Lui è Brian Azzarello, sceneggiatore della Dc Comics, divenuto celebre per la serie 100 Bullets pubblicata sotto l’etichetta Vertigo a partire dal 1999. Negli ultimi anni Azzarello è diventato un personaggio centrale per la Dc, sceneggiando, tra le altre cose, un ciclo di Wonder Woman che ha riscosso grande successo e approvazione dalla critica, e due graphic novel dedicate ai due cattivi per eccellenza del mondo Dc, ovvero Lex Luthor e Joker.
Azzarello negli ultimi tempi ha collaborato con gli italianissimi Matteo Casali (sceneggiatore) e Giuseppe Camuncoli (disegnatore) per la realizzazione della miniserie Batman Europa (appena conclusasi in Italia), e ha sceneggiato assieme al grande Frank Miller il terzo capitolo della saga sul Cavaliere Oscuro The Dark Knight III: Master Race (tutt’ora in corso di pubblicazione sia in Italia che negli Stati Uniti).
Tutto ciò fa capire quanto Brian Azzarello sia ad oggi un personaggio importante per l’evoluzione dei fumetti della Dc Comics (con la quale ha collaborato anche su Hellblazer). Azzarello era presente al Lucca Comics & Games 2016, ed è stato protagonista di un incontro (al quale hanno partecipato anche Casali, Camuncoli, ed il disegnatore/sceneggiatore Lee Bermejo) nel quale ha parlato dei suoi ultimi lavori, della sua carriera, e di ciò che pensa in generale su fumetti, supereroi e molto altro. Abbiamo avuto anche l’opportunità di fargli qualche domanda. Questa è la cronaca dell’incontro avvenuto a Lucca.

Com’è nata l’idea di Batman Europa, e come sei stato coinvolto nel progetto?
«Tutto è cominciato undici anni fa quando Jim Lee (disegnatore ed editor Dc) trascorse un periodo della sua vita a Reggio Emilia conoscendo e frequentando Matteo Casali e Giuseppe Camuncoli. Ebbero l’idea insieme, e poi Jim me la propose. Dissi di sì pensando che non se ne sarebbe fatto niente, ed in effetti il progetto è rimasto fermo per tanto tempo, ma alla fine ci siamo arrivati. Il mio lavoro è consistito nel creare la storia assieme a Matteo Casali ed a revisionare la sua sceneggiatura».

In Batman Europa il cavaliere oscuro si ritrova a vivere un’avventura estrema nel vecchio continente, fuori da Gotham City. Secondo te ha funzionato quest’esperimento di trasferire per un po’ Batman fuori dalla sua città?
«Abbiamo cambiato la location ma non il personaggio, quindi una volta che hai il protagonista e mantieni la sua essenza e la sua identità portarlo fuori dalla sua città non è stato un problema. E poi far vivere un’esperienza in condivisione a Batman e Joker, con una città europea per ogni episodio a fare da terzo protagonista è stata una soluzione efficace».

Nella tua graphic novel sul Joker il disegnatore Lee Bermejo ha rappresentato il villain iconico della Dc in maniera molto simile all’ Heath Ledger del film Il Cavaliere Oscuro. Si è trattata di una soluzione commerciale o aveva qualche funzione particolare?
«Abbiamo iniziato a lavorare alla storia nel 2006, due anni prima che uscisse Il Cavaliere Oscuro, quindi noi siamo arrivati prima del film. A parte le cicatrici ed il fatto che fossero personaggi molto realistici le analogie si chiudono qui».

Come ti sei trovato a lavorare con Frank Miller per Dark Knight III?
«Frank mi completa. In questo caso lui mi ha dato delle indicazioni sulla storia, io ho preparato uno script, gliel’ho rimandato indietro, lui lo ha letto mettendo delle segnalazioni e me lo ha riconsegnato».

In questo nuovo capitolo della saga sul Cavaliere Oscuro, che differenze ci sono con le due storie precedenti realizzate da Frank Miller?

«Qualche tempo fa dicevo a Frank che il suo riportare Superman in un certo modo in questa storia lo riabilita, e Frank voleva proprio questo. Sulla forte presenza di Wonder Woman invece ho influito io. In questa storia ci sono due personaggi femminili molto forti, uno è proprio Wonder Woman, e l’altro è Lara, la figlia di Superman, e questa è una grande differenza rispetto alle altre due storie su Batman scritte da Frank».

Miller ha parlato di un possibile quarto capitolo, quale sarà il futuro narrativo della saga del Cavaliere Oscuro?

«Non so se ci sarà un futuro, per il momento finiremo questa terza parte, poi vedremo».

The Dark Knight III: Master Race affronta molto il tema del radicalismo, e mette al centro della storia un gruppo di radicali che rivendicano l’idea di essere una razza superiore. Tutto questo sembra rappresentare piuttosto bene i tempi che stiamo vivendo, perciò quanto l’attualità ha influenzato la vostra scrittura della storia?
«Le notizie che ci arrivavano dal Mondo ci hanno influenzato molto. La politica fa parte dei fumetti e noi ce l’abbiamo messa. Avevamo in mente una linea da poter oltrepassare o non oltrepassare, ma abbiamo deciso di oltrepassarla».

Qualche mese fa è uscito il film Suicide Squad. Cosa ne pensi della nuova versione del Joker interpretata da Jared Leto?
«Bè, è diverso dalle altre versioni cinematografiche e questo è positivo. Però non capisco perché lo abbiano paragonato alla versione del Joker realizzata da me e da Lee Bermejo, è qualcosa di completamente diverso dalla nostra idea».

Quale sarà secondo te il futuro dei fumetti?

«Le cose stanno andando bene in questo momento, e l’influenza del cinema aiuta ad accrescere la popolarità dei fumetti. Il futuro non lo vedo molto diverso dalla situazione attuale».

Visto che ti sei dedicato molto al genere hard-boiled avresti voglia di cambiare genere e di scrivere magari un fumetto cyber-punk?
«Ci sarà qualcosa di fantascientifico in futuro, aspetta e vedrai».

Tu e Bermejo avete lavorato a Before Watchmen, che effetto ha fatto mettere mano al capolavoro di Alan Moore?
«Bermejo accettò subito di lavorare al progetto, il che fu una cosa buona perché mi trovo molto bene a lavorare con lui, e quindi sono soddisfatto di ciò che abbiamo realizzato. So però che Alan Moore non è rimasto contento, ma di che cazzo è felice quell’uomo?»

Ultima domanda. Il fatto che hai scritto molto sull’hard-boiled fa pensare che ti piaccia molto cercare di capire ed esplorare il lato oscuro dell’uomo, vero?
«Il fatto è che scrivo semplicemente di me. Cerco di approfondire situazioni ed argomenti che m’incuriosiscono, per i quali provo interesse, e che sento dentro».



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