I Turbonegro sono uno di quei gruppi che non si dimentica facilmente quando li si incrocia (e a tutti gli ascoltatori di musica dura&pesante capita prima o poi di incrociare la loro strada); tutto colpisce al primo impatto: il monicker, i membri, il loro immaginario e, soprattutto, la musica.

In giro dal 1989, alfieri scandinavi del rock e di quel deathpunk che hanno contribuito a creare, investiti da un successo incredibile all’uscita di Apocalypse Dudes nel ‘98, hanno subìto un paio di battute d’arresto nel corso della loro carriera ma sono sempre tornati più forti che mai, costruendo una discografia a colpi di dischi dalla qualità invidiabile.

Nel 2010 arriva la separazione con lo storico cantante Hank von Helvete e in seguito l’annuncio di aver trovato un degno sostituto in Tony Sylvester, membro fondatore del fan club ufficiale dei nostri in quel di Londra e in forza ai The Duke of Nothing; per dirla con parole sue: “un sogno che si avvera”.

Dopo una serie di date live di rodaggio, tornano ora con questo nuovo album, Sexual Harassment, che se da un lato registra la perdita della vena più punkish che da sempre contraddistingue il loro suono, dall’altro ci regala dieci canzoni di puro e sanguinante rock’n’roll. Il disco, che è stato il mio personalissimo disco dell’estate e probabilmente dell’anno, è un disco che anche se non riesce a bissare l’importanza dei classici della band, come Asscobra o Apocalypse Dudes, piazza comunque una generosa manciata di instant classic.

Difficile l’impresa di citare un pezzo che spicca, mi ritroverei a riscrivere la tracklist e sprecare aggettivi superlativi per ogni canzone; già sceglierne solo tre per metterli nel nuovo volume di audioPLAYER(S) è stata una sofferenza.

Di solito non è facile sostituire un membro chiave come il cantante, eppure i Turbonegro si sono rimboccati le maniche anche questa volta e hanno tirato fuori un disco divertente e diretto. Chapeau.

Artista: Turbonegro
Disco: Sexual Harassment
Etichetta: Universal Music/Volcom Entertainment
Selezionati per voi: Shake your shit Machine, Dude without a Face, Mister Sister

Questa recensione è tratta da Players 17, che potete scaricare gratuitamente dal nostro Archivio.



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Matteo Del Bo

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