Imago Mortis – Milano da morire

Samuel Marolla è un autore che conosce perfettamente Milano, essendoci nato e vissuto: una sensazione che emerge prepotentemente mentre si legge la riedizione, curata da Acheron Books, di Imago Mortis.
Il romanzo era stato inizialmente autopubblicato dallo stesso Marolla con la dicitura Augusto Githes, #1. Tale nomenclatura fa riferimento al protagonista del racconto che, nella volontà dell’autore, dovrebbe costituire il fondamento di una serie letteraria dedicata a questo personaggio. Effettivamente numerose pagine di Imago Mortis
sono dedicate a delineare nei minimi dettagli Githes, concentrandosi in particolar modo sul suo carattere e sulla natura del suo “dono”. A quest’analisi si affianca l’ampia descrizione di una Milano oscura e decadente, celata al fianco dei locali, dell’economia e degli infiniti lavori per la costruzione dell’Expo (la vicenda è ambientata nel 2013), frutto degli investimenti di imprenditori internazionali e delle cosche mafiose nazionali (in particolare è direttamente citata la ‘ndrangheta).

Augusto è un personaggio borderline, un detective tormentato dal passato (ha perso, molti anni prima, la sua compagna) e dalla una particolare tossicodipendenza. Augusto è infatti uno sniffatore di ceneri di defunti, una mania che è ulteriormente esaltata dalla sua capacità di “vivere” esperienze extra-sensoriali di vario genere ed entità a partire dall’assunzione della sostanza. Questa dipendenza si rivela un’efficace escamotage che consente all’autore di creare un’indagine trans-temporale che, a partire da un cold-case che risale all’Italia post-bellica, si snoda attraverso le ombre del boom economico e si sofferma sui risvolti della Legge Merlin e degli ospedali psichiatrici italiani (piccolo excursus: qualora siate interessati all’argomento consiglio vivamente di provare il gioco Town of Light). L’indagine però non mi ha convinto a pieno e sembra ricoprire un ruolo di secondo piano rispetto all’introduzione del personaggio, alla descrizione delle sue capacità e alle riflessioni su Milano. Una sensazione che è ulteriormente acuita da una risoluzione che, sebbene affascinante, ricorre a un ulteriore rilancio dell’aspetto soprannaturale e lascia ampio spazio a un secondo romanzo.

Una nota di merito per il “dono” di Githes. La sua natura consente di affiancargli una spalla d’eccezione, il fantasma di Jim Morrison. Questi elementi mostrano come Marolla sappia creare passaggi narrativi interessanti, pur non muovendo da premesse originali (già nella serie di volumi dedicati al commissario Ricciardi, lo scrittore partenopeo Maurizio De Giovanni aveva ricordato le possibilità narrative offerte dai poteri medianici). Inoltre, a differenza di Ricciardi, Githes è un personaggio molto più vicino alla letteratura hard boiled: duro, uso alle maniere forti, impulsivo. Soprattutto è un personaggio anziano e disilluso, caratteristiche che sono esaltate dalle ponderose ed eccessive riflessioni sull’attualità. La sensazione è che Marolla avrebbe dovuto osare di più, adottando soluzioni più vicine al diario o al flusso di pensieri che ricorrere al semplice romanzo.

Imago Mortis non è certamente un capolavoro della letteratura di genere italiana, ma costituisce un primo passo di una serie che ha del potenziale: attendiamo la pubblicazione di nuovi volumi per scoprire se Augusto Githes e il Re Lucertola (o chissà quale altro comprimario) sapranno conquistarsi un posto in un panorama sempre più ricco e vasto.



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