Come ogni anno ripropongo a me stessa la solita oziosa domanda: le serie Netflix hanno diritto di cittadinanza in un pezzo dedicato alla pilot season? Un primo episodio di una serie disponibile all at once assolve a esigenze ben diverse rispetto al classico pilot di una serie che verrà trasmessa a cadenza settimanale, con interruzioni per il midseason finale e per una durata, generalmente, di ventidue episodi. Le serie Netflix tendono a essere viste come un unicum, e difficilmente ci si ferma alla prima puntata, anche se scarsamente convincente, avendo già a disposizione tutte le altre: il beneficio del dubbio fino alla seconda o terza puntata è più facilmente accordabile quando sono già lì a disposizione e non dobbiamo aspettare le settimane seguenti.

Destino diverso per il pilot di una serie che può essere cancellata in corsa, non ricevere i back nine (l’ordine a serie completa passando dagli iniziali 13 episodi ai classici 22), quando dall’altra parte abbiamo un prodotto già completo pensato senza dover rendere conto ai ratings. Viceversa, quante serie rilasciate in un unico giorno, per via della loro struttura narrativa, potrebbero sostenere il peso dell’interruzione settimanale? Per quel che mi riguarda solo due serie avrebbero la forza e la struttura adeguata per fidelizzare settimana dopo settimana: la prima stagione di Daredevil e la prima stagione di Stranger Things.

Ma, come dicevo all’inizio, la domanda è oziosa perché nonostante le ovvie differenze tra un pilot e un primo episodio Netflix, va da sé che un articolo dedicato alle novità seriali non può fare a meno delle serie in streaming. Quindi ecco a voi uno sguardo (non esaustivo) su cosa ci riserva l’appena iniziata stagione televisiva.

The Romanoffs (Amazon Prime Video)

Weiner con Mad Men ha scritto la storia della tv ma per alcuni la serie è solo una superficie scintillante, un bel contenitore vuoto, uno sfoggio di estetica. Ecco, a voler essere buoni e non dire che queste persone non hanno capito assolutamente nulla della serie, potremmo dire che sono solo state in anticipo sui tempi: The Romanoffs è la vera serie di Weiner lussuosa e lustrissima all’apparenza, ma con davvero poco da offrire sul versante della sostanza. Qui trovate la regale recensione di Elisa per quello che è stato presentato come primo episodio, anche se la serie è antologica e ogni puntata è autoconclusiva. È comunque presente un fil rouge che lega tutti i protagonisti: ciascuno di loro è convinto di essere un lontano discendente dell’antica casa nobiliare russa il cui massacro viene rievocato a inizio di ogni puntata.

Il secondo episodio è addirittura un gradino inferiore al già debole e prolisso primo, nonostante la presenza di Kerry Bishè e dell’arco narrativo che la riguarda, uniche note di interesse della storia. Il terzo episodio è ambivalente: se immaginate Weiner divertirsi tantissimo mentre lo scrive e lo dirige, probabile gradirete, se prendete sul serio sia Weiner che l’episodio probabilmente lo detesterete.

Alla fine, però, nonostante da due settimane siamo qui a sezionare la serie per enucleare cosa funziona, cosa no, come e perché, la mia sensazione è che tutti ci sentiamo obbligati a mostrare interesse: The Romanoffs è un’ora e mezza di bella televisione, nel senso estetico del termine, con qualche affondo interessante qui e là. Sarebbe dovuta essere la serie dell’anno – senz’altro era la più attesa – ma se non fosse per il nobile genitore che l’ha scritta e diretta, può essere tranquillamente relegata a serie riempitivo senza dover sprecare troppo inchiostro. Il trailer.

Charmed (The CW)

Funziona quasi tutto. I nostalgici della serie originale ritroveranno le atmosfere e il canovaccio: tre sorelle streghe,  insieme, possiedono Il Potere del Trio necessario a combattere e sconfiggere demoni e creature del male. Bonus: la più giovane ha ereditato il gusto per i top delle sorelle originali (le Halliwell) e mostra anche una certa somiglianza con Rose McGowen.

