Hanno l’età per essere le nostre nonne ma lo spirito indomito, la mente pronta e l’intelletto veloce per sbaragliare tutti senza fare prigionieri: sono le Signore della serialità televisiva, le donne che hanno lasciato un segno indelebile negli show in cui hanno fatto bella mostra di ironia, saggezza, intraprendenza, cinismo, o una combinazione dei suddetti elementi. Le abbiamo amate, ammirate e detestate ma, indipendentemente dal giudizio nei loro confronti, hanno sempre ripagato il nostro investimento emotivo sia che il capitale messo in gioco fosse di puro affetto o ammirazione, che di rancore e antipatia.

Lady Violet (Downton Abbey)

La Oscar Wilde dell’universo seriale. Alcuni attori e attrici, a dispetto della varietà di personaggi interpretati, restano legati per il grande pubblico a un unico ruolo. Maggie Smith era ormai il volto della professoressa McGrannitt in Harry Potter finché non è arrivato Downton Abbey e la sua Lady Violet è diventata un’icona immortale di folgorante ironia con punte di caustico cinismo. Lady Violet è uno di quei personaggi profondamente calati nel loro periodo storico ma capaci di trascenderlo grazie a quell’acume e a quella conoscenza della vita la cui espressione più immediata e riconoscibile è appunto la battuta fulminante. Maggie Smith regala classe inarrivabile e una mimica facciale a cui è sufficiente un’alzata di sopracciglio, un’incurvatura della bocca per esprimere un stato d’animo, un giudizio, un pensiero. La definirei “divina” se non fossi convinta che la signora in questione giudicherebbe il mio complimento molto middle class.

Isobel Crawley (Downton Abbey)

Il contraltare democratico e progressista di Lady Violet. Una donna decisa, attiva, insofferente alle ingiustizie sociali e poco incline ad assoggettarsi a usi e costumi tradizionali quando questi sono in conflitto con i suoi valori. Il personaggio interpretato dall’ottima Penelope Wilton per quanto amabile, preso singolarmente, forse non sarebbe rientrato in questo gruppo di signore se non fosse per il fatto che forma una grande coppia insieme a Lady Violet, anche se per opposizione. Il contrasto tra le due, le schermaglie dialettiche a rappresentare antitetici modi di vivere e vedere il mondo sono irresistibili: come nessuno abbia ancora pensato alle due signore quali protagoniste di una serie incentrata su una coppia di investigatrici ambientata nella campagna inglese è ancora un mistero… ma il parlare di investigazione mi porta alla prossima ospite del pezzo.

Jessica Fletcher (La Signore In Giallo)

Jessica Fletcher, ovvero La Signora in Giallo per noi pubblico italico, è un’istituzione del crime, è la fata madrina della detection e al tempo stesso la star indiscussa del genere sul piccolo schermo. Per 12 stagioni più alcuni film, l’aspetto composto ed elegantemente alla mano hanno veicolato un eccezionale talento nel trovarsi sempre a portata di mano di un omicidio. Perspicacia e intraprendenza sono i segni distintivi di questa mite signora inglese che ha risolto più delitti di quanti tè delle cinque si possano bere in una vita. Riesce difficile credere che Angela Lansbury non sia stata la prima scelta per il ruolo, ma alla fine tutto è andato come doveva andare e la signora Lansbury è riuscita a rendere rinomata in tutto il mondo la cittadina di Cabot Cove alla pari della Springfield dei Simpson.

Mamma (Futurama)

Nel 3000 di Futurama Carol Miller è conosciuta da tutti come Mamma: l’ingannevole e posticcio aspetto da benevola matrona nasconde al suo interno una scaltra e spietata signora in calzamaglia e tacchi, una occhi di gatto agée che sottrae a ricchi e poveri per rivendere ai ricchi e ai poveri. Aiutata dai figli totalmente succubi della sua autorità, Mamma è la proprietaria di MomCorp, la multinazionale intergalattica grazie alla quale è diventata la persona più ricca nell’universo della serie. Mamma è dotata di un infallibile intuito per gli affari e un carattere dispotico con la tendenza al totalitarismo: è la quintessenza del capitalismo sfrenato, precorritrice della corrente negazionista del riscaldamento globale pur di poter produrre di più. Una donna d’affari, un manuale di sarcasmo e uno dei personaggi “secondari” più riusciti della serie. Tra le storicamente migliori puntate di Futurama, non a caso, troviamo Mother’s Day (2×19)

Lady Olenna Tyrell

Le ha viste tutte. E quando un’affermazione del genere rappresenta un protagonista di Game Of Thrones, una serie dove il termine “tutto” copre davvero qualsiasi intreccio o barbarie possa venirci in mente, ecco che abbiamo la misura del personaggio. La signora e padrona di Alto Giardino, la terra più prospera, ricca e rinascimentale della serie, è una dama arrivata a governare facendo le scarpe praticamente a tutti, famigliari inclusi, e riuscendo a parare qualsiasi colpo. L’acume negli affari si accompagna all’occhio esperto in strategie militari e i suoi consigli sono preziosi anche quando impiegati in quel particolare campo di battaglia che va sotto il nome di “camera da letto”. A lei, tra l’altro, dobbiamo la prima vera gioia regalataci da Game Of Thrones.

Jackie Florrick

È il villain del gruppo. Se le altre signore, pur pericolose e ciniche come Mamma riescono comunque ad esaltare per genio (seppur malefico), ironia e intelligenza, Jackie Florrick è una classista bigotta e perbenista. È il tipo di madre che vive per il figlio spinto a primeggiare e al quale riesce a condonare tutto, ed è anche il tipo di donna con una visione ottocentesca del matrimonio. Sa essere pungente e crudele ma senza ironia e vivacità di spirito. A onor del vero, va detto, a lei gli autori hanno affidato l’ingrato compito di rappresentare una spina nel fianco di un personaggio – Alicia Florrick – che tutti amano, al contrario delle altre che non si sono mai misurate in modo completamente malevolo contro un incontrastato beniamino del pubblico.

Emily Gilmore (Gilmore Girls)

Un’aristocratica signora dell’alta società dal carattere rigido, maniaca del controllo e decisa a esercitare quel controllo anche in modo sottilmente manipolatorio nei confronti della figlia che pure aveva interrotto ogni tipo di rapporto per 15 anni proprio per sfuggire alla sua morsa. Ma Emily Gilmore è incapace di abbandonarsi all’affettività anche quando il lasciarsi andare potrebbe essere la chiave per aprire una porta di comunicazione con sua figlia. Kelly Bishop interpreta un personaggio complesso, di primo acchito quasi anaffettivo, ma che nel corso delle stagioni diventa sempre più fondamentale per la serie trasformandosi nell’ideale terzo vertice di un triangolo madre – figlia – nonna tanto che per alcuni è la terza Gilmore Girls. Interpretare una  madre “difficile” è sempre rischioso ma Kelly Bishop riesce a dotare il suo personaggio di uno straripante sarcasmo e di quel tipo di cinismo che rende ancora più toccanti i pochi momenti di fragilità. Senza spoilerare nulla, è lei il vero motivo per cui guardare la serie revival del 2016.



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Mara Ricci

Serie tv, Joss Whedon, Jane Austen, Sherlock Holmes, Carl Sagan, BBC: unite i puntini e avrete la mia bio. Autore e redattore per Serialmente, per tenermi in esercizio ho dedicato un blog a The Good Wife.

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