• Non saprei dire cosa io abbia visto, una presentazione, un reveal, una preview, un annuncio, una lista della spesa con un sacco di numeri: qualunque cosa fosse, è stato l’evento legato a una console più triste a cui io abbia mai assistito. Un tizio di Digital Foundry, un chip sotto vetro, e una valanga di cifre e masturbazioni tecniche che hanno messo a dura prova la mia ferrea volontà di arrivare in fondo al video.
    La componente giocosa dell’esperienza totalmente non pervenuta.
  • È quel che succede quando ci si trova ad inseguire. Microsoft con la 360 ha avuto per un certo periodo l’industria in mano. Le console come le conosciamo oggi sono un’evoluzione del concept della 360 (con l’enorme eccezione di Switch). Poi Microsft ha mollato il colpo, ha progettato una macchina controversa, non l’ha supportata e ha lasciato campo libero a Sony, sugli scaffali, nel marketing e nel passaparola online. Così Sony ha imposto la sua legge, ha puntato sui sui punti di forza è ha trasformato l’ultima generazione in quella della risoluzione. Voi avevate mai sentito prima il bisogno di un Digital Foundry?
  • L’errore di Microsft però è quello di inseguire ancora. L’esclusiva a Digital Foundry non significa piantare la bandiera in territorio nemico, quanto piuttosto adattarsi alla logica comunicativa del rivale. Troppo tardi. Sony su quel campo ormai non la batti. L’opinione generale dalla sua e a chi è bravo basta un soffio di vento per orientarla in un altro senso.
  • La conferma? Provate a buttare un occhio su GAF – altro terreno su cui Sony ha saputo costruire la sua rinascita – o più in generale sui forum e sui social. Entusiasmo non pervenuto. Tutto qui? È poco più potente di una PS4 Pro. E i giochi dove sono? Di colpo tutte quelle specifiche tecniche su cui si è giocata la superiorità di PS4 vs One e di PS4 Pro vs One S non contano più nulla. Il problema di Xbox è fondamentalmente di percezione, prima che di prestazione, e senza un lavoro mirato su quell’aspetto ogni progetto è destinato a fallire.
  • Sforzandomi di analizzare i freddi dati, che in fondo da soli vogliono dire poco o nulla, Scorpio sembra una discreta bestiola. Se il prezzo si manterrà intorno al 499€ come ipotizzato da DF ci si porterebbe a casa una PC di fascia medio alta, retrocompatibile con tutta la line-up di One e buona parte di quella 360, a una cifra più che sensata. Io vacillo. (E lo so, mi contraddico.)
  • Capisco che l’idea di far presentare i giochi a quelli di DFrischiasse di diventare controproducente, ma il messaggio che è passato è che Scorpio servirà a far girare a 4k la roba vecchia, forse palleggiandola. Ancora una volta, se utilizzi il linguaggio del tuo nemico sei destinato a perdere. Di colpo il mondo videoludico appare stanco dei remake, dei porting e delle remastered a risoluzione aumentata. Beh, almeno a qualcosa di buono Scorpio è già servito.
  • Possibile che a nessuno sia venuto in mente di promettere qualcosa di diverso? Ritorno sullo stesso tasto, ma il vantaggio strategico di anticipare la rivale senza imporre la propria agenda è sprecato. I tempi sono maturi per una svolta, la voglia i novità non sarà palpabile, ma si potrà risvegliare. Il settore è impanato su una sterile e triste conta dei pixel da anni, mentre chi gioca è costretto a ri-sorbirsi sempre la stessa roba di prima con qualche effetto grafico in più? Datemi un salto avanti nella fisica, qualcosa che influisca sul gameplay e mi consenta – o anche solo mi prometta – di giocare qualcosa di nuovo. Posibile che di 6 teraflops – o quel che sono, scusatemi, me ne frega proprio poco – non se ne possa dedicare uno a un’occupazione diversa dall’espansione infinita della risoluzione?
  • Si può fare, eh. Ve l’assicuro, l’ho visto con i miei occhi. Zelda: Breath of the Wild ha cambiato il videogioco in un modo che impatterà i prossimi 10 anni di evoluzione. Quali siano le specifiche di Switch non lo so, e per altro non mi importa nemmeno, fosse anche potente come il mio vecchio StarTac. Ha trovato il suo linguaggio, ha comunicato una peculiarità, ha creato un bisogno e funziona. La lezione a cui ispirarsi in questo momento, forse, non era quella di Sony.



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Claudio Magistrelli

Pessimista di stampo leopardiano, si fa pervadere da incauto ottimismo al momento di acquistare libri, film e videogiochi che non avrà il tempo di leggere, vedere e giocare. Quando l'ottimismo si rivela ben riposto ne scrive su Players.

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  • boosook

    Bellissimo articolo. Arriverà il momento in cui non si potrà più andare avanti incrementando la risoluzione o inseguendo il fotorealismo, allora forse potremo smettere di giocare agli stessi giochi da 10 anni o più rimasterizzati ogni volta e qualcuno avrà qualche idea migliore.