American Gods: Copia conforme

Gli dèi muoiono. E quando muoiono davvero nessuno li piange o li ricorda.

Nel corso dei secoli esploratori, mercenari, pellegrini, prigionieri, schiavi e schiavisti approdarono sulle coste del Nuovo Mondo e, quale che fosse la loro storia personale, spesso non sbarcavano da soli ma portavano son sé anche gli dèi e le divinità delle terre di origine. Ma la gloria degli antichi dèi non si alimenta da sola, la loro forza è direttamente dipendente dall’adorazione a loro tributata dagli esseri umani. I sacrifici in loro nome, le ricorrenze annuali onorate, i tributi e le costanti preghiere: in queste manifestazioni risiede il centro del loro potere. Senza adorazione le divinità perdono potenza, si affievoliscono, diventano un’eco, fantasmi degli antichi fasti. Ed è esattamente questo quello che accade agli dèi trasportati nel Nuovo Continente: a poco a poco vengono dimenticati, messi da parte. L’interesse è rivolto verso nuove “divinità”, gli esseri umani adesso adorano e immolano la loro attenzione e le loro esistenze sugli altari della tecnologia, dei media, della modernità.

Dèi delle carte di credito e delle autostrade, di Internet e del telefono, della radio e dell’ospedale e della televisione, dèi fatti di plastica, di suonerie e di neon. Dèi pieni di orgoglio, creature grasse e sciocche, tronfie perché si sentono nuove e importanti.”

Il romanzo di Neil Gaiman ci presenta la sfida del vecchio Mr Wednesday (Odino) alle nuove divinità. Mr Wednesday recluta Shadow Moon appena uscito di galera, senza più niente e nessuno al mondo, come braccio destro: dovrà aiutarlo nella sua missione di radunare gli antichi dèi stanchi, invecchiati e obsoleti, per muovere guerra contro gli dèi della nuova era. Il viaggio intrapreso porterà Shadow a interrogarsi su tutto quello su cui ha sempre creduto o scelto di non credere. Mr Wednesday si dimostrerà manipolatorio, pericoloso, bugiardo, egoista, accentratore, dotato di un notevole magnetismo, in una parola: inaffidabile. Il punto di vista di Shadow diventa la guida, come per il lettore così per lo spettatore, attraverso la quale ci addentriamo nell’America che ospita nelle sue mille città e cittadine quelli che un tempo erano Esseri onnipotenti e che ora si adattano all’american lifestyle pur di sopravvivere.

American Gods per un lungo periodo è sembrato essere al sicuro in casa HBO ma il pilot, riscritto più volte, non ha mai convinto i vertici del Network fino al punto di avere il via alla messa in produzione. Nella versione di Gaiman i diritti erano stati acquistati prima dell’insediamento dei nuovi vertici HBO i quali, al contrario dei precedenti, non sapevano cosa farsene del prodotto capitato tra le loro mani.

Riavuti i diritti, Gaiman trova in Starz una nuova e più motivata casa e in Bryan Fuller, coadiuvato da Michael Green, lo showrunner ideale. A completare il quadro David Slade che aveva lavorato insieme a Fuller come regista e produttore nella serie Hannibal e, di fatti, le somiglianze estetiche tra i due show saltano subito agli occhi sconfinando spesso dallo stile personale, e quindi riconoscibile, al pedissequo calco del già fatto.

American Gods, la serie, è una sfida vinta a metà grazie soprattutto a un cast portentoso. La messa in scena è sontuosa, potente ed evocativa, le pagine scritte non avrebbero potuto chiedere di meglio per una trasposizione, ma nella prima parte di stagione non esiste un’idea originale, non c’è ritmo, c’è poca narrazione: l’impatto visivo sostituisce il racconto. Per chi ha letto il libro risulta tutto piuttosto noioso, mentre per chi compie il percorso inverso passando dalla serie al testo, nel libro non troverà nessun elemento di curiosità o fascino.

Fortunatamente la scrittura degli ultimi episodi mostra un distacco, pur restando nell’alveo della trasposizione fedele, e una capacità di reinterpretazione degli eventi, che fa in parte decollare la serie. L’attenzione dedicata al personaggio di Laura Moon, e le deroghe al testo che la sua caratterizzazione comporta, è la scelta narrativa più azzeccata. Peccato che la prima stagione termini proprio quando la lunga introduzione dei personaggi – e il lungo posizionamento delle pedine – era giunto a termine e si era arrivati finalmente ad affrontare il centro della questione.

American Gods è stato rinnovato per una seconda stagione che dovrebbe coprire la seconda metà del libro.



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