Nell’universo Ultimate, Capitan America è il nuovo presidente degli Stati Uniti per acclamazione popolare. Prendetevi il vostro tempo per digerire quanto appena letto, poi proseguiamo. Ci siamo? Bene, dicevo, Cap è stato eletto presidente degli USA, e tutto ciò avveiene in Ultimate Comics: The Ultimates #15. L’idea di per sé è una di quelle per cui vale la pena tenere in piedi l’intero universo Ultimate (insieme allo Spider-man di Bendis, ma ne parliamo tra poco) e usarlo come bacino sperimentale per storyline troppo azzardate per il canonico 616 [sigla dell’universo Marvel classico, per i non-nerd. NdR]. Perciò, potenzialmente, lo spunto narrativo è di quelli da cascare dalla sedia. Peccato che la sua realizzazione sia piuttosto scialba. Intanto, le elezioni si rendono necessarie a causa di una sorta di guerra civile che sta squarciando letteralmente a pezzi gli USA e trattandosi di una situazione di emergenza si svolgono attraverso il meccanismo del voto libero: qualunque cittadino americano è potenzialmente eleggibile come presidente. Cap, che non si era candidato, finisce in testa alle preferenze grazie alle TV che mostrano il suo intervento in difesa di un campo di rifugiati. Al di là delle modalità piuttosto risibili con cui Cap viene scelto dal popolo, manca il pathos che una svolta narrativa simile dovrebbe portare con se, e non si capisce perché le varie fazioni che si stanno dividendo il paese non ostacolino il voto, come regolamentate avviene in situazioni come questa. La scelta di Humphries di far correre la storia su due binari paralleli, da un lato l’entrata in azione di Cap e dall’altro il racconto delle elezioni da parte dei media, rende la conclusione dell’albo fin troppo intuibile, a prescindere dai comunicati stampa con cui la Marvel ha voluto diffondere la notizia su tutti i mezzi di comunicazione del globo. Considerando però che lo scrittore si è ritrovato alle redini della serie giusto in tempo per l’ennesimo crossover è difficile stabilire quanto colpa sia da attribuire a lui e quanto invece pesi lo zampino dell’editor. Le matite di Tan invece non hanno nessuna scusante, inespressive e poco ispirate. Un albo a suo modo storico meritava ben altro trattamento.


Parlando invece dell’arrampicamuri Ultimate di Bendis, si è conclusa questa settimana con il #5 la miniserie Spider-men, ovvero l’incontro tra l’Uomo Ragno classico e la sua versione Ultimate. Trattandosi del numero finale il suo svolgimento è abbastanza scontato per ogni lettore di fumetti: botte al cattivo e risoluzione positiva della vicenda. Bendis però riesce a sfornare – come d’abitudine, va ammesso – degli ottimi dialoghi, con un paio di scambi eccezionali tra Peter, il Tony Stark Ultimate e il giovane Miles Morales che veste la scomoda calzamaglia di Spider-man nell’universo alternativo per eccellenza di casa Marvel. Questa miniserie ha dato il suo meglio nei due numeri passati, con l’incontro tra il Peter classico e le versioni Ultimate di Gwen Stacy e zia May, ma si vede che Bendis si diverte un sacco a scrivere il ragno. Ora, con l’annuncio che Amazing Spider-man chiuderà con il #700, dopo l’ennesimo evento che rivoluzionerà per sempre la vita dall’amichevole tessiragnatele di quartiere, il finale di questa storia lascia una porta aperta alla flebile speranza che nel quadro del rinnovamento portato da MarvelNOW! [non perdete Players #18 per saperne di più] una testata ragnesca possa finire nelle mani di un Bendis, il quale da parte sua ha dimostrato di avere il personaggio abbondantemente nelle sue corde.

Prosegue intanto lo Zero Month targato DC Comics. Il pezzo forte della settimana è Justice League #0 con la tanto chiacchierata narrazione delle origini di Shazam nel nuovo DC Universe. Ancora una volta c’è da registrare qualche problema in questa iniziativa della DC Comics. Geoff Johns ci racconta come il potere di Shazam si stato affidato per necessità a Billy, un ragazzino scapestrato che per quanto possa celare delle potenzialità si ritrova ad essere più uno un giovane teppista che che un volenteroso bravo ragazzo, come la logica del buon supereroe vorrebbe. Lo stravolgimento dell’assioma che lega insieme un grande potere e grandi responsabilità è ovviamente uno spunto divertente, ma per afferrare appieno il senso dell’albo probabilmente bisognerebbe aver ben presente l’atteggiamento tenuto da Billy negli altri numeri della Justice League usciti nel corso dell’anno. La storia comunque funziona anche da sola ed è abbastanza esauriente da incuriosire il lettore occasionale, che tuttavia non pare essere il target di riferimento come la logica dell’iniziativa dovrebbe imporre.

Chiudiamo questa settimana con Womanthology Space edito dalla IDW. Come il titolo lascia intendere, una raccolta scritta e disegnata da donne a tema spaziale. Come si diceva qualche settimana fa in occasione della recensione del primo numero della nuova Captain Marvel, nutro parecchi perplessità verso iniziative del genere. Credo, e voglio sperare, che alle ragazze piaccia il buon fumetto quando ben scritto e ben disegnato, al di là del sesso di chi ha impugnato penna e matita. Pensare che le donne debbano necessariamente apprezzare una storia solo perché è stata ideata da donne mi pare un’idea più sessista della mentalità che vorrebbe contrastare. E non saranno certo storie di qualità così bassa che si ad attirare nuove lettrici verso il medium.



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Claudio Magistrelli

Pessimista di stampo leopardiano, si fa pervadere da incauto ottimismo al momento di acquistare libri, film e videogiochi che non avrà il tempo di leggere, vedere e giocare. Quando l'ottimismo si rivela ben riposto ne scrive su Players.

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1 Comment

  1. Spero che l’idea di Womanthology non sia venuta ad una femminista perchè allora non ha capito un cazzo della sua stessa visione del mondo.

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