35 anni di videogiochi: i (miei) 20 momenti più importanti

Ridurre 35 anni di videogiochi a 20 episodi è quasi impossibile, tanti sono i titoli, gli aneddoti, le persone e le situazioni che ho vissuto (anche) grazie ai videogiochi. Esistono però dei momenti “spartiacque” o comunque memorabili, che hanno costellato la mia carriera da gamer (o player…). Così, ho provato a fare un po’ di ordine tra i ricordi ed è saltata fuori questa lista. Ovviamente qualora mi dovessi trovare in futuro a rifarla, probabilmente salterebbero fuori 20 momenti completamente diversi ma vabbè, fa parte del gioco…

NASL soccer Intellivision: il primo videogioco, la mia storia di videogiocatore inizia in quel momento, grazie ad uno zio americano che durante il Natale 1982 arriva con questa (costosa) sorpresona (facendosi cambiare l’incluso Poker & BlackJack col calcio, idolo!) e costringe i miei genitori a ingenti salassi futuri…

Space Armada Intellivision: il primo e unico videogioco mai regalatomi spontaneamente da mia madre. Credo a sua insaputa.

Galaga al bar: il mio primo arcade, giocato salendo su uno sgabello in un bar abbastanza trucido di Porta Romana. Ehi, sempre meglio delle insulse macchinette che ci sono oggi…

Il primo numero di Video Giochi: il mio feticisimo nei confronti delle riviste cartacee inizia il 15 dicembre del 1982, quando il mitico Studio Vit di Riccardo Albini crea la prima rivista videoludica italiana.

Un brutto giorno, l’arrivo in casa di Sharp Mz 720. Mio padre di videogiochi non ne ha mai capito un granchè e così, invece di regalarmi un Commodore 64 come da me richiesto, un brutto giorno arrivò a casa con questa ciofeca. Un trauma infantile gravissimo e tre anni ludici buttati via.

L’articolo di Zzap! Sulla Cinemaware, che inaugurò ufficialmente l’inizio dell’era a 16-bit: “Sembra un film!” Ed immediatamente il da poco acquistato Commodore 64 (sì, poi ero riuscito a convincere mio padre…) diventa obsoleto. Prossima fermata: AMIGA e contestuale nascita di una grande amore.

Menace e il 99% su TGM: un onesto shoot’em up elevato dai recensori a gioco del secolo. A distanza di tanti anni le polemiche sui voti non sono cambiate, certo che al tempo vedere quella grafica era impensabile.

Il pomeriggio che mi finsi malato per saltare un matrimonio e giocare a Hybris: beh, c’era chi faceva sega a scuola e chi inventava scuse per evitare il coinvolgimento in cerimonie parentali. Io facevo entrambe, ovviamente.

L’acquisto dello SNES e Street Fighter 2: uno dei momenti topici della mia vita da gamer, che segna il quasi abbandono del computer e il ritorno, dopo anni, alle console. SNES resta a mio parere la miglior macchina da gioco di ogni epoca e la conversione di SF2, per quanto lontana dall’essere arcade perfect, un acquisto inevitabile.

Le 269mila lire spese per Perfect Eleven giapponese: con l’arrivo di SNES a casa Chirichelli, iniziarono anche i salassi dovuti all’importazione parallela, un dramma condiviso con milioni di appassionati europei, stanchi di rallentamenti e bande nere. A oggi, resta la cifra più alta da me mai pagata per un singolo gioco.

Le 18 ore di fila trascorse a giocare a Super Bomberman 2 con gli amici: complice un weekend lungo a Cervinia durante un’estate caldissima, 4 fessi tra cui il sottoscritto si chiudono in baita e giocano…

L’estate passata su Monkey Island 2: Le Chuck’s Revenge: Era il 1993, prima estate trascorsa da solo a casa senza genitori, impacchettati e fatti partire a forza. Tre mesi per risolvere tutti gli enigmi e imparare a memoria ogni azione e location.

L’estate successiva passata su Day of the Tentacle: L’unico modo per smaltire la delusione per i Mondiali di calcio. E’il miglior gioco di sempre della Lucas, secondo me.

Wild Arms, il mio primo RPG: rapito dalla colonna sonora ascoltata a casa di un amico me ne innamorai seduta stante. Non è invecchiato benissimo, ma ai tempi era “tanta roba”.

L’opening giapponese di Gran Turismo: La miglior opening di sempre, vista e rivista almeno un milione di volte. Ricordo che ai tempi quasi nessuno tra quelli che avevano acquistato a caro prezzo la versione giapponese (uscita il 23 dicembre) riuscivrono a capire che la prima prova per ottenere la patente prevedeva che la macchina dovesse fermarsi in un punto prestabilito del circuito…

Ridge Racer Type 4 e Soul Edge comprati lo stesso giorno e fatti girare su una Playstation modificata apposta per l’occasione: truccare la Playstation era necessario ai tempi, viste le miserabili versioni PAL dei giochi, ma avere lo stesso giorno entrambi i titoli sparati a tutto schermo sulla tv di casa…eh. EH.

Le 12 ore di fila trascorse a giocare a Poy Poy con gli amici: il passaggio dal liceo all’Università ci fa cambiare studi ma non certe pessime abitudini…gioco clamorosamente sottovalutato, una delle tante gemme della un tempo grandissima Konami.

Un inverno trascorso a giocare a Super Mario Sunshine: Probabilmente il gioco più estivo di sempre, assieme ad Out Run, iniziato e finito decine di volte durante un freddo inverno del 200X (ehi, la memoria è quel che è!). non il Mario migliore, ma comunque una delle tante gemme apparse sul cubetto.

La 100esima ora su Oblivion: un traguardo importante, specie perché il tempo per giocare con l’inizio dell’attività lavorativa diminuisce esponenzialmente. Ai fan storici non piacque, io ci sprofondai dentro per mesi.

La terza volta che ho comprato Overwatch (per la terza diversa piattaforma) ed il superamento della 500esima ora: In pratica negli ultimi anni sto giocando SOLO a questo gioco e ad Heartstone (sempre Blizzard, a ben vedere). Un bel balzo temporale rispetto agli altri episodi citati, segno che il tempo passa e che la passione non è scemata affatto ma è inevitabilmente “diversa”.



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