Il casting è stato molto attento alla diversità e la serie è stata dichiaratamente scritta per affrontare il patriarcato, il sessismo e l’omofobia. Il pilot scorre via veloce, vengono introdotte tutte le tematiche care alle intenzioni delle autrici ma, presentare un ex fidanzato che diventa uno stalker perché posseduto da un demone, e introdurre un barone universitario, molestatore seriale, come un vero e proprio demone, è un autogoal: non siamo nella Bon Temps di True Blood, posto in cui le metafore proliferavano insieme a vampiri, lupi mannari &co. Qui si parla di temi di stringente attualità, dibattuti anche sulla pelle delle vittime di abusi: molestatori e stalker sono umanissimi mostri, trasformarli in posseduti o demoni mina il messaggio che si vuol mandare. Il trailer.

The Conners (ABC)

Roseanne Barr è uscita di scena ma lo show regge bene e noi ritroviamo lo humor nero, le battutine caustiche e le dinamiche famigliari che caratterizzano la serie madre. Il pilot però, nonostante l’assenza fisica di Barr, è incentrato su come la famiglia stia gestendo la sua morte. La questione è dunque se The Conners avrà qualcosa da dire e da dare anche quando dovrà fare del tutto a meno di Roseanne. Per ora merita un’opportunità.

Manifest (NBC)

L’anno scorso c’è stato The Crossing su ABC, un sci-fi drama con un cast esteso alle prese con un evento inspiegabile che ha rivoluzionato le vite di tutti i personaggi. È andata male e la serie è stata cancellata. Ci prova la NBC con Manifest e un cast esteso alle prese con un evento inspiegabile che rivoluziona le vite di tutti i personaggi. Stavolta va bene, gli ascolti premiano e la serie è già stata rinnovata per una seconda stagione. Il perché al primo sia andata male e per il secondo ci sia stato un rinnovo è per me un mistero degno di un pilot su NBC.

In ogni caso, siamo in aeroporto, alcuni passeggeri vengono dirottati su un volo alternativo, alcune famiglie si separano. Le persone che optano per il volo sostitutivo arrivano a destinazione ignare del fatto che per loro si è trattato di un semplice viaggio, per il resto del mondo sono trascorsi cinque anni e quell’aereo era stato dato per disperso nei cieli. Ricongiungimenti famigliari, sorelle minori che si ritrovano a essere maggiori, fidanzati e mogli andati avanti con la propria vita mentre i reduci del volo iniziano a sperimentare episodi di preveggenza. Non c’è nulla che non si sia già visto, soprattutto sul versante drama. Evitabile, o buono come sottofondo mentre si è impegnati in altre attività. Il trailer.

Bodyguard (BBC One)

Dal 24 ottobre disponibile su Netflix. Un successo enorme – e meritato – che ha sorpreso anche la BBC: se doveste scegliere un’unica serie, fate che sia questa. David Budd (Richard Madden) è un agente ex reduce dall’Afghanistan assegnato come supervisore della sicurezza e guardia del corpo di Julia Montague, il ministro degli Interni inglese. I due partono con il proverbiale piede sbagliato, ma ben presto Budd diviene indispensabile alla home secretary. Tra attentati terroristici e intrighi politici, tutti i personaggi, a iniziare dalla coppia centrale, sembrano avere ottimi motivi per perseguire secondi fini.

Probabilmente il miglior pilot di stagione, con le restanti puntate perfettamente all’altezza. Ne ho parlato più diffusamente qui. Il trailer.

