Il Giappone viene devastato da una serie di apocalittici terremoti e inizia a sprofondare nell’Oceano. Una famiglia cerca di mettersi in salvo e, nel farlo, si aggrega a bizzarri compagni di viaggio (un vecchio dipendente dalla morfina, uno youtuber miliardario e un soldato paralitico che si esprime in morse battendo le palpebre e che ha la chiaroveggenza necessaria a prevedere i terremoti), ma la morte è sempre in agguato…

Masaaki Yuasa, uno degli autori più eccentrici e creativi dell’animazione giapponese contemporanea, basti pensare a titoli quali Ping Pong – The Animation, Devilman Crybaby e Tatami Galaxy, era reduce da un film “quasi” ordinario, il godibilissimo Ride Your Wave (uno slice of life con annesso romance ben fatto e dallo sviluppo interessante, anche grazie ad un paio di colpi di scena ottimamente orchestrati), ma con Japan Sinks (tratto da Nihon chinbotsu, un romanzo di fantascienza apocalittica dello scrittore giapponese Sakyō Komatsu del 1973, vincitore del Premio Seiun nel 1974 come miglior romanzo giapponese dell’anno dopo avere venduto circa 4 milioni di copie) torna di prepotenza alla sua visione dell’animazione originale e spiazzante.

L’incipit di Japan Sinks potrebbe erroneamente far pensare ad un clone di Tokyo Magnitude 8.0 (splendida serie “catastrofica” uscita nel 2009, diretta da Masaki Tachibana e scritta da Natsuko Takahashi, per gli studi Bones e Kinema Citrus), ma nulla di più errato, perchè già dalla seconda puntata il mood cambia radicalmente e si va davvero da tutt’altra parte. Come in Devilman Crybaby, anche se non ci sono creature demoniache a metterne in pericolo la vita, gli esseri umani sono creature delicate e fragili, formiche che possono essere calpestate in qualsiasi momento dalla Natura, che sfoga la sua inarrestabile potenza senza guardare in faccia a nessuno. Gli stessi uomini, privati di punti di riferimento certi, si rifugiano nella religione, nella violenza e nel panico, perdendo spesso ogni connotato di umanità.

Con Japan Sinks, Masaaki Yuasa si conferma una delle menti più brillanti del Giappone animato contemporaneo: tecnicamente la serie non è nulla di speciale (l’uso di colori spenti tende ad appiattire molte scene, il chara è spigoloso e quasi respingente, non ci sono sequenze particolarmente memorabili), ma sceneggiatura e regia sono completamente fuori di testa. Colpi di scena a ripetizione, sequenze surreali, violenza brutale, intermezzi poetici, tutti mischiati assieme: i piani personali (la storia dei membri della famiglia e degli occasionali compagni di viaggio) e universali (il Giappone che sta per svanire) si alternano in un crescendo che propone momenti leggeri e drammatici, senza troppe concessioni all’ottimismo e spesso disturbante, ma perfetto per descrivere l’ambivalenza del genere umano, pronto a tutto pur di sopravvivere. Solo il finale, che ovviamente non spoileriamo, lascia un barlume di speranza per il futuro del genere umano e delle persone coraggiose, altruiste e di buona volontà. In tempi di vera catastrofe, è un messaggio apprezzabile.



Players è un progetto gratuito.

Se ti piace quello che facciamo, puoi supportarci (o offrirci una birra) comprando musica, giochi, libri e film tramite i link Amazon che trovi negli articoli, senza nessun costo aggiuntivo.

Grazie!
, , , , ,
Andrea Chirichelli

Classe '73. Giornalista da tre anni, ha offerto il suo talento a riviste quali Wired, Metro, Capital, Traveller, Jack, Colonne Sonore, Game Republic e a decine di siti che ovviamente lo hanno evitato con anguillesca agilità. Ha in forte antipatia i fancazzisti, i politici, i medici, i giornalisti e soprattutto quelli che gli chiedono foto.

Similar Posts
Latest Posts from Players