Sei autori e una raccolta per gli orfani di Gillian Flynn

Tra le grandi macrocategorie della narrativa di genere (sentimentale/rosa, mystery/crime/thriller, storico, horror e SFF), la nicchia che ha avuto più successo trasversale è quella del mystery, che, scevro dalla caratterizzazione negativa della prima e delle necessità immaginative delle altre, resta per il grande pubblico forse il filone più accessibile.

Come la mia collega Elisa Giudici ha già spiegato molte volte recensendo libri di fantascienza, il destino della narrativa di genere in Italia è tragicomico: sebbene da sempre considerata inferiore o secondaria al ramo nobile della literary fiction (poco importa che meraviglie e atrocità si trovino da entrambe le parti), è tuttavia il segmento che vende di più, soprattutto il comparto sentimentale/rosa, permettendo così ai mastodonti editoriali di sopravvivere e rischiare su opere di stampo meno generalista.

Se è difficile trovare buoni titoli di narrativa letteraria, è altrettanto difficile trovare buoni titoli di mystery (nonostante gli sforzi meritori di case editrici come Polillo con la collana de I Bassotti), ovvero romanzi che giochino con le convenzioni o le superino, senza proporci l’ennesimo detective privato alle prese con donne fatali o l’ennesimo commissario dalla difficile vita privata.

L’eccezione più luminosa negli ultimi tempi è rappresentata dai libri di Gillian Flynn. A causa di un titolo e una copertina non indovinati e tesi a segnalare più una supposta intrinseca femminilità del romanzo che l’effettiva trama, possiamo dire che la fortuna italiana di Gone Girl (tradotto con un più anonimo L’amore bugiardo, ora con una cover meno inappropriata) di Gillian Flynn è dovuta anche al fatto che un regista come David Fincher ha deciso di adattarlo in un film di grande successo.

Flynn è l’autrice di altri due romanzi – Sharp Objects (Sulla Pelle) e Dark Places  (Nei Luoghi Oscuri) – nonché del racconto The Grownup (Un buon presagio), ma… a cosa passare una volta terminate le sue opere? Questo post vorrebbe essere una parziale risposta.

A parte un’ovvia categorizzazione di genere, i lavori dell’autrice hanno altri punti in comune: la qualità della scrittura, l’inclusione di personaggi femminili non banalizzati e un’attenzione verso le spigolosità dei rapporti personali più stretti (familiari o d’affetto). Ecco alcuni dei nomi che lavorano – o hanno lavorato – nella stessa vena.

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OGGI

Tana French

Commissari, ispettori e quant’altro sono spesso il perno di storie a sfondo mystery/thriller: risolvere casi è il loro lavoro, dunque non è necessario trovare modi sempre più astrusi per farli capitare su scene del crimine. Allo stesso tempo, sono anche i protagonisti delle storie più trite, che spesso si differenziano solo per località geografica, caratteristica tipica di questo sottogenere quando declinato da autori italiani.

La serie della Dublin Murder Squad è ambientata a Dublino e i suoi protagonisti sono quasi sempre detective della Omicidi (come suggerisce il nome), ma ha una particolarità: ogni romanzo è pressoché indipendente dagli altri – nonostante alcune figure ritornino da un’opera all’altra – ed è narrato dal punto di vista di un personaggio diverso. Il filo conduttore di tutto è la città di Dublino, ritratta a partire dai suoi quartieri più popolari fino ad arrivare alle case costruite prima delle crisi economica e ora abbandonate da chi non si può più permettere di viverci, senza tralasciare un topos del genere: una scuola privata femminile.

Il sesto romanzo della serie, The Trespasser, è appena stato pubblicato per il mercato anglofono; in Italia, Mondadori ha tradotto i primi tre: Into the Woods  (Nel Bosco, la cui miope voce narrante è Rob Ryan), The Likeness  (La Somiglianza, venato dalla malinconia della detective Cassie Maddox) e Faithful Place (I luoghi infedeli, con l’impetuoso Frank Mackey, unico protagonista della serie che non appartiene alla Omicidi).

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Elizabeth Hand

Elizabeth Hand è un’autrice prolifica che si muove tra vari generi, soprattutto la fantascienza e il mystery. La sua trilogia vede come protagonista la fotografa Cass Neary, punk degli anni Settanta che vive ancora a New York come faceva allora e che non ha mai davvero lasciato da parte quel periodo. Conscia di essere una sorta di relitto fuori dal tempo, Cass Neary è simpatica come un calcio nei denti, tuttavia è un personaggio così poco comune che non è necessario amarla per restarne affascinati. In Italia sono arrivati per Elliot i primi due romanzi della serie, vale a dire Generation Loss (in italiano Non Credere ai tuoi Occhi) e Available Dark (La Luce Naturale della Morte).

Cop. non credere stampa

Megan Abbott

I casi di cronaca nera sono spesso uno specchio abnorme in cui la società contemporanea si riflette – e chiunque abbia mai guardato un telegiornale sa che c’è un certo tipo di vittima e carnefice che attirano particolarmente l’attenzione del pubblico: le donne, soprattutto se giovani. Che si tratti di Novi Ligure, di Perugia, o di Avetrana, l’attenzione già spasmodica sulle vittime femminili diventa fuori controllo quando la possibilità è che il colpevole sia un’altra donna.

Dopo un’interessante quadrilogia ambientata negli anni d’oro del noir (due titoli della quale – Morire Un Po’ e Queenpin– sono stati pubblicati in Italia dalla piccola BD Edizioni), Megan Abbott ha iniziato una serie incentrata su quello che i suddetti telegiornali chiamerebbero “il lato oscuro dell’adolescenza”.