The Rookie (ABC)

Un ottimo ritorno per Nathan Fillion. E per una parte di mondo potrei già fermarmi qui, proseguo per gli altri.
John Nolan con i suoi 40 anni diventa la recluta più anziana del dipartimento di polizia di Los Angeles (la storia è tratta da un fatto realmente accaduto). Una recluta con il doppio degli anni rispetto agli altri novellini suscita ilarità in quasi tutti tranne che nel suo capo manifestamente ostile alla situazione: un poliziotto di pattuglia, oltre che in perfetta forma, deve essere completamente dedito al lavoro e l’arruolamento in polizia non può essere utilizzato come terapia per risolvere una crisi di mezza età. Nolan, ovviamente, è intenzionato a farsi valere sul campo e rovesciare questo pregiudizio nei suoi confronti

Pilot efficace e convincente. Vengono introdotti dignitosamente i vari personaggi e lasciate intuire le dinamiche che si svilupperanno. Unico neo: tutti hanno un qualche tipo di caratterizzazione, anche se ancora in fase embrionale, tranne la recluta che intreccia una storia proprio con Nolan. Il supervisore della ragazza le consiglia di troncare immediatamente perché se altri dovessero accorgersi della situazione, lei resterebbe per sempre bollata come la tipa che ha avuto una storia con il collega più anziano, ma di fatto questo è esattamente quello che d’ora in poi accadrà al personaggio: per gli spettatori resterà sempre il love interest del protagonista. Il trailer.

A Discovery of Witches (Sky One)

Tratto dal primo volume di All Souls trilogy di Deborah Harkness. Lei è bella, innocente e speciale, lui è affascinante, misterioso, ricco. Suona famigliare? Dopo Twilight e 50 sfumature, ennesima variazione sul tema. Il fatto che lei sia una strega potentissima ma riluttante a usare i suoi poteri, e lui un vampiro antichissimo che desidera proteggerla, sono elementi che riescono nell’impresa di banalizzare ulteriormente la storia che si inserisce in quel filone di pigrizia narrativa grazie al quale i vampiri non sono più né davvero cattivi, né legati all’oscurità, ma anzi perfettamente in grado di camminare alla luce del sole, tanto per facilitare la vita di chi scrive. Insomma, un altro Harmony che ce l’ha fatta. Serie consigliata solo ai cultori di Matthew Goode. Il trailer.

Kidding (Showtime)

La migliore nuova serie tv del 2018. Un capolavoro di scrittura, recitazione e tante altre cose. Approfondimento necessario. Potete leggere la recensione di Andrea qui.

Chilling Adventures of Sabrina (Netflix) 

Tanto potenziale, molti omaggi – o prestiti a seconda del punto di vista – ad altre serie quali Riverdale, Supernatural, Buffy, e la sicurezza che gli spettatori abboccheranno ai tanti ami buttati nel corso del pilot restando anche per gli altri episodi. Ne parla qui Elisa. Il trailer.

You (Lifetime)

Tratto dall’omonimo romanzo di Caroline Kepnes. È facilissimo per Joe (Penn Badgley), trentenne manager di una libreria, rintracciare ogni particolare della vita di Beck, aspirante poetessa-scrittrice, grazie ai social. A internet aggiungete anche il fatto che la ragazza in questione vive al piano terra, nutre evidentemente un’avversione particolare per le tende, e quando è in casa la sua esistenza è osservabile come quella di un pesce in un acquario. Non è sufficiente la battuta del protagonista (“Ma non ha mai visto un film horror?”) a rendere meno fastidiosa questa parte. Ma, digerita la situazione, la serie – un thriller psicologico – si candida ad essere tra le novità più interessanti dell’anno.

Badgley è bravissimo a interpretare un sottile e pericoloso manipolatore nascosto dietro l’apparenza del mitologico bravo ragazzo. L’influenza di Joe nella vita di Beck è sottile e pervasiva, ma evidenzia anche la quotidianità della ragazza fatta di obbligatorie finzioni e povertà sentimentale dovuta ad amiche superficiali e a un fidanzato egoista. Peccato che la serie cerchi di convincerci che una ragazza americana bianca, bionda, bella, con un alto grado di scolarizzazione, che vive in un appartamento costosissimo (ok, è un subaffitto, nondimeno è una sistemazione ideale), vestita con uno stile casual chic da rivista di moda, sia alla canna del gas, quasi priva di prospettive, con mille tormenti dei quali dovrebbe interessarci qualcosa. Il trailer.

