Non è facile instillare terrore. Che è cosa diversa dallo spaventare. Per quello spesso basta qualche trucchetto per ottenere il più classico degli scare jump: un tema musicale in crescendo, un montaggio sincopato, un’impennata nell’audio. Anche la paura è altra cosa. Quella è roba da mostri, o da pagliacci che escono dalle fognature. Ma il terrore vero, quello che paralizza e inquieta la parte più profonda del nostro essere umano, è altro ancora.

Per esplorare quel territorio dell’orrore al confine con la metafisica, dove le paure ataviche assumono forme indecifrabili eppure così chiare alla mente da paralizzare i muscoli. Sono pochi gli autori recenti che sono riusciti a toccare davvero quelle corde, di sicuro King sulla carta e David Lynch sullo schermo. E non è un caso che il punto di contatto tra i due si trovi nella più profonda provincia americana, quella fatta di caratteri ruvidi e ampi spazi in cui si è costretti a fare i conti con se stessi e con l’immensità della natura.

Lo stesso spazio rurale in cui Jeff Lemire (già autore di Descender) ambienta la sua nuova serie indipendente pubblicata sotto l’etichetta di Image Comics, Gideon Falls. Il titolo prende il nome dal paesino in un punto imprecisato nel cuore degli States dove si trova catapultato da un giorno all’altro padre Wilfred. Intorno al nuovo prete fin dalle prime pagine ruotano una galleria di personaggi strani, non necessariamente inquietanti, ma contraddistinti da un qualche tipo di dabbenaggine accompagnata da modi spicci e opinioni nette.

Quando la lente si allarga, tuttavia, nel mosaico allestito da Lemire trovano spazio misteriosi omicidi, un ragazzo con problemi psichiatrici alla ricerca di chiodi e pezzi di legno, una poliziotta decisamente cocciuta e soprattutto un fienile nero, un etereo catalizzatore del male più assoluto, che sembra apparire da tempo a Gideon Falls, benhcè nessuno da quelle parti sia disposto ad ammetterne apertamente l’esistenza.

Nei primi numeri raccolti nel bel volume rilegato edito da Bao Publishing – per quanto mi riguarda, la pazzesca copertina è già tra le migliori dell’anno – l’intreccio narrativo allestito da Lemire gioca abbastanza sul sicuro, pur senza mai scadere nella banalità. La luce guida è Twin Peaks, al punto da far sorgere il sospetto che l’intera serie possa essere un grande, gigantesco, allegorico omaggio a David Lynch, mito personale di Lemire. Ma anche qualora lo fosse, non sarebbe un male perchè Gideon Falls è l’opera che meglio è riuscita a raccogliere e racchiudere lo spirito dei misteri di Twin Peaks, o almeno quello delle prime due stagioni.

Se dunque l’impostazione narrativa scelta da Lemire è di stampo abbastanza classico e scorre nel solco imposto dalla sua principale fonte di ispirazione, il compito di sparigliare le carte è affidato al due composto da Andrea Sorrentino e Dave Stewart. Il disegnatore italiano, già apprezzato per numerosi lavori in Marvel, ha riservato a Gideon Falls l’apice della sua produzione attuale. Nei capitoli in cui la storia è ben salda nel mondo reale, la sua costruzione della tavola è rigorosa ed equilibrata, per quanto non manchino mai trovate originali sotto forma di segni grafici utili a sottolineare azione e scansione.

Ma è quando l’inspiegabile fa capolino che Sorrentino dà il suo meglio, sgretolando regole grammaticali per ricostruirle ex novo senza perdere un grammo di efficacia o leggibilità. La sua gabbia si sgretola e si disgrega come la realtà mentre le figure umane perdono di rigore per avvicinarsi ai modelli affusolati e sghembi di Frank Quitely. La palette cromatica ristretta, ma azzeccatissima selezionata da Stewart lavoro in perfetta armonia col tratto di sorrentino, isolando il rosso in esplosioni emblematiche o in fugaci apparizioni, filo conduttore di quella tensione di cui il comparto grafico si fa portatore.

Un po’ a sorpresa, a conclusione del primo volume, è l’arte di Sorrentino & Stewart a trainare i testi di Lemire e non viceversa, come ci si poteva aspettare. Eppure questa è solo una delle diverse sorprese di una serie solida, forse meno sperimentale dal punto di vista narrativo rispetto a quanto ipotizzabile, ma comunque capace di regalare momenti di puro terrore metafisico accompagnati da una manciata di cliffhanger orchestrati abbastanza bene da sollevare parecchia curiosità sul piano a lungo termine che alberga nella mente di Lemire.



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Claudio Magistrelli

Pessimista di stampo leopardiano, si fa pervadere da incauto ottimismo al momento di acquistare libri, film e videogiochi che non avrà il tempo di leggere, vedere e giocare. Quando l'ottimismo si rivela ben riposto ne scrive su Players.

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