Dopo qualche mese di silenzio torno con un sunto dei dischi estremi del 2013 che in un modo o nell’altro sarebbe il caso di recuperare che tanto Spotify oramai è gratis e senza limiti di ascolto e un giro non si nega a nessuno, giusto?
Giusto! Quindi prima agevoliamo la playlist, inforcate le cuffie, premete play e proseguite nella lettura

AnciientsHeart of Oak (Canada)

Mastodon + Opeth. So che puo’ sembrare poco lusinghiero e sbrigativo descrivere una band come la somma di altre due realtà affermate e apprezzate ma questo è uno di quei rari casi in cui, seppur non inventando niente, il risultato della somma crea qualcosa di più del semplice risultato matematico. Prendete il modo di suonare moderni e classici allo stesso tempo dei Mastodon (per chi scrive una delle band più importanti del ultimo decennio) e pensate ai chiaroscuri che hanno contraddistinto (e portato al successo) gli Opeth di Blackwater Park, aggiungeteci qualche rallentamento ossessivamente doom e un mood leggermente stoner ed ecco qua servito il discone. Per quanto mi riguarda una delle sorprese (tardive, lo sto ascoltando da una settimana in loop) dell’anno appena passato.

AgrimoniaRites of Separation (Svezia)

Chi mi conosce sa che ho un debole per i dischi polpettone ovvero quei dischi dove un sacco di influenze convergono in un miasma sonoro cupo e pesante da digerire, ebbene il ritorno degli Agrimonia è proprio uno di questi. Pensate a un disco fondamentalmente (post)hardcore che si sposa con il crust e lo sludge, pronto ad annichilirvi senza tralasciare quel gusto melodico che solo gli svedesi hanno nel sangue (non a caso troviamo Martin Larsson degli At the Gates in formazione).
Da elogiare assolutamente la prova di Christina al microfono, quasi un Tompa più fangoso e incazzato al femminile.

Ephel DuathHemmed by Light, Shaped by Darkness (Italia)

Ritorno attesissimo dal sottoscritto per la band di Davide Tiso che dopo l’ennesimo cambio di formazione troviamo coadiuvato alla voce dalla moglie Karyn Crisis (ex-Crisis, chiaramente).
Il primo ascolto è stato abbastanza straniante, sentire un disco che suonava come un disco degli Ephel Duath (sfido chiunque a non riconoscere le trame delle chitarre, Ephel Duath al 101%) ma con la voce inconfondibile di Karyn sopra ha creato una leggera dissonanza, slegando in qualche modo voce e musica. Niente di troppo drammatico comunque, ascoltato un paio di volte il puzzle si ricompone e ne esce un bel disegno, il disco è intricato il giusto (come ci si aspetta da Tiso) con ritmiche sghembe e composizioni opprimenti e apocalittiche. Post apocalyptic prog metal? Forse, l’importante è lasciarsi trasportare e non fermarsi al primo giro.

Altar of PlaguesTeethed Glory and Injury (Irlanda)

Il canto del cigno degli Altar of Plagues, l’inaspettato canto del cigno a dirla tutta. Sì perché dopo Mammal non te lo aspetti un disco che rivoluziona il suono in questa maniera, che abbandona le lunghe composizioni da 15 minuti in cui confluivano il black metal e momenti più dilatati al limite dell’ambient e del post rock in favore di un disco più asciutto e asettico, noise e robotico al limite del drone in alcune parti. Chi già conosce la band non farà comunque fatica a trovare dei rimandi ai dischi passati anche se il salto evolutivo da Mammal è enorme, così come lo spessore artistico dei nostri che purtroppo hanno annunciato lo scioglimento dopo l’uscita del disco.

Inter ArmaSky Burial (America)

Dicevamo, presente i polpettoni? Questa e’ la seconda portata, Sky Burial è un mattone che ti sorprende con il suo ripieno di morbidezza fatto di momenti dilatati e rarefatti. Ho letto un paragone con i Pink Floyd se i Pink Floyd facessero uno sludge imbastardito con il black metal e suonassero in preda ai deliri della droga (oddio, questo probabilmente è successo) e non posso che concordare.

