La continuity è un po’ il Santo Graal del fumetto di supereroi. È un filo rosso che tiene assieme decenni di storie e avvenimenti, dando loro un senso, una direzione e una continuità. Quel filo rosso rappresenta però anche il valore dell’investimento del lettore, tanto emotivo quanto in termini di tempo: gli anni passati a sfogliare albetti di Spider-Man, conoscerne ogni aspetto, costruire la sua storia personale e di eroe mettendo insieme pezzi distanti tra loro, hanno un valore enorme per il lettore. E non possono certo essere distrutti da un colpo di spugna o da una storia che non si incastra con tutti i pezzi del puzzle. Per questo motivo, Spider-Man & Wolverine – L’indice Janus, gioca col fuoco. 

Quale insidie attendano chi maneggia la continuity è un concetto ben chiaro a Marc Guggenheim, sceneggiatore della miniserie Spider-Man & Wolverine, di cui Panini ha di recente pubblicato in volume cartonato i primi 5 capitoli. Guggenheim, infatti, ha fatto parte nel 2006 della writing room che si è occupata di uno dei periodo più complicati della storia editoriale di Spider-Man, ovvero quello immediatamente successivo a One More Day, forse la più contestata storia del lancia-ragnatele in cui Peter Parker decide di sacrificare il suo matrimonio per salvare la vita a Zia May. 

La continuity è un po’ il Santo Graal del fumetto di supereroi.

Ci sono dunque buon probabilità che non sia un caso il fatto che lo Spider-Man di questa mini-serie esista sostanzialmente in una bolla fuori da quella continuity: l’unico cenno che consente di incastrare questa storia in un momento preciso è la situazione sentimentale di Peter Parker, che nelle prime pagine sta cercando di far funzionare un appuntamento con una ragazza. Peter è single, dunque siamo dopo One More Day, ma tutto il resto è lasciato volutamente in uno sfondo sfuocato e indefinito. Idea saggia, perché Guggenheim ha deciso di mettere mano a un altro nodo piuttosto importante della continuity raganesca, quella familiare di Peter, arricchita circa una decade fa dalla comparsa di una misteriosa sorella (nella bella miniserie Affari di Famiglia che abbiamo recensito qui). Ma abbiamo messo troppa carne al fuoco, ripartiamo dalla trama.

La cover dell’edizione Panini di Spider-man & Wolverine – L’Indice di Janus

Cosa succede in Spider-Man & Wolverine – L’indice Janus

Come anticipato poco fa, la storia si apre col nostro Peter Parker impegnato nel tentativo di fare colpo con una ragazza. Tempo di un paio di vignette e di una battuta sui suoi genitori agenti segreti (indizio su dove andrà a parare la storia) e Wolvie arriva in scena a bordo di un’enorme motocicletta per portarsi via Peter: in ballo c’è qualcosa di più grosso. Qualcuno, infatti, pare aver messo le mani sull’Indice di Janus, mitologico dossier al cui interno sarebbero svelati nomi e ruoli operativi di tutti gli agenti segreti al mondo (vago rimando, per altro, al mito dei Protocolli dei Savi di Sion?). La caccia conduce la coppia di Vendicatori (beh, sì, tecnicamente sia Wolvie che Spidey mantengono questo status) sulle tracce di Omega Red & Kraven, spalleggiati da Mysterio. Al termine dello scontro però Peter riesce a mettere mano al misterioso Indice e all’interno trova un filmato che pare provare un ruolo di Logan nella morte dei suoi genitori. 

Il fatto che la mente di Wolverine sia un coacervo di manipolazioni psichiche, falsi ricordi impiantati e una lunga lista di traumi assortiti non semplifica le cose: Logan non ha memoria di quell’evento e quindi non può fornire spiegazioni il che conduce a un inevitabile scontro fisico tra i due durante il quale Wolverine si trasforma in una versione animalesca di sé. Di colpo però la coppia di eroi si trova teletrasportata altrove, in un luogo che ricorda la Terra Selvaggia, dove sono costretti a una tesa riappacificazione dall’apparizione di Dreadshadow, la misteriosa figura dietro tutta questa storia. Il villain mascherato pare conoscere numerosi dettagli del passato dei due, inclusa la vera identità di Spider-Man, e in qualche modo queste azioni passate sembrano essere la causa delle sue azioni presenti, che hanno portato a un’affollata riunione di diversi nemici di Wolverine e Spider-Man, incluso Dock Ock. La questione, tuttavia, non riguarda solo il terzetto composto da Dreadshadow, Peter e Logan: anche Teresa Parker, la sorella (?) citata qualche paragrafo sopra, è molto interessata a conoscere la vera storia della morte di Richard e Mary Parker. 

Un dettaglio da una doppia splash-page.

Spider-Man & Wolverine in una bolla

La caratteristica più evidente di Spider-Man & Wolverine è quella di svolgersi in una bolla in cui solo la superficie è a contatto con la continuity. I due protagonisti infatti sono due versioni universali di Wolverine e Spider-Man. Il mutante, in particolare, è tratteggiato come il suo archetipo, con un passato complicato e molto sfumato, una componente fortemente animalesca, ma anche una certa dose di burbera saggezza. Il nostro amichevole arrampicamuri di quartiere invece è sicuramente quello del post One More Day, perchè lo vediamo intento in un impacciato tentativo di approccio all’altro sesso nelle prime pagine, ma al di là di ciò non emerge alcun altro riferimento a eventi che possano fungere da àncora temporale. Persino i villain sono presentati come le loro versioni più classiche, come se Kraven non fosse di recente tornato dai morti e Doc Octopus non avesse passato diversi mesi nel corpo di Peter. 

