata definizione dell’epoca), ma ha scelto di passare per bianca.
Per chi legge sia in inglese che in italiano è interessante notare come a volte cambi il modo di presentare i libri. Nel caso di Boy, Snow, Bird, Einaudi – come Picador, la casa editrice dell’edizione britannica – sceglie di omettere i particolari della nascita di Bird, un’aspetto fondamentale del romanzo che invece nell’edizione americana è dato come informazione di partenza.

helen oyeyemi

È probabile che per la stragrande maggioranza di lettori italiani il concetto di passing sia sconosciuto, ma si può spiegare in modo semplice: chi appartiene a un gruppo minoritario o marginalizzato, in momenti di grande oppressione, sceglie di conformarsi al gruppo dominante. Restando nel mondo della letteratura britannica: se non si è eterosessuali, ci si sposa con una persona del sesso opposto, come Oscar Wilde; se non si è uomini, si usa uno pseudonimo maschile, come George Eliot, nata Mary Ann Evans. Questo tuttavia, oltre alla volontà, implica la possibilità di scegliere questa via, che non è aperta a tutti.

A causa soprattutto degli stupri da parte dei proprietari delle piantagioni ai danni delle donne afroamericane costrette in schiavitù, si stima che l’attuale popolazione afroamericana abbia in media circa il 25% di DNA europeo. Alcune persone con tratti somatici europeizzanti, come l’intellettuale Anatole Broyard oppure l’attivista Walter Francis White, hanno usato il loro aspetto per i fini più diversi, e opere acclamate come il film Lo Specchio della Vita di Douglas Sirk e il romanzo Passing di Nella Larsen hanno esaminato cosa volesse dire poter passare per bianchi in uno stato segregato e le conseguenze che questo comportava: una maggiore mobilità e sicurezza sociale, sì, ma di solito a condizione di dover tagliare rapporti con la propria famiglia, reprimere una parte di sé e vivere nel terrore di venire scoperti. Del resto, essere neri può tuttora essere un fattore di pericolo negli Stati Uniti: tra una moltitudine, ricordiamo i nomi di Sandra Bland e Michael Brown.

Una volta che l’identità afroamericana della famiglia Whitman viene scoperta, Arturo non nega i fatti, ma Olivia Whitman – sua madre – è terrorizzata dall’idea di vedere svelata questa menzogna protetta con così tanta cura e giunge ad accusare la nuora di essere lei quella non bianca.
Boy, nonostante questa rivelazione sconvolgente, non rifiuta la propria figlia; il suo rancore, tuttavia, arriverà presto in superficie, e si rivolgerà verso una persona innocente quanto lei e Bird – Snow.

… per Olivia la bellezza di Snow era ancora piú preziosa in quanto fraudolenta. Quando i bianchi guardano Snow non provano quella fuggevole impressione di sgradevolezza che moltissimi di noi provano davanti a una bambina di colore, perché Snow non ci sembra tale. E così facciamo la figura degli allocchi. Olivia si bea delle reazioni che Snow suscita: è solo da questo che posso dedurre quale sia stata la sua infanzia e cominciare a misurare la differenza fra essere vista come una bambina di colore o essere vista come viene vista Snow. Ma cosa posso fare per mia figlia? In un giorno non troppo lontano fra noi sorgerà un muro e non potrò seguirla dall’altra parte.

Dopo la prima parte, Boy, Snow, Bird fa un salto in avanti di tredici anni e cambia voce narrante (Boy tornerà a narrare il terzo atto): Snow vive da tempo a Boston con dei parenti, e Bird è diventata una ragazzina di grande intelligenza e capacità di osservazione, che vuole bene ai suoi genitori ma ha un rapporto freddo con i nonni Whitman.
Olivia Whitman, soprattutto, è la vera guardiana dell’identità di facciata della famiglia ed è una delle figure di madre non amabile del romanzo. Oltre ad Arturo, Olivia ha due figlie, Clara e Vivian: Vivian può “passare”; non così Clara, che dunque viene allontanata in modo da non intaccare l’immagine dei Whitman. Clara e suo marito sono coloro che crescono Snow e le mostrano un altro modo di vivere la propria identità afroamericana, caratterizzato da consapevolezza e orgoglio.

Il personaggio di John, in particolare, introduce Snow – alla quale, finché viveva con il padre, le proprie origini non erano mai state spiegate con chiarezza – ad alcuni lavori letterari che includono personaggi di ascendenza africana, ad esempio Narrazione della vita di Frederick Douglass, Otello e Il Negro di Pietro il Grande (incompiuto romanzo storico di Puškin su un suo celebre antenato di origine forse abissina, il generale Abram Gannibal).

Helen Oyeyemi intesse Boy, Snow, Bird dei più svariati riferimenti culturali. I più ovvi, forse, sono quelli a fiabe come Biancaneve e Alice nel Paese delle Meraviglie, ma non si tratta di un mero esercizio di stile o di un vezzo da realismo magico, bensì è un modo per alleggerire una narrazione caratterizzata da una profonda corrente di sofferenza psicologica ed emozionale. Nondimeno, i personaggi del romanzo non hanno la moralità manichea tipica delle fiabe, ma sono figure complesse delineate con un acume che rimane sempre simpatetico. Delude un po’, quindi, da parte di un’autrice di tali capacità, come nella parte finale un altro lato dell’identità venga trattato in modo superficiale e affrettato.

copertina boy snow bird



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    Lo sto leggendo giusto in questi giorni, incuriosito da un articolo qui su Players che ne parlava. Veramente bello!