Ehi, è tornato il Giappone (nei videogiochi)

Non che se ne fosse mai andato, chiaro, ma negli ultimi anni la produzione videoludica giapponese pareva essersi adagiata su canoni di mediocrità assoluta, soverchiata dalle megaproduzioni milionarie occidentali. Eppure, nell’arco di una manciata di mesi, eccoli lì, i nipponici, coloro che per vent’anni sono stati, per quelli della mia generazione, sinonimo di videogiochi, tornare a sfornare titoli di grande qualità e persino originali, almeno a leggere le recensioni della stampa specializzata.

The Last Guardian e Gravity Rush 2, hanno chiuso il 2016 e fatto iniziare il 2017 nel migliore dei modi possibili, almeno per gli utenti Sony, che se li sono beccati in esclusiva. Yakuza 0, prequel della saga di Sega che purtroppo conoscono (e giocano) in pochi viaggia su ottimi voti su metacritic e siti similari e persino l’azienda che più di tutti ha incarnato il verbo del riciclo ludico, Capcom, reduce dal giusto fallimento di Street Fighter V (non tanto per il gioco in sé, quanto per lo spregio dimostrato nei confronti dell’utenza durante la fase di concept e di lancio) ha dato nuovo lustro al suo brand più celebre, quello di Resident Evil, tirando fuori un episodio capace di riportare la saga ai lustri di un tempo (e prima o poi arriverà anche la nostra recensione tardiva ma approfondita).

E poi? Beh, per gli amanti dei titoli del Sol Levante il 2017 si prospetta memorabile, sia per quantità che per (supposta e auspicabile) qualità. Nioh (che in questi giorni viaggia su medie voti altissime per un titolo del genere), Nino Ku Ni 2, Fate/Extella, Wild Guns: Reloaded, Project Diva Future Tone, Tales of Berseria, Nier: Automata, Digimon World: Next Order, Atelier Shallie Plus, Story of Seasons: Trio of Towns, Anima: Gate of Memories, Berserk and the Band of the Hawk, Touhou Genso Wanderer, God Wars: Future Past, Naruto Shippuden: Road to Boruto, Danganronpa 1-2 Reload, Atelier Firis, Summon Night 6. Non saranno tutti dei capolavori, ma da giocare ce n’è.

Anche i grandi nomi del passato sono tornati in versioni apprezzabili: Final Fantasy 15 resta un episodio riuscito o, quanto meno, più riuscito rispetto alle ultime incarnazioni: probabilmente Square Enix non avrà mai più un anno come il 1997, ma ci possiamo accontentare. Dragon Quest, che per molti anni è stata la sua nemesi, mentre oggi è diventato parente, è tornato con uno dei suoi migliori episodi su 3DS, e in dirittura d’arrivo ci dovrebbero oramai essere anche i titoli della saga sbilenca di Kingdom Hearts, quelli coi titoli imbecilli (Kingdom Hearts HD 2.8 e Kingdom Hearts 1.5 + 2.5) in attesa di sapere qualcosa di più sull’oramai fantomatico terzo episodio ufficiale.
Infine, Nintendo, che ha finalmente svelato al mondo Switch e che, nonostante un day one che Zelda e Bomberman a parte è la quintessenza della loffiaggine, sembra bene intenzionata a tornare a fare la voce grossa in un mercato che ha contribuito in modo determinante a creare e far crescere.

A cosa imputare questo “comeback” clamoroso? Tanto per cominciare, al tempo: giapponesi e release date non vanno molto d’accordo e tra rimandi, rinvii, cancellazioni e resurrezioni, è capitato che tutti i titoli più attesi arrivassero sugli scaffali in un arco di tempo brevissimo. Poi c’è da considerare il fatto che molti sviluppatori sono sempre rimasti attivi, ma solo nel segmento mobile e handheld, che almeno qui da noi non è particolarmente sviluppato (non come in Giappone, almeno). E’ poi un periodo di stanca per le grandi produzioni occidentali, che giunte, tutte, al millemillesimo episodio, iniziano ad annoiare un pubblico oramai assuefatto a titoli troppo identici gli uni agli altri. Ultimo elemento da tenere in considerazione è l’interesse al mercato PC, per anni snobbato dagli sviluppatori nipponici e ora preso in maggior considerazione con release in day and date e versioni meglio ottimizzate, anche se in entrambi i casi c’è ancora molta strada da fare.

Tutto bene, quindi? Insomma. E’ giusto di questi giorni la vagamente delirante dichiarazione di Yoshinori Kitase, produttore di Final Fantasy VII Remake, secondo il quale lo sviluppo del gioco dovrebbe ancora iniziare. Ora, considerando che quel “gioco” fece “vincere” a Sony l’E3 di DUE anni fa (durante il quale vennero presentati lato Sony un titolo in lavorazione da 10 anni e un kickstarter mentre sponda Microsoft quattro giochi di cui uno cancellato e tre missing in action) c’è abbastanza su cui riflettere sullo stato deplorevole in cui versa l’industria del videogioco attuale e gli sviluppatori nipponici non sono certo esenti da colpe.

Resta da capire se e come le nuove leve riusciranno a prendere il posto degli immortali game designer della “nostra” generazione: Miyamoto, Kojima, Suzuki e tanti altri che hanno segnato indelebilmente cinque o sei lustri della nostra storia videoludica. Quest’anno Your Name, di Makoto Shintai, ha fatto l’impossibile, ottenendo un incasso maggiore di quasi tutti i titoli di Studio Ghibli. In molti vi hanno visto un segnale forte di cambiamento rispetto al passato. Capiterà anche coi videogiochi?



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