Bomberman – Storia di un bombarolo puccioso

Mentre tutti coloro che sono riusciti a mettere le mani su uno Switchstanno presumibilmente consumando retine e polpastrelli sull’ultimo Zelda, che Open/Metacritic alla mano è il miglior videogioco di ogni tempo passato, presente e futuro, il sottoscritto ha iniziato la sua avventura con la nuova console Nintendo con Super Bomberman R, ultima incarnazione di una saga ovviamente meno importante rispetto a quella ambientata a Hyrule, certo, ma non per questo trascurabile.

Mi smarco subito dall’esigenza di dover “recensire” Super Bomberman R: è il solito Bomberman, costa troppo per quel che offre ma giocato online, senza lag e con altri tre giocatori è la solita droga, per cui ora no, domani nemmeno, ma se dopodomani dovesse scendere di prezzo, fateci un pensiero.

Bomberman nasce agli inizi degli anni ’80 e questa potrebbe essere una notizia anche per quelli della mia generazione, che sono soliti associare il brand alla più nipponica delle console, il Pc Engine o, in alternativa, al più inglese dei computer, Amiga. In realtà, Bomberman, che tra le sue varie incarnazioni contra oltre 90 versioni diverse, nasce nel 1983 (col nome di Bakudan Otoko) su MSX per mano dell’illuminato Shinichi Nakamoto. Il gioco viene poi portato in occidente in una versione per Spectrum intitolata Eric And The Floaters. In queste prime, rudimentali versioni, ci sono molti degli elementi che renderanno Bomberman un classico intramontabile (i nemici, il labirinto e, beh, le bombe).

La leggenda racconta che l’autore del gioco ebbe ben 72 ore di tempo per farne una versione per Famicom/NES e paradossalmente, questo titanico sforzo ebbe il merito di far avere agli utenti Nintendo dell’epoca, una versione di Bomberman molto più simile a quella “classica” di quanto non fosse Eric And The Floaters, grazie alle superiori capacità tecnico/grafico/sonore della macchina.

Il Bomberman che tutti conosciamo e abbiamo imparato ad amare arrivò invece qualche anno più tardi, precisamente il 7 dicembre del 1990, quando sugli scaffali dei negozi giapponesi appare uno dei boxart più iconici di sempre. La console su cui gira il gioco è il Pc Engine, che da quel momento ha una nuova killer application (una delle tante…) gentilmente fornita da Hudson, la mitica software house assimilata e uccisa da Konami pochi anni fa. A lei dobbiamo Bomberman, la diffusione del multitap per giocare in 4/5 con la stessa cartuccia sulla stessa console, e almeno una mezza dozzina di titoli fondamentali nella storia dei videogiochi. L’anno successivo gli amighisti ricevettero una decente conversione del gioco chiamata Dynablaster ed il mito ebbe ufficialmente inizio.

Tra le tante versioni di Bomberman realizzate nel corso degli anni ’90 le migliori sono sicuramente Bomberman ’94 per Pc Engine (poi portata su Megadrive col nome di MegaBomberman e capace di supportare fino a 5 giocatori), Super Bomberman 3 per SNES, anch’esso pensato per una fruizione a 5 giocatori, Neo-Bomberman, la versione NEO GEO dell’originale e la più clamorosa di tutte, Saturn Bomberman, che permetteva a DIECI giocatori di sfidarsi e supportava già nel 1996 un collegamento per divertirsi online.

Segnalati i capolavori non possiamo esimerci dal ricordare anche l’atroce Bomberman Act Zero, spesso citato come risposta alla domanda su quali siano i peggiori videogiochi di sempre, una versione pacchiana, tamarra e oscena, pensata ad uso e consumo dei bimbiminkia americani possessori di XBox. Una pagina nera che segnò ai tempi l’inizio del declino del brand.

L’ultimo episodio prima della rinascita su Switch risaliva al 2010, con Bomberman Live: Battlefest per Xbox Live Arcade. Oggi, il ritorno. Certo, i tempi di Hudson e dei multitap sono finiti da un pezzo, ma Bomberman rappresenta, assieme a pochi altri titoli, l’essenza del multiplayer e, proprio in virtù di ciò, è ancora capace di regalare ore e ore di divertimento on e offline. E a pensarci bene, come titolo di lancio per Switch ci sta proprio a pennello…



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