A seguito della morte del padre, Re Uther (Erica Bana), e la conquista del regno da parte del malvagio zio Vortigern (Jude Law), il giovane Artù (Charle Hunham) è costretto a fuggire dimenticandosi delle proprie origini. Anni dopo, mentre Vortigern è alla ricerca del nipote e prova invano ad ottenere il potere dalla leggendaria Excalibur, Artù capirà di essere il legittimo erede al trono riuscendo ad estrarre dalla roccia la celebre spada, sfidando Vortigern per riprendersi il regno di Camelot.

Liberamente ispirato ai racconti e alle leggende del Ciclo Arturiano, King Arthur – Il potere della spada è il nuovo film diretto dall’ecclettico regista britannico Guy Ritchie, a due anni di distanza dal precedente Operazione U.N.C.L.E e nono film della sua altalenante carriera. Nel cast spiccano Charlie Hunham (protagonista della serie tv Sons of Anarchy) nei panni di un giovane Artù, Jude Law nel ruolo di Vortigern e gli attori Djimon Hounsou ed Erica Bana.

Dopo aver diretto la poco riuscita spy action con protagonisti Henry Cavill ed Armie Hammer, Guy Ritchie cambia genere e si ispira alla leggenda della figura di Re Artù, realizzando un action fantasy che prova a mischiare l’elemento fantastico al mito narrativo legato al celeberrimo Re di Camelot. Appare però chiaro fin dalle prime battute del film che le presunte ambizioni postmoderne insite in King Arthur – Il potere della spada si affossano in un modesto action/adventure che mostra fin troppo presto la sua debolezza.

Se Ritchie continua a riproporre le proprie ossessioni come lo stile ipercinetico del montaggio, purtroppo si perde anche e soprattutto in futilità visive come eccessivi slow motion e altre (s)manie registiche che circondano anche questa sua ultima produzione. Così King Arthur – Il potere della spada si trascina un po’ stancamente per la sua durata, senza riuscire a dare senso alle proprie immagini, aggrappandosi fin troppo sia a un’estetica ripulita che a un immaginario visivo che strizza l’occhio troppo da vicino a una produzione come Il trono di spade.

Tra mancanza di idee ed identità su cosa vorrebbe essere, si assiste a un film a cui manca senso epico e quel che è peggio anche quello del ritmo, che si appoggia ad un cast quasi anonimo comandato da un poco carismatico Hunham nel ruolo di un Artù ribelle e da un Jude Law antagonista che procede col pilota automatico. Mentre le intenzioni di rielaborare e di rivedere il mito e le citazioni che girano attorno all’universo Arturiano restano purtroppo sospese lontano da un film dalla scrittura fiacca e poco interessante, incastrato tra una scontata storia delle origini e l’ennesima storia sul protagonista eroe che deve seguire il proprio destino.



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  • Valter Prette

    cioè… io vorrei difendere certe p….te, ma i produttori non devono rubare i soldi del biglietto alla gente