Eppure, nonostante ciò questa più che comprensibile ritrosia a immischiarsi con eventi recenti, per lo più parecchio controversi e divisivi, sfocia in un tuffo senza paracadute in una delle pagine più scottanti della continuity di Spider-Man. Per tantissimo tempo la morte dei genitori di Peter è rimasta un evento fuoriscena, quasi intoccabile al pari della morte dello Zio Ben, mentre l’esistenza di una sorella, Teresa, dopo essere stata introdotta in Affari di famiglia è finita in un limbo in cui pochissimi si sono addentrati. Forse, tenuto conto dello scarso successo dei cicli più recenti della principale testata di Spidey, Amazing Spider-Man, questa miniserie è stata concepita per rivolgersi a chi non è affascinato dagli sviluppi contemporanei, ma è rimasto legato a un’idea di Spider-Man che travalica le storie in corso. Idea affascinante, ma che dimostra anche come la continuity possa spesso essere una zavorra. Quando anche in Marvel arriverà un’etichetta simili alla Black Label di DC Comics, dove sceneggiatori ed artisti di grido possono mettere le mani sui personaggi più importanti in storie slegata dalla continuity, sarà sempre e comunque troppo tardi.

Kraven & Omega Red
Kraven & Omega Red.

Kaare Andrews & la continuity grafica di Spider-Man

La seconda caratteristica più evidente di Spider-Man & Wolverine è quella di esistere principalmente come showcase grafico di Kaare Andrews. Il cartoonist candese è senza dubbio una delle firme più riconoscibili della Marvel attuale, uno dei pochi in grado di influire sulle vendite in un’epoca in cui sono gli sceneggiatori le rockstar del fumetto. Non a caso, l’approccio di Andrews rimanda fortemente ai ‘90, epoca in cui disegnatori come Todd McFarlane, Erik Larse e Jim Lee decidevano con le loro tavole le sorti del mercato, fondando persino una casa editrice, la Image, capace di farsi largo tra le big two. 

Come ricavabile dal sunto iniziale, la sceneggiatura di Guggenheim è spesso fatta di suggestioni, quasi un ritorno al Marvel style di Stan Lee per lasciare spazio alla creatività di Andrews che non se lo fa dire due volte. La posa disarticolata di Spidey nella cover è un manifesto programmatico dell’esagerazione a cui il disegnatore intende sottomettersi. Le citazioni grafiche fioccano, al punto che nel corso dei numeri sembra quasi giocare con l’evoluzione stilistica avuta da Spider-Man tra McFarlane e Larsen proprio nei ‘90. Ma ancora, il ghigno del suo Omega Red è quello di Jim Lee, la scena della crocifissione di Logan rimanda a Marc Silvestri, poi emerge Madureira insieme a tantissime altre influenze/citazioni. Andrews si diverte e capisce attraverso l’energia sprigionata dalle tante splash page, nella frenesia che attraversa la composizione della pagina e infine nella libertà creativa che gli consente di mettere in scena una bella battaglia contro un triceratopo. 

La cover del #4, disegnata comunque da Kaare Andrews, ma con all’interno le matite di Sandoval.

Purtroppo si nota anche qualche problema con le tempistiche, perchè qualche volto in secondo piano avrebbe avuto bisogno di qualche dettaglio in più e nel terzo numero gli sfondi quasi spariscono, al punto che il #4 è disegnato da un disegnatore ospite, il buon Gerardo Sandoval che col suo stile morbido e cartoonesco (ricorda un po’ Ramos) non fa certo rimpiangere il titolare Kaare Andrews. Però un po’ viene da chiedersi perché nemmeno una miniserie come questa, avulsa dall’attualità e dunque non così costretta a un’ostinata e inderogabile puntualità pecchi nel lavoro di coordinamento dietro le quinte al punto da aver bisogno di un supplente dopo solo 3 numeri. 

Per quanto un po’ espressione delle difficoltà che sta attraversando la divisione comics di Marvel negli ultimi tempi, Spider-Man & Wolverine – L’Indice di Janus è un buon fumetto di supereroi in cui il lato grafico si riprende il ruolo di showcase per una storia semplice, ma che fila via d’un fiato, il cui compito pare essere quello di non ostacolare troppo l’esplorazione grafica di Andrews e buttare lì qualche esca ai sommozzatori della continuity. La missione può decisamente dirsi riuscita, col bonus di un colpo di scena abbastanza grosso da fungere da ulteriore motivo per attendere i prossimi numeri della miniserie in cui, se gli indizi lasciati dal finale dovessero concretizzarsi, potremmo vedere Andrews alla prese con sei villain ben noti all’arrampicamuri.



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Claudio Magistrelli

Pessimista di stampo leopardiano, si fa pervadere da incauto ottimismo al momento di acquistare libri, film e videogiochi che non avrà il tempo di leggere, vedere e giocare. Quando l'ottimismo si rivela ben riposto ne scrive su Players.

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