L’Attacco dei Giganti è il titolo italiano di Shingeki no Kyojin, una delle opere introdotte su Players 06 nel novero degli esempi più significativi di “manga medi di qualità”, che meriterebbero di essere pubblicati nel nostro Paese per rappresentare al meglio l’ésprit creativo del fumetto pop nipponico. Continua
A furor di popolo, eccovi Players 14: torna alla copertina il nostro ottimo Francesco Codolo, per un numero ricchissimo di speciali e approfondimenti: Dune, Metal Gear, cinema & fiabe, Silent Hill, Don Rosa e, last but not least, l’ospite speciale del mese: il singolarissimo cutup artist Økapi. Continua
MPD Psycho proietta su carta un travolgente turbine d’impulsi sinaptici, partoriti da quella mente lucida e, al contempo, profondamente deviata che scalpita nella scatola cranica di Eiji Ohtsuka, visionario sceneggiatore, già introdotto su queste pagine come coatuore del manga Leviathan (Players 08). Continua
Così si chiude la post-fazione al primo numero di Thief of Thieves, scritta dal creatore della testata Robert Kirkman. Una dichiarazione d’intenti che va a sposarsi in maniera del tutto naturale con la nuova campagna Experience Creativity, imperniata sulle riflessioni e sull’atto creativo delle teste pensanti dietro la terza major del fumetto statunitense. Continua
Tutto ha avuto inizio con Flashpoint, cross-over estivo della DC Comics pubblicizzato con l’ormai scontato annuncio che “nulla sarà più come prima”. Una promessa associata a ogni maxievento editoriale e a cui ogni lettore di comics USA ha imparato a non credere: nel mondo dei supereroi americani nulla – nemmeno la morte – dura per sempre. Continua
Ed è di nuovo ora di Players. Nel numero 13, oltre alle solite ottime recensioni crossmediali, abbiamo una prestigiosa feature di Emiliano Ponzi in cover e nella sezione Arte, e una serie di speciali gustosissimi dedicati al cinema indiano, a Nicolas Winding Refn, a Don Rosa, alla pirateria su Internet e ai 25 anni di Street Fighter. Buona lettura! Continua
A quasi trent’anni dal suo esordio in USA, il comic Teenage Mutant Ninja Turtles arriva in Italia grazie a un’enciclopedica raccolta in sei volumi edita da 001 Edizioni, che mostra al pubblico del Bel Paese il vero volto delle Tartarughe Ninja. La caratterizzazione originale di questi personaggi, difatti, è diametralmente opposta all’immagine edulcorata prodotta in seguito per l’adattamento a cartoni animati e per il resto di quel merchandise (come la linea di action figures o le serie di videogiochi) attraverso cui il brand delle Turtles si è affermato nello Stivale, durante i primi anni Novanta. Continua
Leggermente in ritardo sul piano di marcia, ma più ricco del previsto arriva Players 12, a giorni disponibile anche nelle versioni ePub e Mobi, che hanno riscosso particolare successo nel nostro test precedente. Continua
E bam! Players 11 è disponibile a tutti gli uomini di buona volontà. La non-notizia è che da questo mese i numeri saranno gratuiti e aperti a tutti (se vi siete persi la comunicazione ufficiale sul cambio di strategia, la trovate qui). Un numero involontariamente sensuale, ma del resto fra vampiri, conturbanti donne-panda e scrittori horror era un po’ inevitabile. Continua
La magia di Dorohedoro è già racchiusa nel titolo, un intraducibile pastiche di parole che fonde la pronuncia giapponese del termine fango (“doro”) con onomatopee utilizzate per i rumori degli scarichi fognari. Così come il nome, anche i contenuti del manga risultano deliziosamente indescrivibili, risolvendosi in un’alchimia di eventi lucidamente folli e cupe suggestioni emozionali, sintetizzati sullo sfondo di un allucinato universo fantastico, che pare calare un livido sudario, lercio di muffa e putridume, sul Paese delle Meraviglie di carrolliana memoria. Il merito di tanta stravaganza spetta unicamente a Kyu “Q” Hayashida, il quale, dopo avere magistralmente retto il confronto con il character design di Kazuma Kaneko nel manga ispirato al bizzarro videogioco di Atlus Maken X, ha letteralmente iniziato a vomitare su carta tutto il suo visionario estro creativo, sia come disegnatore che come sceneggiatore, dando vita a quella che, dal 2002, continua a essere una delle opere più originali del panorama fumettistico nipponico.
L’epopea di Dorohedoro si apre su Hole, un fatiscente agglomerato urbano dai connotati dieselpunk, composto da strutture distorte, trafitte da grovigli di tubi e macchinari metallici, che sembrano partorite dalla mente di un ingegnere delirante. Qui vive una squallida comunità di uomini, oppressi dalle barbare incursioni degli stregoni, ovvero creature provenienti da una dimensione parallela e capaci di lanciare aberranti sortilegi attraverso la fuliggine nera che spruzzano dal proprio corpo. Utilizzati quali cavie per esperimenti di magia, gli abitanti di Hole presentano spesso raccapriccianti mutilazioni o grottesche trasformazioni, come la testa da rettile che ha sostituito i connotati originali del misterioso protagonista, Cayman. Privo di memoria, Cayman agisce come brutale cacciatore di stregoni allo scopo di ricostruire il proprio passato, arrivando ad addentrarsi nell’infero mondo dei maghi.
Parte così un helter skelter di situazioni surreali e personaggi simpaticamente inquietanti, che si avvicendano senza soluzione di continuità in un agrodolce alternarsi di atroci sequenze splatter e ironia sopra le righe. Si passa, quindi, dall’agghiacciante uomo-corvo, che, con lame da macellaio al posto delle braccia, scortica un demone dalle fattezze porcine, alle demenziali side story raccontate dallo Spiritello dei Gyoza, una sorta di tortello antropomorfo, sempre pronto a dispensare assurdi consigli culinari e fornire retroscena sulla folle vita quotidiana dei vari coprotagonisti. Questo variopinto circo dell’immaginario viene compulsivamente squarciato da parentesi sul passato, spesso tormentato, dei vari personaggi, spostando drammaticamente il tono dell’opera verso i limiti dell’introspezione psicologica e mostrando quanta complessa umanità alberghi anche nell’onirico mondo di Dorohedoro. Così facendo, Hayashida scioglie i rigidi ruoli narrativi di “eroi” e di “antagonisti” nel cremoso melange della natura poliedrica e talvolta contraddittoria degli individui, generando, come nelle migliori favole, un’allegoria sottile dell’uomo quale animale sociale, soffermandosi preferenzialmente sulle problematiche dell’intolleranza e dell’odio di classe.
Tutto ciò è perfettamente orchestrato da una sceneggiatura agile, capace di muoversi in contemporanea su due binari differenti, uno dei quali conduce nel profondo dei personaggi, verso i più intimi recessi del loro animo, mentre l’altro esplora il mondo fantastico che fa da teatro alla vicenda e che, come una sorta d’inferno dantesco, si snoda in metaforici gironi concentrici (mondo degli uomini, degli stregoni e dei demoni).
In sintesi, Dorohedoro è piena espressione del lato più folle della creatività nipponica, capace di risultare al contempo profonda e frivola, drammatica e comica, orrorifica e solare. In una parola: geniale.
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Questa recensione è tratta da Players 05, che potete scaricare gratuitamente dal nostro Archivio.











