Louis CK è un personaggio interessante. Però io non lo capisco. Mi piace, per carità, non fraintendete. Trovo anzi che a livello di comici americani tolti forse i “soliti grandi” (di cui comunque fa parte) al momento ci sia ben poco di meglio. Resta il fatto che non riesco a inquadrarlo, perché ho visto tutta Louie e mi sono guardato molti degli stand-up che si trovano in rete e non ci riesco. Non che questo sia importante per la maggior parte del tempo, ma quando mi fermo a pensarci trovo difficile conciliare lo stand-up comedian dissacrante, cinico, spesso volgare che appare sul palco dei teatri, con l’attore e autore di prodotti, alle volte così raffinati e malinconici.

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Prodotti come Louie ad esempio, la sua serie più famosa, che riflettendoci, forse prova a dare una risposta al mio dubbio riguardo la natura del suo creatore. Se non avete mai visto Louie sappiate che dovreste rimediare. Non solo perché, tutto sommato, si tratta di una delle sit-com più importanti degli ultimi anni, che riflette sul comico e sul senso del racconto televisivo contrapposto alla rappresentazione teatrale, ma anche perché vi state perdendo un gran bel prodotto. Si tratta di un opera parzialmente autobiografica di Louis CK come al solito one-man-band(dato che appare nei ruoli di, sceneggiatore, regista, attore principale e montatore), raccontante la vita di un comico quarantenne, divorziato, che divide la sua vita tra il palco e il ruolo di padre per due figlie piccole. Ma la sensazione è che dovreste quanto meno dare un occhiata anche a Horace and Pete, la sua nuova serie(web series stavolta) che per quanto sicuramente meno autobiografica, e’forse ancora piu’personale dei lavori precedenti.

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Lo show narra le vicende di due fratelli gli Horace e Pete del titolo per l’appunto, interpretati rispettivamente da Louis CK e da Steve Buscemi, padroni e gestori di un secolare bar di New York. Basta. Tutto qui. Certo, ci sono alcuni personaggi di contorno(su tutti uno straordinario Alan Alda), avvengono alcuni fatti, ma alla fine della fiera si tratta sempre di questo. Uomini in un bar, che discutono di cio’che succede alle loro vite. Non ci sono colpi di scena spettacolari, ne si ride molto, al contrario di quello che ci si potrebbe aspettare, eppure è tutto incredibilmente piacevole. A differenza di Louie, che comunque era gia un prodotto ibrido tra dramma e sit-com, Horace and Pete non e’molto votato alla comedy, raramente si ride di gusto durante la sua visione, spesso si sorride piuttosto, non mancano i momenti divertenti, ma sono sempre velati da un sottile strato di malinconia. Il pensiero di come siano effettivamente le vite dei personaggi, al di la delle battute non abbandona mai veramente lo spettatore.

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La serie in ogni caso e’ nel pieno stile del suo autore(e produttore, regista e distributore), si ritrovano molti dei temi cari a Louis CK, i legami padre-figli, le situazioni che cambiano piu’velocemenete delle persone, il complicato rapporto con la tecnologia e cosi’via. Allo stesso tempo pero’rappresenta un’evoluzione ulteriore rispetto ai lavori precedenti. Come detto non c’è una produzione esterna di mezzo, ma tutto viene “fatto in casa” da CK e questo gli consente di sbizzarrirsi, con tutto ciò che ne consegue. Dal un punto di vista produttivo, la serie viene distribuita con un metodo innovativo, direttamente dal sito personale del comico americano, con cadenza piu’o meno settimanale e il pagamento avviene sul singolo episodio (si oscilla intorno ai 3$ a volta).
Il budget non è faraonico e in alcuni momenti questo si nota forse più di quanto sarebbe auspicabile, tuttavia non mancano i momenti notevoli anche da un punto di vista visivo. L’impostazione è sicuramente quella(voluta) dello spettacolo teatrale, persino i due set principali, sempre ripresi con inquadrature larghe e fisse per la maggior parte del tempo, ricordano molto il palco allestito di un teatro.

La cosa forse più interessante in assoluto della serie ad ogni modo, al di là dei comunque eccellenti personaggi e dialoghi, è il fatto di essere scritta e girata un episodio dopo l’altro, di settimana in settimana e di essere perfettamente calata nel presente. Non è quindi strano sentir parlare del risultato dell’ultimo Super Bowl maturato solo pochi giorni prima che la puntata uscisse, oppure dell’attualità politica americana in piena compagna elettorale. Si transita in questo modo continuamente, nel giro di secondi, da fatti pubblici noti a tutti, personaggi e spettatori, a questioni molto intime legate alle vicende narrate e ai problemi dei personaggi.
Certo, perché funzioni occorre anche che il pubblico sia preparato a certe cose e che colga per lo meno una parte dei riferimenti che vengono fatti. Per questo e per altri motivi(non sempre le puntate sono omogenee e il ritmo non è sempre il massimo), Horace and Pete non è una serie per tutti, anzi, è una serie fatta da Louis CK per il suo pubblico e probabilmente per nessun altro, ma se siete tra quelli a cui piace, tutto sommato va bene così. Uomini in un bar che discutono dei fatti propri, godiamoceli!



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