Tra un paio di settimane riapriranno i cinema, anche se non è dato sapere con quale programmazione. Per ora, peschiamo dal mazzo altri 5 film (dopo averne consigliati altrettanti qualche settimana fa) che potrebbero esservi sfuggiti e con i quali ingannare il tempo.

Corpus Christi: Un giovane criminale, molto devoto, esce dal riformatorio e, a causa di una serie di equivoci, finisce col diventare prete in un piccolo paese, squassato da una grande tragedia: una mezza dozzina di ragazzi sono morti in un incidente causato da un guidatore ubriaco. L’approccio anticonformista del giovane riuscirà ad appianare le tensioni, ma a caro prezzo.
Dopo averla presa a picconate con Tell No One, un documentario sugli orribili, diffusi casi di pedofilia nella Chiesa locale, che ha riscosso un incredibile successo, il cinema polacco torna a parlare di fede, chiesa e culto, raccontando un’incredibile storia vera con un tono leggero, a volte ironico ma attentissimo a bilanciare serio e faceto e di grande intensità morale. Giustamente candidato all’Oscar come miglior film straniero, ben diretto da Jan Komasa e interpretato come meglio non si potrebbe da un attore incredibile, Bartosz Bielenia, mostra la Chiesa come dovrebbe essere (o come vorremmo che fosse, se proprio dev’esserci): attenta ai reali problemi degli individui e non ostaggio di liturgie meccaniche e vuoti cerimoniali.

The Vast of Night: Anni ’50: in un cittadina del Nuovo Messico una centralinista, durante un turno di notte, ascolta un segnale radio mai sentito prima. Chiesto l’aiuto di un amico radioamatore, i due ricevono una telefonata da parte di un ex veterano che racconta di aver ascoltato quel suono anni prima in circostanze misteriose, ma la comunicazione si interrompe improvvisamente a causa di un blackout…
Davvero interessante e ben fatto. In linea di massima è un episodio de Ai Confini della realtà un po’ allungato, ma lo script appassiona (c’è pure una efficace stoccata antirazzista) e ci sono un paio di virtuosismi di macchina assolutamente suggestivi che aumentano pathos e mistero. Peccato per il finale, piuttosto debole, ma globalmente è un bell’omaggio alla fantascienza del passato.

Last and the First Men: L’ultima fatica, prima della sua prematura dipartita, del compositore islandese Jóhann Jóhannsson, qui anche regista, che firma un atipico docu-film di fantascienza, partendo da un testo del 1930 dello scrittore britannico Olaf Stapledon, letto in voice-over da Tilda Swinton. L’uomo del futuro si è evoluto e “avvisa” quello del presente degli errori che sta compiendo. Alcuni intuizioni sono geniali, come l’utilizzare come scenografia i monumenti brutalisti edificati nel corso degli anni nei paesi dell’ex blocco comunista (Jugoslavia in primis) e la OST è particolarmente densa, ma fatica un po’ a emozionare e coinvolgere appieno.

Les Miserables: La giornata infernale vissuta da tre poliziotti (un nuovo arrivato e due veterani) a Montfermeil, alla periferia di Parigi, alla prese con giovani difficili e gang locali e dove il riscatto e la speranza sembrano essere svanite. Degnissimo erede de L’Odio di Kassovitz, girato alla perfezione, con un cast multietnico di grande efficacia. Non è originale e innovativo come Portrait de la jeune fille en feu, a cui ha tolto la nomination all’Oscar come miglior film straniero per la Francia (senza poi arrivare nemmeno nella cinquina dei vincitori), ma avercene di film del genere.

Banana Split: Una ragazza in procinto di partire per il college viene mollata dal suo “storico” ragazzo e finisce col diventare migliore amica della sua nuova fidanzata, ma il sentimento per l’ex non è sopito e iniziano i problemi… . Spassoso coming-of-age caratterizzato da due interpreti fantastiche (Hannah Marks e Liana Liberato, assolutamente meravigliose), ottimi dialoghi e una sceneggiatura frizzante messi in scena in appena 88 minuti (alleluja). Una bella storia di amicizia al femminile e più profondo di quanto farebbe supporre un’occhiata superficiale.



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Andrea Chirichelli

Classe '73. Giornalista da tre anni, ha offerto il suo talento a riviste quali Wired, Metro, Capital, Traveller, Jack, Colonne Sonore, Game Republic e a decine di siti che ovviamente lo hanno evitato con anguillesca agilità. Ha in forte antipatia i fancazzisti, i politici, i medici, i giornalisti e soprattutto quelli che gli chiedono foto.

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