Tempi duri per il cinema. Chiuse le sale, ferme le produzioni, blockbuster spostati di anno in anno e film autoriali che si perdono nel mare magnum del video on demand. Visto che di tempo ce n’è parecchio a disposizione, per recuperare film persi, più o meno recenti, ecco una breve lista di cinque film bellissimi, che potreste esservi persi.

Muori papà, muori: Un ragazzo si presenta dal padre della fidanzata brandendo un martello per eliminarlo e vendicare così i presunti abusi subiti dalla figlia. Ovviamente va tutto storto. Esilarante commedia horror russa, supersplatter, violentissima, graziata da un ritmo forsennato e da un colpo di scena dopo l’altro. Cast perfetto, regia vivace e originale, 90 minuti ben spesi.

L’erba cattiva: La storia è banalotta (un truffatore che lavora con la madre adottiva finisce per doversi occupare di una classe di studenti particolarmente difficili), ma la sceneggiatura è scintillante, riuscendo a raccontare eventi orribili con una leggerezza, un’ironia e un garbo stupefacenti.La capacità del cinema francese di parlare di scuola e educazione non ha eguali (se penso a come questi temi fondamentali vengono trattati dal cinema italiano mi vengono i brividi) e anche stavolta non si smentisce con una commedia umanissima, commovente e molto divertente, in cui i due giganti Deneuve e Dussollier si mettono al servizio di un gruppo di non professionisti e di Kheiron, geniale attore, regista e sceneggiatore che non conoscevo ma che d’ora in poi seguirò con attenzione.

Criminali come noi: Simpatico Heist Movie argentino che racconta le vicende di un gruppo di piccoli investitori che si vedono scippare i risparmi di una vita durante una delle tante crisi monetarie e economiche del Paese, ma trovano il modo per recuperare il malloppo. Nulla di particolarmente originale, chiaro, ma si passano un paio d’ore godibili. Ricardo Darín, come sempre, è il valore aggiunto.

The Assistant: La giornata tipo di una giovane assistente tuttofare in uno studio di produzione cinematografica. Sottile, sussurrato, statico, ma terribilmente efficace nel denunciare la disumanità (mai esplicita ma data per scontata) di un sistema che azzera competenze e talenti, normalizza gli abusi, uniforma le reazioni, per permettere ai pochi di dominare i molti e al “potere” di resistere a ogni sussulto di coscienza. Bravissima Julia Garner, che lavora di sottrazione fino a scomparire.

The Lodge: non c’avrei scommesso mezzo centesimo e invece è uno dei migliori horror che ho visto quest’anno. Vedovo porta i due figli avuti dalla ex-moglie in una casa in mezzo al nulla assieme alla nuova compagna: ovviamente succede di tutto. Molto “Ari Aster-ggiante”, ma più comprensibile, BREVE e molto meno autocompiaciuto. Riley Keough l’avevo notata in Mad Max: Fury Road e Logan Lucky e meriterebbe di lavorare in produzioni più importanti.



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Andrea Chirichelli

Classe '73. Giornalista da tre anni, ha offerto il suo talento a riviste quali Wired, Metro, Capital, Traveller, Jack, Colonne Sonore, Game Republic e a decine di siti che ovviamente lo hanno evitato con anguillesca agilità. Ha in forte antipatia i fancazzisti, i politici, i medici, i giornalisti e soprattutto quelli che gli chiedono foto.

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