In Silenzio: Audrey Spiry reimmagina il mito della caverna

Ciò che determina o piuttosto indica il fato di un uomo è l’opinione che egli ha di se stesso.*

Audrey Spiry è un’illustratrice francese (potete ammirare i suoi lavori sul suo sito ufficiale) che, con In silenzio, si è accostata per la prima a un fumetto tradizionale. A portare in Italia la sua opera prima, inizialmente pubblicata in Francia nel lontano 2012, è Diabolo Edizioni, (ri)nato editore torinese (fino a qualche anno fa, era solo una costola dell’omonima casa editrice spagnola).

 

Nel volume seguiamo il percorso di canyoning affrontato dalla giovane Juliette assieme al suo compagno Luis, una coppia con due pestifere figlie e un istruttore, Yann, che li guiderà in quest’avvincente percorso. Sin dalle prime pagine la gita si rivelerà più avventurosa del previsto; il tragitto compiuto a bordo del furgoncino di Yann costituisce un incipit ideale all’intero racconto: da un lato scopriamo il complesso rapporto della coppia, dilaniata tra le ambizioni lavorative di Luis e il desiderio di scoperta e auto-affermazione di Juliette; dall’altro presentando la peculiare commistione di stili che adopera l’autrice.

Tratto distintivo è la fluidificazione dei corpi che, nei meandri delle caverne carsiche, diviene transizione verso l’immateriale. Presente e passato si sovrappongono mentre il corpo di Juliette e della sua improvvisa guida, la piccola e pestifera Léna, si appiattisce e cresce, si stiracchia e si aggruma, si restringe e infine cresce a nuova vita. Tali trasformazioni assumono stili, tratti e scale differenti, in un caleidoscopio che manifesta la perizia e la conoscenza del medium dell’autrice.

È il mito della caverna che si ripete, accompagnato da una visione post-moderna per cui l’anima e la coscienza sono entità intrinsecamente legate al corpo, ma pure avulse dalla dimensione temporale. Una dimensione a cui si riferisce il “silenzio” citato nel titolo, un silenzio che Juliette si troverà ad attraversare e che le consentirà di riemergere con una nuova consapevolezza di sé. Una consapevolezza che implica anche una conoscenza del suo corpo e delle sue capacità, rimarcate nella primigenia corsa di Erika che non teme la perdita della muta – la pelle dell’uomo urbano contemporaneo, qui da intendersi in contrapposizione al percorso naturale, è irrimediabilmente – per salvare l’amata figlia. Una corsa che anche Juliette affronterà e che la porterà a una condizione adamitica, attraverso la quale riconoscere la causa del suo conflitto. Peccato che Audrey Spiry non abbia descritto con pari profondità e complessità gli altri personaggi e, in particolare, Luis. Una scelta forse riconducibile al voler dare massimo spazio alle figure femminili che compongono l’universo di In silenzio.

Concludendo, In silenzio è un’opera affascinante, che dimostra la bravura della sua autrice come illustratrice. Sebbene non possa essere considerato un capolavoro, il racconto si presenta come un percorso di conoscenza e formazione dell’individuo interessante e si distingue per la varietà e la ricchezza degli stili adottati. Se i lettori più smaliziati potrebbero non esserne pienamente soddisfatti, un lettore o una lettrice più giovane (magari adolescente o neo-ventenne) sarà quasi certamente catturato da questa storia. Spero vivamente che la Diabolo dedichi altri volumi ai lavori di Spiry.

*La citazione è tratta da Henry David Thoreau, Walden ovvero vita nei boschi (traduzione a cura di Rosaria Biondi, Nadia Ponti, Giulio Cacciotti e Vincenzo Guagliardo; Freebook Ed. LibroLibero).

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