I Guardiani della Galassia – Vol.2: Il trionfo del nonsense

I Guardiani della Galassia continuano le loro avventure, sempre in bilico tra gesta eroiche e scorribande fuorilegge. Al termine di una missione particolarmente pericolosa, si palesa Ego, il padre di Peter Quill / Star-Lord, che porta figlio e amici sul suo pianeta. Il ricongiungimento familiare rende inizialmente felice Peter, ma le cose ben presto si mettono male…

Se il primo film aveva destato sospetti, con questo Volume 2 se ne ha la certezza: I Guardiani della Galassia rappresenta l’anima surreale, scanzonata, semiseria e demenziale di Marvel Studios. Mentre infatti il franchise degli Avengers tende ad incupirsi ad ogni nuovo episodio, questo sequel amplifica (e talvolta esagera) la follia del primo capitolo, spingendo l’asticella del nonsense a livelli difficilmente eguagliabili da future produzioni, peraltro già confermate.

I Guardiani della Galassia – Vol.2 parte dal presupposto che il team è oramai formato e rodato. Che fare quindi, per smuovere le acque? Dividerlo e vedere che succede, aggiungendo contestualmente nuovi personaggi. Così, dopo un prologo che farà discutere (specie per gli effetti speciali “ringiovanenti” applicati alla perfezione alla figura di Ego/Kurt Russell) ed un vero incipit visivamente clamoroso, che vede protagonista assoluto Baby Groot (il cui livello di pucciosità è quasi insostenibile), il film si divide in due, proprio come il gruppo, con Rocket, Groot e il redivivo Yondu Udonta alle prese con Ravagers dissidenti + Nebula, spinta dal desiderio di vendetta e il quartetto Quill, Drax, Gamora con la new entry Mantis bloccati sul pianeta (di) Ego.

Se il primo gruppo affronta azione ed avventura (con un paio di sequenze stilisticamente meravigliose), il secondo si trova a riflettere (si fa per dire) sui valori della famiglia, del gruppo e sulle relazioni interpersonali tra i vari personaggi della storia ed in questo frangente la sceneggiatura/regia di James Gunn fatica un po’ a rendere al meglio. Come detto, lo script straborda letteralmente di situazioni, dialoghi e momenti sopra le righe, assurdi, completamente fuori di testa. Pure troppi, a ben vedere, tant’è che per larga parte del film più che osservare lo sviluppo degli eventi, si aspetta la battuta fulminante (per inciso la migliore del film è appannaggio di Drax) e il momento comico, dato questo che spezza spesso il ritmo della storia, dal momento non tutte le gag sono riuscite alla perfezione.

Rispetto al prequel tutti i personaggi di contorno guadagnano spazio, assumono spessore e i relativi attori fanno il loro. Se la CG rende incredibile le espressioni di Baby Groot, tra gli “umani” spiccano sicuramente Dave Bautista, che conferisce al suo Drax un aura semiseria, grottesca e paradossale e Kurt Russell, che rende Ego un personaggio piuttosto ambiguo e interessante. Un po’ così, anche se vederlo sul grande schermo fa sempre piacere, è il cameo di Sylvester Stallone, che entra nel mondo Disney nel ruolo (minore, anzi, irrilevante) di capo dei Ravager, un personaggio che andrà necessariamente approfondito nel prossimo sequel.

I Guardiani della Galassia – Vol.2 diverte e intrattiene, ma globalmente non riesce a migliorare il primo film, che rappresenta ancora l’apice delle produzioni Marvel di questi anni. Ha i tempi comici giusti, un quantitativo spropositato di gag più o meno riuscite (e troppe sequenze post-credit!) e conferma l’abilità nel casting e nella “confezione” di Disney/Marvel ma, come dire, il troppo stroppia



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