Il capolavoro che va sotto di nome di Nightmare Before Christmas, ormai un classico irrinunciabile delle festività degli ultimi mesi dell’anno, compie 25 anni.
Più di cento persone tra tecnici, disegnatori e artisti hanno lavorato instancabilmente per tre anni. Per filmare in stop-motion sono stati allestiti 230 set, un solo minuto di girato ha richiesto un’intera settimana di lavoroMa la storia di Nightmare Before Christmas parte da molto lontano.

Tim Burton è nato e cresciuto a Burbank in California, un posto in cui il meteo dà sole tutto l’anno e l’avvicendarsi delle stagioni è scandito dal cambio di decorazioni in occasione delle festività. Il piccolo Tim non va particolarmente d’accordo con i genitori e il fratello minore, brutta gente che non fa altro che spingerlo ad andare fuori all’aperto a prendere un po’ di sole e giocare a baseball. Burton però è introverso e solitario come ricorda la sua ex insegnante di arte, la signora Adams, la prima a riconoscere il talento del bambino e a spronarlo a proseguire. In ogni caso è in questo periodo che inizia a pensare a una storia, una favola, che potesse parlare di entrambe le sue feste preferite: Halloween e Natale.

Passano gli anni e Nightmare Before Christmas è un poema che reca chiare influenze di Clement Clarke Moore (The Night Before Christmas) e di dottor Seuss (How the Grinch stole Christmas). Burton lavora come disegnatore per la Disney ma è infelice e prossimo alla depressione: il suo stile è ben lontano da ciò che richiede la casa di produzione e  il trascorrere giornate intere a disegnare allegre volpette per The Fox and the Hound (1981) è per lui fonte di grande frustrazione. La Disney gli assegna dunque il ruolo di concept artist, anche se il suo primo corto, Vincent, gli frutta qualche premio, e nonostante la Disney mostri un vago interesse nel trasformare NBC in uno speciale natalizio televisivo di 30 minuti, le cose non vanno e a Burton augurano ogni bene mentre gli indicano la porta.

Il regista, reduce dalla buona accoglienza ricevuta dal suo Pee-Wee’s Big Adventure (1985) porta a casa un ottimo risultato con Beetlejuice (1988), un successo che lo traina fino alla regia di Batman. Burton a questo punto ha un buon credito ma non è ancora un “nome”, la sua scelta da parte di Warner Bros è una scommessa, anzi un azzardo considerando che all’epoca i supereroi non spadroneggiavano al cinema e in tv come adesso: il pubblico mainstream era fermo al Batman in calzamaglia di lanetta di Adam West, e “nerd” era ancora sinonimo di “sfigato”.
Per il ruolo del Cavaliere Oscuro viene scritturato Michael Keaton la cui scelta provoca reazioni eufemisticamente irritate: se all’epoca fossero esistiti i social, Warner, Burton e Keaton avrebbero dovuto dare fuoco ai loro rispettivi account.

In ogni caso, il film sbanca, è un successo epocale per la Warner e Tim Burton assurge allo status di star : la sua poetica e il suo stile gotico e visionario sono ormai maturi e perfettamente riconoscibili. È in questo momento che Disney torna a più miti consigli desiderosa di recuperare il rapporto con il regista: la casa di produzione detiene ancora i diritti per Nightmare Before Christmas che ora può finalmente essere realizzato rigorosamente in in stop-motion secondo la volontà del regista che ha sempre e solo pensato a questa tecnica per la sua opera.

Il nostro contatta l’amico Danny Elfman che scrive le musiche e sarà la voce di Jack Skellington nelle parti cantate. Inizialmente avrebbe dovuto prestare la sua voce anche al parlato ma Henry Selick non era soddisfatto del risultato e, in accordo con Burton, scelse Chris Sarandon. Elfman se la legò al dito al punto che non volle comporre le musiche per Ed Wood. Ma chi è questo Henry Selick che prende decisioni finali? Semplice: è il regista. Vale la pena ripetere: Henry Selick è il regista di Nightmare Before ChristmasCredit where credit’s due.

È vero che Disney a questo punto della storia è ben felice di dare il via libera alla realizzazione del progetto, ma la preoccupazione per l’uscita di un prodotto così radicalmente diverso dal resto delle proprie opere resta. Basti pensare che un’indicazione della Major conteneva il consiglio di dotare Jack Skellington di un bel paio di occhioni amichevoli che potessero aiutare a far stabilire un contatto rassicurante (LOL) tra il personaggio e il pubblico. Il consiglio restò fortunatamente lettera morta e il re di Halloween ci guarda dallo schermo attraverso i suoi due pozzi neri. Il film – sempre per timore di alienare le simpatie del pubblico abituato allo stile Disney – viene distribuito sotto l’egida della consociata Touchstone Pictures ma, per attirare quanti più spettatori possibili, si decise per il titolo “Tim Burton’s Nightmare Before Christmas” in modo da sfruttare la notorietà del regista di Batman: questo creerà nel pubblico la persistente idea che Burton fosse anche il regista del lungometraggio.

