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Advance Wars 1+2: Re-Boot Camp – 20 anni e non sentirli

Illustrazione con i personaggi di Advance Wars 1+2: Re-Boot Camp.

Uno dei principali problemi del videogioco, e meno considerati, è la sua conservazione. Col tempo, un numero sempre più grande di vecchi videogiochi è destinato a sparire per l’obsolescenza dei sistemi per cui erano stati programmati o dei supporti su cui erano archiviati. In questo senso, il recupero e la ripubblicazione di vecchi titoli è ottima notizia per la conservazione del medium, per i publisher che possono pubblicare successi a costi contenuti, ma anche per i giocatori: diversi tra i migliori giochi del 2023 sono edizioni rimasterizzate. A questa lista, in cui appaiono Dead Space, Resident Evil 4 e Metroid Prime, si aggiunge ora a buon titolo Advance Wars 1+2: Re-Boot Camp.

Se negli ultimi anni lo slot di strategico di casa Nintendo è stato stabilmente occupato da Fire Emblem, a inizio millennio questo ruolo era ricoperto da Advance Wars, titolo concepito per sfruttare le caratteristiche del Game Boy Advance, come intuibile già dal nome. Il gioco di parole a quanto pare è una caratteristica di Nintendo che ritroviamo anche in questa nuova edizione 2023 intitolata Re-Boot Camp, richiamo al campo reclute che tuttavia potrebbe far pensare a questo capitolo come una ripartenza della saga.

In realtà siamo di fronte a una riedizione dei primi due capitoli (usciti nel 2000 e 2003) aggiornati dal punto di vista tecnico per non sfigurare su Switch nel 2023. La vecchia grafica 2D è stata tradotta in 3D mantenendone lo stile giocoso e solare: è questione di gusti, qualcuno potrebbe preferire l’originale, ma il lavoro svolto è stato sicuramente di ottimo livello e rispettoso del materiale d’origine. Anche la colonna sonora è stata riarrangiata e suona decisamente bene, contribuendo non poco all’atmosfera che si respira durante le battaglie. Le ulteriori aggiunte riguardano alcuni nuovi filmati animati (sembra che Nintendo ci abbia preso gusto) e una limitata modalità online, attraverso cui è possibile sfidare solo utenti presenti nella propria lista amici. 

Il cuore dell’esperienza però resta l’approccio strategico a turni di Advance Wars, oggi ancora affascinante come 20 anni fa. Punto centrale è l’equilibrio: quantità e qualità del proprio esercito si rivelano ugualmente importanti, mentre l’uso degli Ufficiali può ribaltare l’esito di uno scontro. Questi ultimi sono truppe dotate di un potere speciale (e di un altro super introdotto in Advance Wars 2) i cui effetti influiscono sulla gestione dello scontro. In alcuni le abilità degli Ufficiali si distribuiscono uniformemente su tutte le truppe in un certo raggio, come nel caso del poter di guarigione di Andy, in altri casi tuttavia le cose si fanno complicate con bonus a un certo tipo di truppe compensato da malus ad altre classi. La dose di strategia necessaria insomma è abbondante, ma spesso ci si ritrova a sfoderarla ex post, poiché non è possibile valutare la mappa della prossima missione prima di aver scelto l’Ufficiale. In questo senso, la nuova possibilità di tornare a inizio turno in qualunque momento si rivela piuttosto comoda.  

La curva di difficoltà sale progressivamente e dolcemente, soprattutto nel primo capitolo dove le avversità più complesse da superare si concentrano nella parte finale del gioco, con la prima costruita intorno alla spiegazione pratica delle diverse dinamiche belliche. Le cose però si fanno davvero toste soprattutto nel secondo capitolo, Advance Wars 2: Black Hole Rising, che dà per scontate parecchie delle nozioni approfondite nel primo e parte in quarta introducendo i nuovi e temibili superpoteri degli Ufficiali. Nel complesso le singole missioni possono portare via da qualche minuto a qualche decina, a seconda dell’approccio scelta e nella pulizia nell’esecuzione: un errore di valutazione nelle fasi iniziali può richiedere diversi turni per riportare lo scontro nella direzione voluta. 

Rispetto all’articolazione e alla complessità delle trame di Fire Emblem, suo erede spirituale, le vicende raccontate da Advance Wars 1+2 risultano di sicuro più lineari, ma ugualmente intriganti nella loro semplicità, soprattutto nel secondo capitolo con l’introduzione del misterioso esercito Black Hole. I nuovi brevi filmati introdotti in questi Re-Boot (che reboot non è) si inseriscono perfettamente nelle atmosfere di gioco e vanno a sommarsi a tante piccole aggiunte che rendono questa riedizione Switch davvero interessante. Sono le War Room a garantire infatti un’ulteriore dimensione di longevità ai due giochi: in questa modalità è possibile scegliere un qualunque Ufficiale e rigiocare una qualunque mappa con la IA, variando una lunga lista di parametri. a partire dall’estensione della nebbia che copre la parte non controllata del campo di battaglia. In combinazione con la Design Room, sezione in cui è possibile disegnare e personalizzare le mappe, War Room estende potenzialmente all’infinito il tempo di gioco di Advance Wars 1+2: Re-Boot Camp (benché le due campagne principiali in ogni caso impegnino per circa una cinquantina di ore). 

Anche a quasi vent’annoi di distanza, insomma, Advance Wars 1+2: Re-Boot Camp si rivela un gioco ancora incredibilmente attuale e fresco, per nulla invecchiato e decisamente appetibile sia per chi l’ha giocato all’epoca sia per chi si approccia attraverso questa edizione per la prima volta alla saga o al genere. Inoltre la sua formula si presta quasi perfettamente alla natura ibrida di Switch, con le battaglie che possono essere gestite in modalità mobile nei ritagli di tempo (almeno quelle non troppo complesse). Valutata nel suo complesso, quella di Advance Wars 1+2: Re-Boot Camp è un’operazione perfettamente riuscita, in grado di riporre un coppia di titoli di importanza storica, rendendoli appetibili sia per i nuovi che per i vecchi giocatori, restaurandone le componenti audio e video con cura e rispetto, e infine comprendendo alcune piccole, ma gradite aggiunte che aumentano la profondità di un titolo già notevole sotto questo punto di vista. 

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