DeafheavenSunbather (America)

Che questi siano gli anni del black metal un po’ femminiello non è un mistero, c’è stata l’ondata del black’n’roll e ora è il momento del blackgaze (black + shoegaze) e un disco come Sunbather dei Deafheaven è anche il candidato principe per diventare l’emblema di un sottogenere intero. Rasoiate da una parte, carezzevoli chitarre sognati dall’altra e se non pensate che questo matrimonio possa funzionare questo è il disco che vi farà cambiare idea. A margine, per dovere di cronaca vi dico Road to Judas (il disco precedente nonchè debut della band) non mi era piaciuto per niente, ma qui é proprio un’altra storia.

HierophantGreat Mother: Holy Monster (Italia)

Altra roba bella che esce dall’Italia che se non vi dicessi che sono italiani li prendereste per americani (e occhio perchè ci stanno degli Hierophant oltre oceano, non andate a pescare quelli che fanno funeral doom o i canadesi che fanno grind). Pestano fortissimo con quel hc imbastardito di black e sludge, simili ai connazionali the Secret ma con meno urgenza anche se dalle prime battute del disco non si direbbe… dategli il tempo di decantare, fidatevi.

SepulturaThe Mediator Between Head and Hands Must Be the Heart (Brasile)

Un disco dei Sepultura? Nel 2013? Sento già il coro di proteste levarsi “I Sepultura sono morti blablablablabla”… che poi per carità, di una certa mentalità post Max sono ben succube pure io e infatti ce ne ho messo per avvicinarmi al disco, guardato prima con sospetto e poi con ammirazione. Pensate ai primi Sepultura, pensate che il buon Green fa il suo lavoro egregiamente, ascoltate il nuovo e semi-sconosciuto batterista picchiare come un fabbro indemoniato e sono sicuro che il disco ci metterà pochissimo a conquistarvi, il difficile è vincere il pregiudizio e il resto è solo del vecchio e sano thrash.

Power TripManifest Decimation (America)

Aproposito di vecchio e sano thrash, presente quel bel periodo in cui punk (hc), (thrash) metal e skate erano le parole d’ordine dei giovani di belle speranze? Questo è un disco che sembra uscito esattamente in quel periodo. Tupa-tupa, riff che ti screpolano le orecchie, controvoci che ti gasano e una voce che mi ha ricordato in alcuni frangenti quella di John Tardy (Obituary, ma che ve lo dico a fare?) per un disco che vi farà venir voglia di cercare lo skate in garage.

IntronautHabitual Levitations (Instilling Words With Tones) (America)

Per l’ultimo disco torniamo un attimo su qualcosa di più ricercato e che forse di estremo ha poco in senso lato ma l’ultimo disco degli Intronaut andava segnalato, diretta evoluzione di quel Valley of Smoke che ha segnato una svolta nettamente più progressiva senza colpire nel segno questo è finalmente un disco che fa venire voglia di essere ascoltato, il salto in avanti a livello di composizione è evidentissimo e finalmente tutto funziona come dovrebbe senza nemmeno uno sbadiglio. L’unico disco della lista che consiglierei a chi non digerisce il growl.

Bonus Stage: Isle of Bxnes (iOS, Android)

Non è un disco ma un gioco dove il protagonista è un cavernicolo che smembra a clavate i nemici non potevo non citarlo. Fatta pace con i controlli on screen vi aspetta un divertente action-gdr con permadeath e livelli generati random, se avete un debole per la pixel art dateci un occhio.

Per la foto di copertina: Ghost in the graveyard on Flickriver



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Matteo Del Bo

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    Finalmente rieccoti, anche se a dir la verità mi aspettavo la presenza degli ottimi e sfigatissimi Nero di marte.