Tutti assieme appassionatamente. Eccoli, finalmente: Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist, gli eroi televisivi di Marvel, che anticipano l’altra grande e attesa “reunion” superoistica, quella degli Avengers, che vedremo sul grande schermo solo tra un anno. E c’è da sperare che riesca un po’ meglio di questa che, insomma, avrebbe potuto e dovuto riuscire molto meglio.

The Defenders inizia con i quattro eroi separati e impiega due lunghe e alquanto noiose puntate per farli incontrare, sviluppare le loro singole storie, unirle in una sola e creare i presupposti per il plot centrale della serie: quelli de La Mano hanno individuato sotto New York un portale che permetterebbe loro, una volta superato, di accedere all’immortalità e, guidati dalla misteriosa Alexandra (un algida ed efficace Sigourney Weaver), mettono in pericolo gli abitanti di tutta la metropoli.

Il primo problema di The Defenders è che, vuoi per un eccesso di zelo, vuoi per allineare tutti gli spettatori che si fossero persi una o più serie “singole”, ogni personaggio spiega e rispiega TUTTO quanto successo nelle cinque stagioni già andate in onda e funzionali alla creazione di questa. La scelta, assolutamente mortifera per lo spettatore fedele che sa già quello che i quattro devono invece raccontarsi tra loro per mettersi in pari, rallenta vistosamente quasi tutte le puntate, alcune delle quali si presentano sotto forma di insostenibili “spiegoni” e sono caratterizzate da una verbosità quasi insostenibile.

Marvel’s The Defenders

Il secondo problema di The Defenders è il taglio scelto per raccontare la storia, che cade quasi completamente in zona Iron Fist & affini, il che vuol dire misticismo, “roba zen” (come la liquiderebbe Jessica), storia virata sul fantasy più che sulla concretezza urbana degli universi narrativi di Cage, Jones e del Daredevil della prima stagione e che vede purtroppo il ritorno di Elektra, già punto debole della seconda stagione di Daredevil e anche in questo caso inutile, per quanto importante, orpello che funge da collante a tutte le vicende.

Sulla carta, quattro personaggi così diversi avrebbero potuto dare vita a siparietti, scambi di battute e situazioni potenzialmente esilaranti ed esaltanti ma questo accade solo quando c’è in scena Jessica Jones, grazie anche a una Ritter in stato di grazia, che con il suo mood brillantemente cazzaro e nichilista si contrappone alla ottusa bimbominkiggine di Iron Fist (personaggio ancora più bidimensionale che nella sua serie dedicata) e allo stolido spleen di Matt Murdock, il cui Daredevil ha subito una pazzesca involuzione rispetto ad un paio di anni fa e che qui pare ridotto a teenager friendzonato.

The Defenders procede per accumulo, insomma: riesce a non perdere di vista nessuno dei personaggi secondari, ma non li mette in condizione di avere un ruolo effettivo nella storia. Pur avendo un passo più breve rispetto ai predecessori, otto puntate invece di tredici, annoia un po’ troppo spesso, e, cosa peggiore, riserva solo una manciata di sequenze ai combattimenti comuni del team contro La Mano. Lo spirito anarchico e lo stile sporco, iperrealista e credibile del primo Daredevil insomma, si perdono tra nuvole d’incenso, rituali sacri, mondi mistici, gente morta che ritorna e colpi di scena previsti e prevedibili, che livellano verso il basso una serie dall’enorme potenziale largamente inespresso.

C’è anche del buono, ovviamente: le battute killer di Jessica Jones, le performance di tutte le donne dello show (ottime la Dawson e la Henwick), che stracciano i colleghi maschi sotto ogni aspetto, il primo confronto (verbale e non) tra Luke Cage e Iron Fist, le (poche) scazzottate comuni che brillano, nonostante siano un po’ troppo caotiche, ma lasciano più rimpianti che soddisfazioni. Il desiderio di rivedere in azione questi anti-eroi tutti assieme però è ancora forte, ma servono una scrittura e una regia più coraggiose. Non resta che aspettare ancora…



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Andrea Chirichelli

Classe '73. Giornalista da tre anni, ha offerto il suo talento a riviste quali Wired, Metro, Capital, Traveller, Jack, Colonne Sonore, Game Republic e a decine di siti che ovviamente lo hanno evitato con anguillesca agilità. Ha in forte antipatia i fancazzisti, i politici, i medici, i giornalisti e soprattutto quelli che gli chiedono foto.

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  • Gustavo Garrafa

    Io l’ho trovato molto interessante invece, poi i gusti sono gusti certo.