Special Exits, la conclusione di un viaggio

Joyce Farmer, alias di Joyce Sutton, è stata tra le più importanti artiste a emergere durante la prima ondata di fumetto underground statunitense: suoi sono i volumi antologici di Tits & Clits Comix, curati in collaborazione con Lyn Chevli e pubblicati dal 1972 al 1987.

La rivista fu pubblicata in reazione sia alle discriminazioni presenti nella scena underground statunitense, che presentava una netta preponderanza degli autori maschi, e sia per contrastare il successo dei periodici pornografici a la Playboy o Penthouse; le autrici sottolineavano il rapporto tra sesso e potere e ritenevano necessario concentrarsi su questo rapporto da una prospettiva femminista. Oltre a Tits & Clits Comix, Joyce Farmer avrebbe lavorato anche a altre pubblicazioni come Abortion Eve e Wimmen’s Comix.

abortion-eve

A causa dei mancati guadagni, l’autrice sarà costretta ad abbandonare la produzione di fumetti. Joyce Farmer si troverà, tra la fine degli ’80 e tutti gli anni ’90, prima a dover affrontare un matrimonio difficile, poi a essere una ragazza-madre e infine a prendersi cura dei suoi anziani genitori. Nel 2000, la Fantagraphics le dedicherà un numero di Zero Zero, rivista filologica dedicata alla scena underground del fumetto statunitense. Joyce, nel frattempo, comincerà a disegnare gli episodi malinconici o umoristici che accadevano ai suoi anziani genitori e a inviarne gli schizzi al collega Robert Crumb. Sarà proprio Crumb a convincerla a concludere il volume e a proporlo a Fantagraphics che lo pubblicherà nel gennaio del 2010 con il titolo di Special Exits. Oggi il volume è finalmente pubblicato in Italia da Eris, con traduzione a cura di Fay R. Ledvinka.

special-exits7

La casa editrice torinese ha già dimostrato, con la pubblicazione de Il celestiale Bibendum di Nicolas De Crécy, di voler proporre nel nostro paese opere originali e uniche all’interno della collana Kina. Come anticipato, Special Exits è un’opera almeno in parte autobiografica. Joyce Farmer racconta le disavventure di una sua alter ego, Laura, con i suoi genitori, il padre Lars e la sua seconda moglie Rachel, e la loro gatta, la dispettosa Ching, negli ultimi anni della loro vita, trascorsi nella casa di famiglia nel quartiere di South Los Angeles. La vicenda si svolge intorno agli anni ’90 e, precisamente, nel 1992: lo apprendiamo grazie alla descrizione della rivolta di Los Angeles, una sommossa causata dal pestaggio del tassista nero Rodney King da parte di agenti della polizia locale.

La cronaca ha però poco spazio nell’opera di Joyce Farmer: i veri protagonista della vicenda sono Lars e Rachel. L’anziana coppia e la descrizione della loro vita coniugale non è solo toccante, ma anche sorprendentemente dettagliata, confidenziale, empatica. Chiunque abbia avuto la fortuna di poter trascorrere del tempo con entrambi i suoi nonni o di aver a che fare con i propri genitori in tarda età si sentirà immediatamente vicino al quadro familiare dipinto dall’autrice statunitense: una famiglia medio-borghese, una coppia che, attraverso vicende complesse e fortune alterne, è giunta alla conclusione di un lungo viaggio. Un viaggio fatto di piccoli momenti, di ricordi e di riflessioni che racchiudono un caleidoscopio di esperienze che nessun racconto, scritto o orale, biografico o autobiografico, può pienamente cogliere e comunicare. Special Exits è così il racconto dell’autunno della vita di un uomo o di una donna, un autunno che «[…] come un vecchio amico si accomoderà nella tua poltrona preferita e tirerà fuori la pipa e l’accenderà e riempirà il pomeriggio con le storie dei luoghi dov’è stato e delle cose che ha fatto dall’ultima volta che vi siete visti».*

special-exits8

Questo aspetto empatico è però accompagnato da una rappresentazione estremamente precisa di un’altra caratteristica fondamentale della vecchiaia e dell’approssimarsi della morte: il decadimento. Una decadenza che non coinvolge solo la mente, aspetto ampiamente descritto nel raccontare atteggiamenti e manie che Rachel e Lars sviluppano nel corso del tempo, ma anche il corpo. Qui Joyce Farmer riprende le sue esperienze e il suo stile giovanile e lo adatta: l’iniziale fermezza del tratto si fa via via meno precisa e si lascia andare al contrasto del chiaroscuro e a un tratto volutamente grezzo. Un elemento che esalta ulteriormente la sensazione di trovarsi di fronte a un maelstrom, un vortice che ci risucchia e del quale noi e i nostri cari dobbiamo andare fino in fondo.

*La citazione è tratta da Le notti di Salem di Stephen King (traduzione di Carlo Brera; Bompiani, 1990)



Players è un progetto gratuito.

Se ti piace quello che facciamo, puoi supportarci (o offrirci una birra) comprando musica, giochi, libri e film tramite i link Amazon che trovi negli articoli, senza nessun costo aggiuntivo.

Grazie!
More from Dario Oropallo

O. Z e le difficoltà di una rielaborazione

O.Z è una rielaborazione del romanzo di L. Frank Baum, opera di...
Read More