Thimbleweed Park: Il Ritorno del RE

La tranquilla cittadina di Thimbleweed Park, da anni caduta in disgrazia a causa di un misterioso incendio che ha distrutto la locale fabbrica di cuscini è scossa da un efferato omicidio: sul caso lavorano gli agenti Angela Ray, esperta, caustica e sbrigativa e Antonio Reyes, giovane, alle prime armi ma piuttosto brillante. Ben presto il duo scopre che la cittadina non è certo un paradiso idilliaco…

Togliamoci subito il pensiero: ok Zelda, ok Horizon, ok la rinascita del Giappone ludico ma Thimbleweed Park (per quanto mi riguarda) è il gioco dell’anno, già ad aprile.

L’avventura grafica ideata da Ron Gilbert e Gary Winnick non è solo una delle migliori mai realizzate, ma permette agli appassionati dei classici Lucas (e qui lo siamo, non si fosse capito…) di prendere “letteralmente” una DeLorean e tornare indietro a trent’anni fa, quando ci spaccavamo la testa sugli enigmi di Maniac Mansion e Zak McKraken e trascorrevamo le estati per risolvere Day of the Tentacle. Fortunatamente, Thimbleweed Park non soffre degli stessi difetti di quei titoli che, sì, oggi sono avvolti da un’aura mistica e mitica impenetrabile ma che no, proprio non erano perfetti (come ha saggiamente e brillantemente raccontato Lucasdelirium nella nuova “scheda tecnica” dedicata proprio a Maniac Mansion, il titolo più vicino, dal punto di vista concettuale, a Thimbleweed Park).

Thimbleweed Park funziona. Funziona sotto ogni punto di vista. In primis, la storia. Davvero, sembra di giocare ad una versione ludica di Twin Peaks (+ X-Files + True Detective), con l’aggiunta di ulteriori gag e bizzarrie assortite. Semplicemente meravigliosa. Attenzione però: i sorrisi che suscitano le battute non fanno mai venir meno la suspense ed il desiderio di risolvere i misteriosi misteri che la cittadina ha tenuto nascosti per anni.

I personaggi sono clamorosi. Clamorosi. Un capolavoro di script e caratterizzazione. Difficile sceglierne uno in particolare, ma il nostro amore incondizionato va a Delores, la giovane nerd aspirante programmatrice di videogiochi, che può contare sulla side-story più intrigante e, per certi versi, struggente e romantica. Tutti promossi con lode e bacio accademico.

Le location sono quanto di più “lucasiano” sia mai stato partorito da mente geek…dai tempi delle ultime avventure Lucas. Ron Gilbert ci fa spendere ore e ore a leggere gli assurdi titoli dei giornali locali, quelli dei libri della biblioteca dell’occulto e il catalogo giochi della “software house” di Delores (indovina quale…) e propone personaggi, situazioni, enigmi e atmosfere che credevano oramai perdute per sempre.

Sono passati trent’anni da Monkey Island ma non per Ron e la sua combriccola, che elaborano una sceneggiatura di ferro e regalano agli utenti un’esperienza nuova/vecchia assolutamente irripetibile. Decine e decine di citazioni ai vecchi classici, non solo Lucas, un equilibrio perfetto tra mistero e umorismo, un’interfaccia verbale che funziona ancora alla grande, una grafica esaltante, che richiama la tradizione, attualizzandola in maniera quasi invisibile. Il gioco trabocca di momenti memorabili, ma tra tutti, splende ed irradia puro genio il finale, che va annoverato tra i migliori “ending” di tutti i tempi, degnissimo erede di quello, storico, di LeChuck’s Revenge, che fece versare litri di inchiostro sulle riviste specializzate. E’ un cerchio che si chiude, il passato che ritorna, emozioni adolescenziali sopite che tornano prepotentemente a segnare la vita di un adulto.

Thimbleweed Park non è un mera operazione nostalgica, ma molto di più. Un titolo difficile, longevo e impegnativo (almeno nella sua versione Hard, visto che quella Easy…lo è davvero letteralmente) che costringe il giocatore nuovo a spremere le meningi e quello vecchio a ricordarsi i processi mentali che lo avevano portato, anni fa, a risolvere i demenziali e ostici enigmi di Zak McKraken e Monkey Island 2. Laddove The Cave e Broken Age avevano parzialmente fallito, Thimbleweed Park è riuscito a centrare l’obiettivo.

Insomma, non si fosse capito, Thimbleweed Park è un capolavoro assoluto e giocarlo è un obbligo e un dovere morale non solo per gli appassionati delle vecchie avventure Lucas, ma per qualsiasi amante dei videogiochi che voglia definirsi tale. Un consiglio: se avete poco tempo, compratelo e conservatelo per le notti estive, quelle con l’afa che non ti fa dormire, perfette da trascorrere davanti al Pc nel cercare di superare quell’enigma che pare irrisolvibile. I vecchi possono rivivere il passato, i giovani possono provare emozioni che nessun altro genere ludico può dare: avete un’opportunità clamorosa, non sprecatela.
Grazie Ron, eri già un mito per molti, da oggi lo sei per tutti.



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