Into The Dark (Hulu)

Altra serie antologica: 12 episodi a cadenza mensile ciascuno incentrato sul tema riferito al periodo di messa in onda. Siamo a ottobre e si inizia ovviamente con Hallooween. Un killer elegante e super compassato incontra delle difficoltà inaspettate nel disfarsi del corpo della vittima quando viene coinvolto, suo malgrado, in un party dove farà la conoscenza di una ragazza abbigliata da Maria Antonietta e di un gruppetto di ragazzi non proprio brillanti. Ammazzamenti, sangue e fraintendimenti alcuni divertenti, altri decisamente telefonati. Godibile e piacevole, ammesso che questo sia l’esito che ci si aspetta da un horror.Il trailer.

FBI (CBS)

Il pilot mostra una serie di attentati dinamitardi e il lavoro della squadra che deve analizzarli, prevenirli, andare in soccorso delle vittime. Corse contro il tempo, indagini, tensioni tra colleghi ecc. Il titolo è didascalico tanto quanto il contenuto. Inutile. Il trailer.

(The Haunting of) Hill House (Netflix)

Dal romanzo di genere gotico-horror The Haunting of Hill House (1959) di Shirley Jackson, arriva su netflix questa riuscita libera trasposizione. Fantasmi e drammi famigliari nella casa infestata più famosa del Paese. A breve la recensione. Il trailer.

Titans (DC)

Dick Grayson ha lasciato Batman ed è andato via sbattendo la porta. Arrivato a Detroit come detective della polizia è deciso a lavorare in solitaria anche come supereroe, peccato non lo prendano proprio sul serio. Alla sua prima apparizione i criminali prima temono l’arrivo di Batman ma poi, quando capiscono che si tratta di vedersela con il suo sidekick, accolgono Robin con un rincuorato “ah, ma è solo lui!”.

In ogni caso, Grayson si ritrova a dover proteggere Rachel (Raven) una ragazzina orfana e mezzo demone dotata di un potere straordinario ma inquietante. Scopriamo, però, che in giro per il mondo ci sono altri individui dotati di super poteri, e ciascuno di loro ha delle vicende personali da risolvere, come ad esempio Kory Anders (Starfire) e Logan (Beast Boy). I palinsesti sono saturi di supereroi, se ne avete a noia evitate, ma se siete affezionati al genere il pilot vi piacerà. Il trailer.

Press (BBC One)

Il Post e l’Herald sono due testate agli antipodi: la prima rappresenta il giornalismo scandalistico, gossipparo, votato ai titoli acchiappaclick, la seconda è ancora legata a un giornalismo con una propria deontologia. Un ritratto dei mezzi di informazione in un momento storico in cui la già bassa soglia di attenzione dei lettori va catturata in ogni modo. Scrittura e interpretazioni sono quelle a cui ci ha abituato (bene) la BBC ma, per quel che mi riguarda, non c’è stata la curiosità di proseguire. Però magari per voi è diverso.Il trailer.

Magnum P.I. (Fox)

Come Tom Selleck non abbia sfidato a duello autori, attori e network di questo reboot è per me un mistero: certe offese si lavano con il sangue!

Nuovo Magnum non classificato, il nuovo Higgins è una donna (e la creatività finisce in questo genderswap), il caso dell’episodio è di routine. Utile solo a sentire nostalgia dell’originale. Il trailer.

Murphy Brown (CBS)

Arriva tardi e male su tutto: Trump, twitter, i social. Non c’è una battuta, una freddura, un’annotazione che non sia stata già sentita, riproposta e spremuta. La presenza di Hillary Clinton è l’unico elemento degno di nota. Il trailer.



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Mara Ricci

Serie tv, Joss Whedon, Jane Austen, Sherlock Holmes, Carl Sagan, BBC: unite i puntini e avrete la mia bio. Autore e redattore per Serialmente, per tenermi in esercizio ho dedicato un blog a The Good Wife.

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