Il punto nevralgico di questi romanzi non è tanto il sangue versato – anche se di solito non manca – quanto i diversi personaggi femminili e le loro relazioni con il mondo che le circonda: il rapimento di una ragazzina da parte di un uomo adulto raccontato attraverso gli occhi di una coetanea (The End of Everything), che riecheggia la trama di Lolita); le conseguenze del rapporto strettissimo che una squadra di cheerleader forgia con la propria coach (Dare Me); le crisi epilettiche inspiegabili che iniziano a tormentare le studentesse di un liceo (The Fever); i sacrifici e le misure estreme a cui è costretta una famiglia la cui figlia maggiore è una speranza olimpica nella ginnastica (You Will Know Me).

Lo stile abbacinante di Megan Abbott è il perfetto contrappunto alle sue atmosfere da suburbia statunitense, ma proprio a causa di questa sua opulenza è meglio forse dosarlo con cautela. Purtroppo nessuno dei suoi ultimi romanzi è stato ancora tradotto in italiano, ma si tratta di una prosa del tutto accessibile per chi ha una discreta familiarità con l’inglese.

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Nel passato

Dorothy B. Hughes

Se vi piacciono i film noir, avrete di certo già visto il celebre In a Lonely Place (in italiano Il diritto di uccidere) di Nicholas Ray. Questo film è stato tratto da un romanzo di Dorothy B. Hughes, autrice di successo e vincitrice del premio Edgar, le cui opere sono state riscoperte e ristampate negli Stati Uniti. Oltre a In a Lonely Place
, sono riapparsi The Expendable Man per la NYRB e The Blackbirder per Vintage. In Italia, svariati romanzi di Dorothy B. Hughes sono apparsi sotto l’egida del Giallo Mondadori nel 2009: Profondo Azzurro (The So Blue Marble); Le Colpe dei Padri (The Fallen Sparrow); Il Negriero (mediocre resa del già citato The Blackbirder). Un’altra opera è stata pubblicata presso presso lo spinoff de I Classici del Giallo Mondadori: La Giostra della Morte (Ride the Pink Horse), nel 2006. Applausi sinceri per i responsabili editoriali di Segrate, che si sono mossi prima delle controparti USA. Le edizioni italiane, tuttavia, risultano ad oggi introvabili su Amazon: l’unica via per recuperarle è rivolgersi a mercatini e bancarelle.

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Vera Caspary

Se vi piacciono i film noir, stesso prologo, avrete di certo già visto il celebre Laura (in italiano Vertigine) di Fritz Lang. Di nuovo, si tratta dell’adattamento di un’autrice di successo – Vera Caspary. Come Hughes, Caspary è stata un’autrice molto affermata negli anni intorno alla Seconda Guerra Mondiale, e poi riscoperta da poco dopo un lungo periodo di oblio; per Laura  (pubblicato con lo stesso titolo da Polillo) si basò sulla propria esperienza personale – come F. Scott Fitzgerald, aveva lavorato come copywriter in un’agenzia di pubblicità prima di scrivere a tempo pieno – così da tratteggiare un tipo di personaggio femminile nuovo per gli anni Trenta: una giovane donna la cui indipendenza economica non era dovuta a una ricchezza accumulata da altri, come poteva invece essere il caso delle flapper degli anni Venti, bensì al proprio mestiere. Altri titoli consigliati, soprattutto a chi amato Gone Girl: Bedelia.

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Elliott Chaze (ovvero: la quota azzurra)

NYRB ha ristampato a gennaio Black Wings Has My Angel di Elliott Chaze, pubblicato per i Neri Mondadori nel 1965 come Con Lei Fino All’Inferno (un titolo che non c’entra niente con l’originale, ma abbastanza suggestivo da far dire a chi scrive “ce ne fossero!”), e più di recente nella raccolta Relazioni Pericolose, insieme con un romanzo di Ellery Queen e a un racconto di Charles B. Child. Il protagonista, dall’assurdo nome di Timothy Sunblade, è appena uscito di prigione e, per ragioni intuibili, ingaggia una prostituta di nome Virginia, i cui modi eleganti e improbabili occhi viola lo colpiscono più del previsto. Quella che dovrebbe essere una semplice transazione commerciale si trasforma in un rapporto molto più complicato, soprattutto quando Timothy la mette a parte del suo piano per rapinare un camion portavalori. Raccomandato soprattutto a chi ha sempre preferito James M. Cain a Raymond Chandler.

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Women Crime Writers of the 1940s & 1950s

Divisa in due tomi (uno per gli anni ’40 e uno per gli anni ’50, naturalmente) e curata da Sarah Weinman, questa raccolta è un compendio del meglio della letteratura classica noir/mystery prodotta da autrici – e, per il collezionista accanito, esiste la possibilità di comprare ogni opera singolarmente (per esempio, The Horizontal Man di Helen Eustis). I nomi presenti sono di grande caratura: di Hughes e Caspary abbiamo già detto, ma WCW
include anche The Blunderer, un’opera meno nota della geniale Patricia Highsmith, Beast in View, ottima prova un’altra autrice classica come Margaret Millar e Fool’s Gold della meno conosciuta Dolores Hitchens (romanzo che fece da base per Bande à Part di Jean-Luc Godard). Gillian Flynn non è un’Atena nata adulta dalla coscia di un James Patterson qualunque; il suo lavoro può essere inserito in un contesto più ampio, le cui radici partono diversi decenni fa, e Women Crime Writers of the 1940s & 1950s inizia a togliere le ragnatele da alcuni dei più bei romanzi prodotti nel campo.

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