7 marzo, Milano, sera, Zona Navigli. Piena di gente.
Una cronista dei tanti, troppi programmi di “approfondimento” (si fa per dire, visto che oltre all’inevitabile virologo pescato dal mazzo, invitano a parlare, non si sa a qualche titolo, Selvaggia Lucarelli, Vittorio Sgarbi e Fabio Volo, giusto per citare gli ultimi personaggi WTF che ho visto) si avvicina a un tavolo di gggiovani (per dirla alla Moretti) e chiede come mai, nonostante il sostanziale coprifuoco consigliato (e non imposto), ci sia tanta gente in giro. Rispondono due decerebrate ragazze “Ma noi pensiamo solo a divertirci“.
Stacco.

8 marzo, Milano, Stazione Porta Garibaldi. Piena di gente.
Dopo aver preso l’aperitivo e fatta l’apericena, i fuorisede della #milanononsiferma (bella cazzata, Sala, bella cazzata, terribili i tuoi proclami da milanese imbruttito) capiscono che un decreto mal-pensato, mal-comunicato e probabilmente mal-applicato del Governo li costringerebbe a non tornare al paesello natio da mammà e papà per qualche settimana. Giammai! Qualche treno parte ancora e la massa, sprezzante del pericolo di portare il virus in giro per l’Italia, parte perchè, come afferma qualcuno intervistato dai soliti programmi etc.etc. “Non si dividono gli affetti“. Che dire? ¯\_(ツ)_/¯
Stacco.

8 marzo, pagine del Corriere della Sera, parla Antonio Pesenti, medico rianimatore e coordinatore dell’Unità di crisi della Regione Lombardia per le terapie intensive e io, per la prima volta in 10 anni di Players, copioincollo qualcosa. Dice il medico

“Ormai siamo costretti a creare terapie intensive in corridoio, nelle sale operatorie, nelle stanze di risveglio. Abbiamo sventrato interi reparti d’ospedale per fare posto ai malati gravi. Una delle Sanità migliori del mondo, quella lombarda, è a un passo dal collasso. Il quadro è di gravità tale da richiedere un aumento dei posti in rianimazione fino a dieci volte l’attuale disponibilità. Il numero di ricoverati in ospedale previsto alla data del 26 marzo è di 18 mila malati lombardi, dei quali un numero compreso tra 2.700 e 3.200 richiederà il ricovero in terapia intensiva. Oggi ci sono già oltre mille pazienti tra quelli in rianimazione e quelli che rischiano di aggravarsi da un minuto all’altro. Finora in Lombardia le ambulanze sono sempre arrivate nel giro di 8 minuti dalla chiamata, ma con le maggiori richieste di questi giorni rischiano di non arrivare entro un’ora. È una situazione particolarmente pericolosa per molti, per esempio per chi dovesse avere un infarto. A Milano, dove io vivo, almeno finora c’è stata troppa gente inutilmente in giro. Bisogna uscire solo per comprarsi da mangiare”.

Ecco, vedete, io, che le cose sarebbero degenerate, lo sapevo con certezza fin dal primo giorno in cui ho sentito parlare di questa pandemia. Sapevo che l’Italia sarebbe stata un problema perchè ci sono una miriade di indicatori, piccoli e grandi, che confermano giorno dopo giorno, che gli italiani sono diventati ancora più stupidi, arroganti, meschini e concentrati su se stessi di quanto non fossero un paio di lustri orsono. Quando questa storia è cominciata sapevo che sarebbe stato in primis, più che un’emergenza sanitaria, una sfida di civiltà ed ero assolutamente certo che gli italiani l’avrebbero persa. E infatti. Scommetto che a fine corsa avremo più contagi e vittime che in Cina, paese che abbiamo deriso e che invece ne sta uscendo tra sacrifici e disciplina, due parole qui sconosciute.

Oggi è l’8 marzo e di solito tutti chiudono gli articoli facendo gli auguri alle donne, ma noto che ieri ne hanno ammazzata un’altra e quindi non mi pare il caso.

Buona fortuna a tutti, ne servirà tanta.



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Andrea Chirichelli

Classe '73. Giornalista da tre anni, ha offerto il suo talento a riviste quali Wired, Metro, Capital, Traveller, Jack, Colonne Sonore, Game Republic e a decine di siti che ovviamente lo hanno evitato con anguillesca agilità. Ha in forte antipatia i fancazzisti, i politici, i medici, i giornalisti e soprattutto quelli che gli chiedono foto.

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