L’idea, la storia, i disegni, la poetica sono decisamente di Tim Burton ma in quel periodo il regista era impegnato con il sequel di Batman (Batman Return) e con la pre-produzione di Edward Mani di Forbice. Burton affidò dunque il progetto a Selick, amico e collega già dai tempi della Disney, con cui condivideva gusti e frustrazioni. Selick dirà in futuro che Burton, per l’intera durata della lavorazione di NBC, era riuscito a essere presente non più di una decina di giorni in totale.

La messa in produzione del lungometraggio iniziò prima ancora che Selick avesse una sceneggiatura a disposizione, di fatto le canzoni e i testi di Elfman possono considerarsi parte integrante dello script: i personaggi, cantando, non esternano o riflettono solo sulle loro emozioni, ma indirizzano e fanno progredire la trama, in Nightmare Before Christmas le canzoni sono la narrazione.

Il resto è storia. Il film, partendo da buoni incassi (75 milioni di dollari a tutt’oggi a fronte di un costo di 16), acquista anno dopo anno lo status di grande classico, i personaggi hanno un ruolo di primo piano negli store della Disney e Jack, Sally&Co sono impressi su una miriade di gadget che hanno generato finora circa un miliardo di dollari in introiti.

Nightmare Before Christmas è dunque un caposaldo della tradizione festiva. Già, ma quale festa: Halloween o Natale? Ma di entrambe ovviamente.

Jack Skellington è il re di Halloween e vive ad Halloween Town una cittadina popolata da creature notturne e demoniache che trascorrono 364 giorni l’anno preparando la grande celebrazione che ha il suo culmine il 31 ottobre. A inizio film però troviamo un Jack insoddisfatto e smanioso di nuovi stimoli. Per una serie di circostanze,  Skellington si ritrova per sbaglio nella città del Natale, popolata da famiglie e bimbi rubicondi che vivono in attesa del 25 dicembre: sorpreso ed esterrefatto, subisce la magia di luci, colori e neve. Sentendosi risvegliato nell’entusiasmo, Jack decide di far propria la nuova festività sostituendosi a Santa. Naturalmente il re di Halloween, pur con tutto il suo impegno, non riesce davvero a cogliere l’essenza del Natale e il disastro è dietro l’angolo. Per fortuna tutto finirà per il meglio grazie al prezioso aiuto di Sally, una bambola di stoffa dolce e intelligente segretamente innamorata di Jack.

Ad Halloween si può dunque apprezzare l’aspetto dark e romanticamente gotico della pellicola, ma la trama di tutti i film natalizi per eccellenza non verte proprio sulla missione di salvare il Natale e avere famigliole felici e bimbi gioiosi, esattamente come accade anche Nightmare Before Christmas? Ed ecco che la pellicola è perfetta anche per il Natale.

In ogni caso, il lungometraggio riserva un’importante lezione: quella di rispettare la propria natura e migliorare sé stessi piuttosto che tentare di imitare qualcosa che non ci appartiene ma che di primo acchito ci attira solo perché sembra nuovo e sfavillante.

Note

  • Qui potete acquistare il DVD del film.
  • In italiano è Renato Zero a prestare – splendidamente – la voce a Jack Skellington sia per il canto che per il parlato.
  • Seppure esistono videogiochi e comics ispirati a NBC, Disney ha cercato più volte di sondare la possibilità di un sequel ma Burton, che detiene il 50% dei diritti, si è sempre rifiutato di prendere in considerazione l’idea:I was always very protective of not to do sequels or things of that kind. You know, “Jack visits Thanksgiving world” or other kinds of things, just because I felt the movie had a purity to it and the people that like it. Because it’s not a mass-market kind of thing, it was important to kind of keep that purity of it. I try to respect people and keep the purity of the project as much as possible.
  • A Selick dobbiamo il celebre completo a righe di Jack, i disegni originali di Burton lo ritraevano in total black, la poetica idea di avere Sally ripiena di foglie autunnali, e la decisione di tenere tutti i brani musicali là dove Burton avrebbe voluto tagliare.
  • In una recente intervista, Henry Selick rivela l’esistenza di una scena tagliata che coinvolgeva la testa di Tim Burton. Nella sequenza finale una zucca di Halloween viene lanciata verso lo schermo dai vampiri che giocano a hockey: originariamente, al posto della zucca, era stata posizionata una testa con le fattezze di Tim Burton. Alla produttrice Denise Di Novi l’idea non piacque pensando che Burton non avrebbe gradito, con il senno di poi Selick di rammarica di non aver chiesto direttamente all’amico che ora sa ne sarebbe stato felice.


Players è un progetto gratuito.

Se ti piace quello che facciamo, puoi supportarci (o offrirci una birra) comprando musica, giochi, libri e film tramite i link Amazon che trovi negli articoli, senza nessun costo aggiuntivo.

Grazie!
, , , , , , , , , , , , , ,
Mara Ricci

Serie tv, Joss Whedon, Jane Austen, Sherlock Holmes, Carl Sagan, BBC: unite i puntini e avrete la mia bio. Autore e redattore per Serialmente, per tenermi in esercizio ho dedicato un blog a The Good Wife.

Similar Posts
Latest Posts from Players